Condividi

Banner FIRSTonline

Stellantis, Byd guarda a Brampton. Mirafiori si ferma tre giorni

Il gruppo cinese valuta la fabbrica Stellantis di Brampton, fermata dai dazi Usa. A Mirafiori stop di tre giorni per ordini di auto ibride oltre le attese

Stellantis, Byd guarda a Brampton. Mirafiori si ferma tre giorni

Sul destino dello stabilimento Stellantis di Brampton si affacciano ora i cinesi. Mentre il gruppo proprietario cerca una soluzione per la fabbrica canadese, ferma dalla fine del 2023, Byd avrebbe chiesto informazioni sulla possibilità di rilevare il sito o utilizzarlo per produrre autobus. A rivelarlo è stato Patrick Brown, sindaco della città dell’Ontario, secondo il quale i primi contatti con il colosso di Shenzhen risalirebbero a circa sei mesi fa.

La vicenda rischia di trasformare l’impianto alle porte di Toronto in uno dei simboli della frattura commerciale tra Canada e Stati Uniti. Stellantis aveva avviato la riconversione della fabbrica per assegnarle la produzione della Jeep Compass, ma il progetto è stato sospeso dopo l’introduzione dei dazi statunitensi sulle automobili importate. La mancanza di un nuovo modello ha così lasciato nell’incertezza migliaia di lavoratori, aprendo la strada all’interesse di Byd e di altri possibili investitori.

Byd valuta la produzione di autobus a Brampton

Il primo progetto emerso riguarda la possibile produzione di autobus. Byd avrebbe chiesto informazioni sulla fabbrica e sulle condizioni necessarie per insediarsi a Brampton, senza però presentare finora un’offerta formale. Il gruppo di Shenzhen conosce già il mercato canadese, avendo assemblato autobus elettrici in un altro stabilimento dell’area di Toronto, ma attualmente non produce automobili o veicoli commerciali in Canada e negli Stati Uniti.

Il dossier potrebbe interessare anche Leapmotor International, la joint venture tra Stellantis e il costruttore cinese Zhejiang Leapmotor Technology. Il sindaco Brown ha confermato di aver ricevuto una manifestazione di interesse anche dalla società, mentre già ad aprile erano emersi contatti con Stellantis per valutare la produzione di veicoli elettrici in Canada. Brampton potrebbe quindi diventare una delle opzioni considerate per portare l’assemblaggio di modelli cinesi nel Nord America e ridurre almeno in parte l’impatto delle barriere commerciali. Al sito avrebbe guardato anche una casa automobilistica italiana, la cui identità non è stata resa nota.

I dazi americani spengono il progetto Jeep Compass

La situazione di Brampton è legata direttamente alla crescente tensione commerciale tra Washington e Ottawa. Il presidente statunitense Donald Trump ha imposto dazi del 25% sulle automobili e sui camion stranieri. Per i veicoli prodotti in Canada, l’aliquota viene ridotta in funzione della percentuale di componenti realizzati negli Stati Uniti, ma l’intero modello industriale canadese resta sotto pressione.

La maggior parte dei veicoli assemblati nel Paese viene infatti esportata verso il mercato statunitense. Per uno stabilimento come quello di Brampton, rimasto senza produzione e senza un modello assegnato, l’incertezza sui dazi rende difficile costruire un piano economicamente sostenibile. La prospettiva è diventata ancora più preoccupante dopo che Trump ha minacciato di portare le tariffe al 50% dal 1° gennaio e di applicare nuovi dazi anche ai componenti automobilistici provenienti dal Canada.

Secondo Brown, Stellantis sarebbe stata molto chiara. “Finché ci saranno dazi sulle auto, non esiste una ragione economica per mantenere posti di lavoro automobilistici in Canada”, avrebbe spiegato il gruppo al sindaco. Una valutazione che, sempre secondo Brown, non cambierebbe in modo sostanziale con un’aliquota dell’8%, del 50% o del 100%. Senza un accordo commerciale tra Canada e Stati Uniti, le possibilità che Stellantis torni a produrre a Brampton appaiono quindi limitate. Il sindaco ha ammesso di avere una previsione “piuttosto fosca” sulla riapertura della fabbrica nelle condizioni attuali.

Il Canada apre alla Cina, ma sul sito si muove anche la difesa

L’interesse di Byd e Leapmotor si inserisce nel tentativo del governo canadese di ridurre la dipendenza industriale dagli Stati Uniti. A gennaio il primo ministro Mark Carney ha raggiunto un accordo per abbassare i dazi sui veicoli elettrici cinesi, presentando la decisione come una risposta alle misure americane che stanno colpendo il settore automobilistico nazionale. L’obiettivo è attirare “nuovi investimenti cinesi in joint venture in Canada” e “creare nuove opportunità di lavoro nel settore automobilistico per i lavoratori canadesi”. Brampton, con impianti già disponibili e una forza lavoro specializzata, potrebbe diventare uno dei principali banchi di prova di questa strategia.

Prima della sospensione della produzione, nella fabbrica lavoravano circa 3 mila persone. Brown ha chiesto che qualsiasi nuovo investitore coinvolga Unifor e garantisca il riassorbimento di almeno una parte degli addetti. “Se gli Stati Uniti assumono una posizione che non ci permette più di essere loro partner nel settore automobilistico, si apre un mondo di possibilità”, ha sostenuto il sindaco, ricordando che diverse aziende internazionali sono interessate alle competenze dei lavoratori canadesi.

Il futuro dello stabilimento potrebbe però non passare necessariamente dall’automobile tradizionale. Anche le aziende canadesi Roshel e Dominion Dynamics avrebbero chiesto informazioni sulla struttura. La prima starebbe valutando la produzione di veicoli blindati leggeri, mentre la seconda sarebbe interessata a utilizzare il sito per costruire droni. L’eventuale riconversione consentirebbe di sfruttare almeno parte delle attrezzature e delle competenze presenti a Brampton, evitando che una fabbrica attiva da circa quarant’anni venga definitivamente abbandonata. Resta però da capire se uno dei soggetti interessati presenterà un progetto industriale capace di garantire volumi adeguati e un numero significativo di posti di lavoro.

Mirafiori si ferma per tre giorni, mancano componenti dei motori

Mentre in Canada resta aperta la partita sul futuro di Brampton, Stellantis deve affrontare un nuovo stop produttivo anche in Italia. Le carrozzerie di Mirafiori resteranno ferme il 2, 3 e 4 settembre a causa della mancanza di componenti legati ai motori.

La sospensione, comunicata dall’azienda ai delegati dello stabilimento, non sarebbe però provocata da un calo della domanda. Al contrario, gli ordini di vetture ibride stanno superando le capacità produttive della filiera. Stellantis ha spiegato che “c’è una richiesta di ordini di vetture ibride maggiore rispetto alla produzione”, con una conseguente insufficienza dei componenti disponibili. Il problema riguarda in particolare lo stabilimento Teksid di Carmagnola, dove viene realizzata una parte dei motori. L’impianto è attualmente organizzato su volumi non sufficienti a soddisfare l’aumento della richiesta proveniente dalle linee di assemblaggio. Stellantis sta quindi lavorando “per adeguare i livelli produttivi dei motori alla richiesta”.

Commenta