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Eminem: i brani al centro della causa copyright da 109 milioni contro Meta. Ecco cosa sta succedendo

Meta è al centro di una causa da 109 milioni per presunta violazione del copyright su 243 brani del catalogo di Eminem, intentata dalla società editoriale Eight Mile Style. Il giudice respinge l’archiviazione e il processo prosegue

Eminem: i brani al centro della causa copyright da 109 milioni contro Meta. Ecco cosa sta succedendo

Nuovo sviluppo nella causa per violazione del copyright contro Meta legata all’utilizzo di musica sulle piattaforme Facebook, Instagram e WhatsApp. Un giudice federale negli Stati Uniti ha respinto la richiesta di archiviazione del gruppo, permettendo così al procedimento per copyright musicale su Meta di proseguire. Al centro del caso ci sono brani collegati al catalogo di Eminem, ma è importante chiarire che l’artista non è coinvolto direttamente: la causa è infatti avviata dalla società editoriale Eight Mile Style.

La vicenda si inserisce nel più ampio tema del copyright musicale sui social media, sempre più rilevante con la crescita di reel, video brevi e contenuti generati dagli utenti, che aumentano l’uso di brani musicali e le controversie sulle licenze digitali.

Brani di Eminem sui social: Meta sotto processo, cosa è successo

La vicenda nasce nel maggio 2025, quando Eight Mile Style ha presentato una denuncia presso un tribunale federale negli Stati Uniti. Secondo l’editore, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg avrebbe continuato a utilizzare il repertorio musicale anche dopo il fallimento delle trattative per ottenere le necessarie licenze.

Secondo l’accusa, Meta avrebbe inserito senza autorizzazione 243 brani protetti da copyright nelle librerie musicali delle sue piattaforme social, rendendoli disponibili per contenuti pubblicati su Facebook, Instagram e WhatsApp. In pratica, si tratta di una presunta violazione del copyright musicale su larga scala, che secondo gli editori avrebbe generato un danno economico importante. Da qui la richiesta di risarcimento: 109,4 milioni di dollari, cifra calcolata in base al massimo previsto dalla legge, pari a circa 150mila dollari per ogni presunta violazione del copyright.

La replica di Meta: accuse “spropositate” e mancanza di prove

Meta, dal canto suo, respinge le accuse definendole “spropositate” e “fantasiose”. Secondo la difesa del gruppo, la causa per violazione del copyright sarebbe costruita su basi troppo deboli per giustificare un processo di queste dimensioni. Tuttavia, la giudice federale Brandy R. McMillion ha ritenuto il ricorso sufficientemente plausibile per andare avanti, sottolineando che, se confermato, l’inserimento delle 243 opere senza licenza potrebbe costituire una riproduzione non autorizzata di musica protetta da copyright.

La decisione del tribunale: la causa può proseguire

Se la ricostruzione degli editori fosse confermata, non si tratterebbe di un dettaglio tecnico, ma di una vera e propria violazione del copyright musicale, con tutte le conseguenze del caso. Il giudice ha ricordato infatti che il diritto d’autore assegna ai titolari il controllo esclusivo sulle proprie opere, dalla riproduzione alla distribuzione.

Non tutte le accuse, però, hanno superato il primo filtro del tribunale. È stata infatti respinta la parte della causa che ipotizzava una violazione indiretta del copyright, secondo cui Meta avrebbe incoraggiato miliardi di utenti a utilizzare musica non autorizzata nei contenuti social. La corte ha osservato che non sono stati presentati esempi concreti di violazioni reali e che offrire strumenti creativi agli utenti non equivale automaticamente a spingerli a infrangere il copyright, soprattutto se quegli stessi strumenti possono essere usati in modo perfettamente legale.

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