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Zona euro sotto attacco: dopo i titoli di Stato, gli investitori scaricano la moneta unica. Ecco perché la Francia preoccupa più della Spagna

Gli investitori vedono problematico il raggiungimento degli obiettivi di riforma indicati da Mario Draghi, mentre si avvicinano elezioni difficili. Ecco perché Parigi preoccupa di più e Madrid meno

Zona euro sotto attacco: dopo i titoli di Stato, gli investitori scaricano la moneta unica. Ecco perché la Francia preoccupa più della Spagna

Gli investitori dopo aver messo in vendita i titoli di stato, ora proseguono nel dimostrare la loro preoccuazione per alcuni paesi della zona euro, vendendo anche la moneta unica che ha subìto uno scivolone nelle scorse ore fino a un minimo di 17 mesi. Sotto i riflettori è soprattutto la situazione fiscale in Francia, molto meno quella politica in Spagna. La Bce intanto vigila in quanto dispone di strumenti per impedire che i rendimenti obbligazionari aumentino in modo incontrollato e disordinato, ma gli analisti ritengono improbabile chedebba ricorrere a tali strumenti per la Francia, almeno per ora. Intanto gli investitori sanno bene che il tempo stringe per la realizzazione dei piani di riforma indicati da Mario Draghi.

Moneta e titoli di Stato, specchio della fiducia degli investitori

Sia i titoli di stato, sia la valuta, lo specchio della fiducia degli investitori, sono sotto pressione da settimane a causa soprattutto dei problemi fiscali in Francia. Ma nelle ultime ore la moneta unica è stata al centro delle vendite dopo la notizia delle elezioni anticipate in Spagna poiché il governo di Sanchez non ha superato la prova riguardo i decreti sulla casa e ha indetto elezioni anticipate.

La moneta unica, che il mese scorso ha perso circa il 2,5% contro il dollaro, durante la notte è sceso dello 0,8% a 1,1160 dollari, per poi recuperare terreno e attestarsi a 1,1208 dollari. L’euro ha perso anche contro la sterlina stamane, per il sesto giorno consecutivo, il calo più marcato da metà luglio, mentre il governo si sta impegnando a mantenere una disciplina fiscale e un approccio più costruttivo nei confronti dell’Unione Europea.

L’indebolimento dell’euro potrebbe aggravare i problemi di bilancio dei governi, rendendo più costosi i beni e l’energia importati. Ma soprattutto si teme un effetto contagio, ovvero la tendenza degli investitori a vendere altri asset per coprire le perdite subite altrove, aggravando ulteriormente la situazione al ribasso.

Il tempo stringe per realizzare le riforme di Mario Draghi

Intanto gli investitori si stanno rendendo conto che il tempo stringe per l’Unione europea per realizzare le riforme economiche delineate dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi, due anni fa. Se il blocco fallisce, rischia un declino comparativo a lungo termine, diventando un attore marginale sulla scena mondiale.

Il blocco ha fissato la fine del 2027 come termine ultimo per la realizzazione degli elementi chiave del piano di Draghi, che includono un mercato unico completo con mercati dei capitali e unioni energetiche, un maggiore ricorso al prestito comune e minori requisiti per il sostegno unanime degli Stati membri per le riforme più importanti. A luglio, l’Unione europea aveva raggiunto solo il 15,7% degli obiettivi prefissati delle proposte di Draghi nella loro interezza, con circa un ulteriore 40% affrontato solo parzialmente, secondo l’European Policy Innovation Council. Se si guarda alle misure più radicali, e quindi più importanti, come i mercati unici dei capitali e dell’energia, il quadro è anche peggiore. Secondo il think tank francese Institut Montaigne, l’Ueè riuscita a legiferare solo sul 3% di queste misure.

Le elezioni all’orizzonte non tranquillizzano

La Commissione europea può approvare le riforme solo con l’accordo di tutti gli Stati membri, un compito arduo mentre all’orizzonte ci sono nuove elelzioni. La Francia è sotto i riflettori in vista delle elezioni di aprile. La Spagna ha anticipato le elezioni, mentre le elezioni in Italia e Polonia si terranno più avanti nel 2027. L’Ue si sta già affrettando a mettere a terra il prossimo bilancio a lungo termine del blocco, che copre il periodo 2028-2034, prima delle elezioni francesi, per timore che possano portare alla formazione di un governo di estrema destra guidato da Marine Le Pen. Sebbene il Rassemblement National di Le Pen abbia abbandonato l’ambizione di lasciare l’Ue, ha comunque detto che vuole limitare il contributo della Francia al bilancio del blocco e di rinunciare a parti fondamentali della politica energetica, reintroducendo al contempo i controlli alle frontiere.

Dalla Francia i maggiori grattacapi

Stamane il mercato obbligazionario ha aperto lanciando un segnale inequivocabile: il premio richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni francesi a 10 anni rispetto al più sicuro titolo tedesco è tornato a salire oltre i 150 punti base, il massimo dal 2012, per poi retrcedere a 146 punti base. La rapidità dell’aumento ha colto di sorpresa i mercati. Il premio di rischio francese non cresceva così velocemente in una settimana dal 2011, quando infuriava la crisi del debito.

