Condividi

Banner FIRSTonline

Terre rare, l’India lancia la sfida alla Cina: Modi fa affari col Brasile di Lula per il litio

L’amicizia personale tra i due presidenti sta agevolando l’accesso dell’India alle ricche risorse minerarie del Paese sudamericano: l’obiettivo di Modi è smarcarsi da Pechino nel mercato delle auto elettriche

Terre rare, l’India lancia la sfida alla Cina: Modi fa affari col Brasile di Lula per il litio

Nel risiko minerario che di questi tempi impazza tra le mosse spregiudicate del presidente statunitense Donald Trump e le risposte delle altre grandi potenze, ad incominciare dalla Cina, si inserisce ora anche l’India. Il Paese asiatico, che già oggi ha superato proprio la Cina come Stato più popoloso del mondo, secondo Goldman Sachs nel 2070 supererà gli Stati Uniti come seconda economia del pianeta. Per riuscirci deve però azzeccare le strategie, ad incominciare dalla transizione energetica e da un potenziamento della capacità industriale, per non dipendere più – ancora una volta – da Pechino per quello che riguarda, ad esempio, la produzione di batterie per le auto elettriche.

L’amicizia Modi-Lula e il rampollo indiano che diventa socio di un gruppo brasiliano

Il Dragone da questo punto di vista gode di un vantaggio competitivo non solo perché ospita sul proprio territorio la maggior parte delle riserve globali di terre rare, ma anche perché è leader nella raffinazione e nei processi di trasformazione industriale. Ma negli ultimi tempi all’interno del gruppo Brics si è sviluppato un solido asse India-Brasile, grazie all’ottimo rapporto personale tra i due presidenti, Modi e Lula. I due si sono incontrati spesso e hanno firmato accordi strategici in vari campi, tra cui appunto quello delle terre rare di cui il Paese sudamericano è ricco. Al momento sul florido menù minerario brasiliano ha messo le mani soprattutto la stessa Cina, che quello che non trova in casa lo ipoteca all’estero, ma una recente operazione sancisce l’ingresso di Nuova Dehli in una partita che al momento vede gli Stati Uniti un po’ attardati (da lì la necessità di operazioni tipo Groenlandia): Anjani Sri Mourya Sunkavalli, rampollo indiano di 33 anni appoggiato dal governo di Narendra Modi, ha acquisito il 33% del gruppo minerario brasiliano CBL, che produce litio.

Il governo di Nuova Dehli punta sulle terre rare: benefici fiscali per 4 miliardi a chi investe in minerali critici

L’operazione ha un valore economico minimo rispetto al potenziale del settore (circa 40 milioni di dollari), ma è significativo dal punto di vista simbolico perché rientra nell’ambizioso piano dell’India di svincolarsi dalla fornitura cinese per la produzione di automobili elettriche, un mercato nel quale i due giganti indiani Tata e MG stanno investendo parecchio e che ha visto nel 2025 un’esplosione delle vendite domestiche, raddoppiate. CBL infatti è l’unica azienda al mondo, fuori dalla Cina, ad essere in grado non solo di estrarre litio dalla roccia ma anche di convertirlo in composti chimici utilizzabili nella fabbricazione di batterie. Sunkavalli è proprietario della Altmin, la prima impresa indiana che da quest’anno produrrà batterie per auto elettriche, approfittando anche dei benefici fiscali concessi proprio da Modi per stimolare il settore: il governo ha stanziato 4 miliardi di dollari per sostenere le aziende nazionali impegnate nei minerali critici.

Grazie all’investimento di Altmin, la brasiliana CBL triplicherà la produzione di litio

L’investimento indiano in CBL permetterà all’azienda brasiliana di espandere la propria produzione di batterie al carbonato di litio da 2.000 tonnellate a 6.000 tonnellate entro il 2028. Dopodiché almeno 5.000 tonnellate saranno destinate appunto ad Altmin, una quantità che, pur essendo piccola rispetto alle decine di migliaia prodotte dalle raffinerie cinesi, sarà sufficiente a coprire l’intera prima fase produttiva dell’azienda indiana. Anche perché in territorio indiano, grazie alle leggi del governo, il processo sarà rapidissimo, persino più rapido che in Brasile dove iniziamente Sunkavalli voleva portare gli stabilimenti produttivi: “In India i governi regionali dispongono di parchi industriali dove tutte le autorizzazioni sono già state concesse in anticipo. Basta acquistare un terreno e si inizia a lavorare in 15 giorni“, ha spiegato il giovane manager.

Commenta