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Assemblea Generali oggi a Trieste: dopo la rottura Delfin-Caltagirone, il nodo è il voto degli azionisti e l’effetto Mps-Mediobanca

Si apre l’assemblea di Generali in un contesto di forte tensione tra i soci e nel pieno del risiko bancario italiano. Al centro la frattura Delfin-Caltagirone e le ricadute sul dossier Mps-Mediobanca, con possibili effetti sugli equilibri del Leone

Assemblea Generali oggi a Trieste: dopo la rottura Delfin-Caltagirone, il nodo è il voto degli azionisti e l’effetto Mps-Mediobanca

Si apre questa mattina alle ore 9 l’assemblea degli azionisti di Assicurazioni Generali, un appuntamento formalmente ordinario ma che si inserisce in una fase particolarmente delicata per gli equilibri del gruppo e, più in generale, della finanza italiana.

La partita si intreccia con la frattura tra i grandi azionisti del Leone, in particolare Delfin (10,05%) e il Gruppo Caltagirone (6,28%), emersa anche nell’ultima assemblea di Mps, dove Delfin ha votato contro la lista del consiglio uscente sostenuta dal tycoon romano, segnalando una distanza crescente nella governance del gruppo; il mandato dell’amministratore delegato Phillippe Donnet resta blindato fino al 2028, ma la dinamica dei voti evidenzia una maggiore instabilità nel consenso tra azionisti.

Assemblea Generali oggi: ecco i punti del giorno

L’incontro, strutturato in formato semplificato con rappresentante designato e senza partecipazione fisica dei soci, è chiamato innanzitutto ad approvare i conti del 2025, caratterizzati da un utile in forte crescita e da una proposta di dividendo in aumento rispetto agli esercizi precedenti. Sul tavolo anche il rinnovo del collegio sindacale, atteso in continuità con l’attuale assetto, e una serie di delibere straordinarie legate all’adeguamento statutario alla cosiddetta “Legge Capitali”.

Tra le decisioni più rilevanti figura inoltre l’approvazione di un buyback strategico da 500 milioni di euro e il lancio di un nuovo piano di azionariato diffuso per i dipendenti del gruppo. Sul piano industriale, Generali conferma la centralità della strategia sull’asset management, uno dei pilastri del piano in corso: crescita organica, rafforzamento delle masse da terzi e possibili operazioni straordinarie restano le direttrici principali, con un perimetro di espansione aperto sia all’Europa sia agli Stati Uniti.

Secondo quanto emerso dalle interlocuzioni con il mercato, il gruppo guidato da Philippe Donnet mantiene inoltre un approccio pragmatico alle partnership nel risparmio gestito, senza preclusioni industriali, e con una disponibilità a valutare collaborazioni anche con attori bancari italiani, incluso il sistema legato a Banca Monte dei Paschi di Siena.

Assemblea Generali: il vero nodo è il voto degli azionisti

La vera partita, tuttavia, si gioca al di fuori dell’ordine del giorno formale. Il contesto si intreccia con quanto accaduto settimana scorsa all’assemblea di Mps, dove il ritorno di Luigi Lovaglio alla guida dell’istituto ha ridisegnato gli equilibri interni al sistema bancario italiano.

Il voto ha mostrato una maggioranza non compatta e ha evidenziato il ruolo decisivo di Banco Bpm, rafforzando l’ipotesi di nuove aggregazioni nel settore. La rinnovata centralità di Siena si riflette direttamente sul dossier più sensibile: la partecipazione del 13,19% detenuta da Mediobanca in Generali. Lovaglio ha infatti ribadito la natura non strategica di quella quota, riaprendo implicitamente lo scenario di una possibile cessione. Un’eventualità che avrebbe impatti immediati sugli equilibri del Leone, riducendo il numero di potenziali acquirenti a pochi grandi gruppi industriali e finanziari. L’assemblea di oggi diventa così un passaggio chiave per misurare la tenuta degli equilibri di Generali nel nuovo assetto della finanza italiana.

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