La Banca centrale europea si trova nuovamente a dover rispondere a domande sulla possibilità di intervenire per sostenere il mercato obbligazionario francese. Il suo strumento di protezione (TPI) le consente di acquistare un numero illimitato di obbligazioni da qualsiasi paese dell’eurozona che stia subendo un inasprimento “ingiustificato e disordinato” delle proprie condizioni di finanziamento. Ma gli analisti ritengono che la situazione francese, al momento, non rientri in tale casistica.

Al centro, ci sono le crescenti preoccupazioni per deficit e debito persistentemente elevati a Parigi, tra i più alti dell’eurozona in percentuale del Pil. Il governo francese ha proposto una manovra di bilancio da 54 miliardi di euro per il 2027, in un contesto di proteste nelle scuole di tutto il paese per la mancanza di risorse. La borsa di Parigi, che oggi è in calo dell’1%, ha perso quasi il 4% quest’anno, rimanendo indietro rispetto ai mercati europei più ampi, con lo Stoxx 600 cresciuto di circa il 6%. La crescita economica sta rallentando: la Banca di Francia prevede un’espansione di appena lo 0,4% quest’anno , in calo rispetto allo 0,9% del 2025. Le banche francesi hanno incontrato difficoltà in questo contesto. Le azioni di Credit Agricole hanno perso quest’anno il 3,8% e Société Générale quasi il 4%. Invece le azioni di Bnp Paribas sono salite del 13,3% nel 2026, ma sono ben al di sotto dei massimi dell’anno. In confronto, l’indice bancario europeo dello Stoxx 600 è invece in rialzo del 14% nel 2026.

Secondo i dati del London Stock Exchange (Lseg) il costo dell’assicurazione del debito sovrano francese contro un aumento del rischio di insolvenza (rappresentato dai credit default swap, ovvero i Cds) ha continuato a salire vertiginosamente. Certamente, con l’aumento dei rendimenti obbligazionari ovunque, i credit default swap sono cresciuti per la maggior parte dei paesi sovrani, ma la velocità con cui sono aumentati per la Francia è di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro paese.
I Cds francesi a 5 anni si attestano intorno agli 87 punti base, il livello più alto dall’inizio del 2013: ciò significa che il costo annuo per assicurare ogni 100 dollari investiti in obbligazioni francesi è di 87 centesimi. Si tratta di un valore ancora inferiore ai massimi storici di quasi 200 punti base raggiunti nel 2012, ma quasi il triplo rispetto a un mese fa. Solo negli ultimi tre mesi, i Cds francesi sono aumentati di 60 punti base, rispetto ai 50 punti base dell’Italia e alle variazioni minime registrate dai Cds tedeschi, statunitensi e britannici.

Il debito pubblico in Italia ha registrato performance migliori rispetto a quello francese già da diversi anni, grazie agli sforzi compiuti dal governo di Roma per risanare le finanze del Paese. Ma, dato l’ampio deficit italiano, anche le obbligazioni e i Cds italiani hanno subito un duro colpo: gli investitori ora chiedono un tasso di interesse superiore di 120 punti base per acquistare titoli di stato italiani a 10 anni, rispetto alla Germania, mentre si limitavano a soli 73 punti base a fine giugno. Gli analisti di Ubs hanno affermato di prevedere un aumento dello spread fino a 150 punti base. Anche il Belgio, generalmente considerato a basso rischio, ha visto il suo premio di rischio quasi raddoppiare nella seconda metà dell’anno, raggiungendo i 90 punti base.

Spagna: Borsa e spread ancora sotto controllo

Anche la Spagna non è messa bene dal lato politico, ma i mercati sembrano non volersi abbattere sui suoi asset. Stamane il premier spagnolo, dopo la bocciatura dei decreti sulla casa, ha rotto gli indugi e ha anticipato le elezioni al 29 novembre. Sánchez rivendica il bilancio del governo, chiede una maggioranza più ampia per completare le riforme e attacca il Partito Popolare. Gli asset spagnoli sono rimasti sulle loro posizioni.

Da tempo si è assistito a un ribaltamento strutturale dei fondamentali macroeconomici e politici all’interno dell’Eurozona. Storicamente la Francia faceva parte del “core” europeo (considerato sicuro al pari della Germania), mentre la Spagna era relegata alla “periferia” vulnerabile. Ora la situazione si è invertita: la Spagna mostra una crescita robusta e finanze pubbliche sotto controllo. Di conseguenza, gli investitori non considerano più il rischio-paese in modo standardizzato, ma premiano la solidità di Madrid, portando i rendimenti spagnoli a essere sensibilmente più bassi di quelli francesi: lo spread Bonos/bund è stabile sui 65 punti base, ben al di sotto di quello francese e anche di quello italiano. .

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