Colpo di scena all’assemblea del Monte dei Paschi di Siena: a vincere è la lista di Plt Holding della famiglia Tortora, che candida l’ex ad Luigi Lovaglio come amministratore delegato, con il 49,95% dei voti. Una vittoria maturata al termine di oltre sette ore di lavori assembleari, tra verifiche, conteggi e attesa fino alla proclamazione finale da parte del presidente Nicola Maione. La lista del cda uscente guidata da Fabrizio Palermo si ferma al 38,79%, mentre la lista Assogestioni raccoglie il 6,94%; gli astenuti sono il 4,08% e i voti contrari lo 0,22%. Al voto ha partecipato il 64,92% del capitale sociale.
Fino a poche ore prima dell’assemblea il fronte del cda era considerato in vantaggio, ma il sostegno decisivo di Delfin (17,5%), insieme al contributo di Banco Bpm (circa 3,76%) e al peso di alcuni grandi investitori internazionali come BlackRock e Norges, ha ribaltato gli equilibri proprio sul finale, ridisegnando la maggioranza all’ultimo momento. Si è invece astenuta Edizione, la holding della famiglia Benetton. A Piazza Affari, il titolo Mps ha reagito immediatamente, accelerando fino a oltre +5,6%, mentre in chiusura ha segnato un +4,67%. Effetto positivo anche su Mediobanca, che ha chiuso a +4,8%.
Mps, nuovo cda: Plt al comando con 8 seggi, Maione rinuncia alla presidenza
Il nuovo consiglio di amministrazione di Mps sarà composto da 15 membri, con una ripartizione che riflette il risultato estremamente equilibrato dell’assemblea: la lista Plt Holding della famiglia Tortora ottiene 8 seggi, la lista del cda uscente ne conquista 6, mentre 1 seggio va ad Assogestioni. Entrano così nel board Cesare Bisoni, Luigi Lovaglio, Flavia Mazzarella, Massimo Di Carlo, Carlo Corradini, Paola Leoni Borali, Livia Amidali Aliberti e Patrizia Albano per la lista Plt; Nicola Maione, Fabrizio Palermo, Corrado Passera, Carlo Vivaldi, Paolo Boccardelli e Antonella Centra per la lista del cda; e Paola De Martini per la lista degli investitori istituzionali. Nel corso dell’assemblea lo stesso Maione ha inoltre rinunciato alla candidatura alla presidenza, spiegando: “Essendo la mia lista arrivata seconda ritiro la mia candidatura e ritengo che sia il nuovo cda a nominare il presidente”, demandando inoltre al nuovo consiglio anche la scelta delle vicepresidenze.
Collegio sindacale e prossimi passaggi
Dopo la nomina del cda, l’assemblea ha affrontato anche il rinnovo del collegio sindacale, non senza ulteriori tensioni. La presidenza è andata a Pier Luigi Pace, espressione delle sgr e degli investitori istituzionali, mentre come sindaco effettivo è stata indicata Monica Vecchiati, in quota alla lista Plt Holding. Più complessa la designazione del secondo sindaco effettivo: l’azionista Pierluigi Tortora ha proposto Lavinia Linguanti, poi eletta al termine di una votazione contestata dal rappresentante del socio Caltagirone, Marco Ravaioli, che ha chiesto di mettere a verbale le proprie perplessità sulle modalità di voto.
La partita sulle nomine resta comunque aperta: il nuovo presidente della banca sarà infatti scelto nel primo consiglio di amministrazione, atteso nei prossimi giorni, che dovrà indicare anche i due vicepresidenti. Dopo la rinuncia di Maione, eletto comunque consigliere, la scelta potrebbe convergere su Cesare Bisoni, capolista della lista Plt Holding.
Mps, Lovaglio dopo la vittoria: “Non è una rivincita”
La svolta del voto ridisegna gli equilibri tra i grandi soci: il sostegno di Delfin si rivela decisivo e porta alla sconfitta della lista del cda uscente sostenuta tra gli altri dal gruppo Caltagirone, che esce indebolito da una delle partite più sensibili della finanza italiana. Il tema si allarga oltre Siena perché Mps è ormai parte di un perimetro che coinvolge Mediobanca e la partecipazione in Generali, con effetti che si riflettono anche sugli equilibri di Piazzetta Cuccia e del gruppo assicurativo triestino.
In questo contesto, il ritorno di Lovaglio assume anche un valore simbolico: arrivato a Siena nel 2022 e protagonista del risanamento della banca fino all’assalto a Mediobanca, era stato escluso dal cda uscente dalla lista dei candidati per il rinnovo, una decisione che – secondo fonti finanziarie – non sarebbe stata apprezzata neanche dalla Bce, che potrebbe aver avuto un ruolo indiretto nei nuovi equilibri tra i soci. A poche settimane dall’uscita, Lovaglio torna così al centro della governance, in una dinamica che molti leggono come una rivincita maturata sul filo del voto. Una lettura che però lo stesso manager respinge: “Non è una rivincita. Non avrei trovato lo stimolo se fosse stato così. Ho un solo grande obiettivo: implementare un progetto innovativo che crei valore”, ha dichiarato, ringraziando Pierluigi Tortora e gli azionisti per la fiducia. “Sarà un cda molto qualificato, con cui potremo lavorare e imparare insieme”. Il banchiere ha infine ribadito la propria posizione anche su uno dei dossier più sensibili, quello della partecipazione in Generali: la quota del 13% detenuta indirettamente nel Leone di Trieste resta, nelle sue parole, un asset “nice to have” per il progetto che lega Mps e Mediobanca. “Mi sento tranquillo di confermarlo, l’obiettivo è questo”, ha spiegato, chiarendo la continuità della linea industriale.
Ultimo aggiornamento giovedì 15 aprile 2026 alle ore 23:01