Decriptare il conflitto in Medio Oriente sarebbe complicatissimo per un esperto di geopolitica, figuriamoci per gli economisti. Eppure la tenuta dell’economia globale dipende eccome da quanto durerà la guerra tra Israele, Usa e Iran, con il coinvolgimento anche del Libano e, a livello di impatto sull’energia e sul commercio, su tutti i Paesi arabi che si affacciano sullo strategico Golfo Persico. Un giorno, comunque, in qualche modo, la guerra finirà, anche se non è dato sapere quando. E quando finirà, come si comporteranno i mercati? Ad ipotizzare alcuni scenario è l’economista di Kairos Alessandro Fugnoli nell’ultima puntata del suo podcast “Al 4° piano”: “Non sappiamo neanche in che modo finirà la guerra, se per una resa, per una trattativa o per de-escalation o stanchezza. In ogni caso la guerra avrà un termine e il mondo si ritroverà diverso, mentre i mercati dovranno fare i conti con la nuova realtà”, ha detto Fugnoli.
Prima conseguenza, sul piano geopolitico: Nato e Brics saranno più deboli
Sul piano geopolitico secondo Fugnoli risulteranno allentate le alleanze. “La Nato e i Brics rimarranno in piedi come strutture, ma il bisogno di pensare ognuno a se stesso si farà più forte. L’ombrello protettivo americano sarà visto in modo diverso e gli alleati asiatici si sentiranno meno sicuri. Sul piano militare uscirà rafforzata la dottrina della guerra asimmetrica, fatta sempre meno di carri armati e portaerei e sempre più di scontro diffuso basato su missili, droni e intelligenza artificiale. La Cina, che nel conflitto ha fornito terre rare alle armi americane e intelligence elettronica all’Iran, si confermerà come maggiore e più autorevole polo alternativo”.
In questo scenario, la corsa al riarmo accelererà e assorbirà risorse in un contesto di decrescita demografica e di difficoltà crescente a garantire i livelli di stato sociale cui siamo abituati. “Ampie risorse saranno necessarie anche per la ricostruzione dopo le devastazioni della guerra e per il ripristino della filiera energetica – prevede Fugnoli -. Dal canto loro, gli investimenti in intelligenza artificiale, di cui abbiamo visto e vedremo sempre più le applicazioni militari, rimarranno elevati. Il prezzo dell’energia per le imprese e per le famiglie scenderà dopo la fine del conflitto, ma rimarrà alto perché solo così si riuscirà a riportare la domanda in equilibrio con un’offerta che rimarrà ridotta”.
Gli investimenti sosterranno la crescita, ma per abbattere il debito pubblico salirà la pressione fiscale
Nel complesso, come si vede, gli investimenti manterranno alta la crescita delle economie ma peseranno sui conti pubblici. Secondo l’economista di Kairos “per contenere i disavanzi si ricorrerà in parte ad aumenti della pressione fiscale, ma soprattutto a forme di repressione finanziaria. Di fronte a un’inflazione più vivace, i rendimenti obbligazionari verranno mantenuti i più bassi possibili. Ne soffriranno quindi i rendimenti reali. I costi della ricostruzione indurranno alcuni paesi che fin qui erano stati compratori di oro a diventare venditori, come già stiamo vedendo tra i paesi del Golfo e la Turchia. L’oro rimarrà oggetto d’interesse in un contesto geopolitico instabile e in un contesto monetario inflazionistico, ma sarà calmierato dalle necessità di cassa di molti paesi sovrani”.
Nel complesso Fugnoli stima che l’azionario rimarrà relativamente più interessante dei bond lunghi. Al suo interno andranno sovrappesati i titoli dell’alta tecnologia, le infrastrutture e l’energia. Una certa cautela andrà esercitata verso i settori orientati ai consumi. “Se durante il Covid i consumi furono incentivati dai sussidi pubblici, questa volta le risorse verranno indirizzate soprattutto agli investimenti in sicurezza e in fonti energetiche”.
“Dopo l’Iran sarà la volta di Cuba e di nuovo della Groenlandia”
La diversificazione degli investimenti per classi di asset, settori e geografie continuerà ad essere essenziale. La guerra all’Iran nella valutazione di Fugnoli è solo un capitolo di una lunga serie: “Dopo l’Iran sarà la volta di Cuba e, di nuovo, della Groenlandia. Sullo sfondo il rapporto con la Cina. L’Asia è stata negli ultimi mesi, insieme all’America Latina, la regione che ha dato più soddisfazioni agli investitori. Oggi è però tra le più penalizzate dalle dislocazioni energetiche provocate dalla guerra. Se queste produrranno correzioni nei mercati azionari, si tratterà di occasioni di acquisto”.
L’Europa, dal canto suo, pagherà un prezzo per la sua confermata impreparazione energetica e vedrà un moderato rallentamento dei suoi ritmi di crescita. Sul lato positivo, avrà ampio spazio per inserirsi nei progetti di ricostruzione delle infrastrutture del Golfo. “Gli utili delle società rimarranno in un trend di forte crescita in tutto il mondo e anche in caso di modesta contrazione dei multipli offriranno un importante sostegno alle valutazioni dei mercati azionari”, ha concluso Fugnoli.
