Il Washington Post lancia un’ondata di licenziamenti senza precedenti. Secondo il New York Times, la redazione eliminerà oltre 300 giornalisti su 800, circa un terzo del personale, in un piano che coinvolge tutte le aree, dalla politica alla cronaca estera, dallo sport ai podcast. La misura segna un ridimensionamento significativo della storica testata americana.
La comunicazione ai dipendenti è avvenuta tramite una videochiamata Zoom e una email interna firmata dal direttore esecutivo Matt Murray e dal responsabile delle risorse umane Wayne Connell, in cui si definiscono le misure come un “ampio reset strategico” necessario per garantire la sostenibilità del giornale. L’annuncio arriva a pochi giorni dallariduzione della copertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, scelta che evidenzia la pressione dei costi sulle operazioni della redazione. Nonostante i tagli, Murray ha confermato che le sezioni principali della politica e del governo rimarranno al centro della copertura, mentre verrà rafforzata l’attenzione su scienza, salute, tecnologia e storie di vita quotidiana online.
Washington Post: perché il giornale taglia un terzo del personale
Questa riorganizzazione avviene in un contesto di perdite significative, con il Post che ha registrato 77 milioni di dollari in deficit nel 2023, 100 milioni nel 2024. Un tempo modello quasi monopolista nel mercato locale, il quotidiano ha visto il suo modello tradizionale eroso dall’avvento di internet e dal traffico pubblicitario dominato da Google e Facebook, mentre gli abbonamenti digitali, pur in crescita, non bastano a coprire i costi operativi.
Dal 2013 il Post è di proprietà di Jeff Bezos, che ha investito massicciamente contribuendo a far crescere lettori e ricavi. La linea editoriale, critica nei confronti del primo mandato di Donald Trump, aveva rafforzato reputazione e influenza. Negli ultimi due anni, però, la crescita si è arrestata e Bezos ha chiesto cambiamenti nel tono editoriale verso il presidente Usa, creando malumori interni e dubbi sull’indipendenza del giornale. La nomina di Will Lewis alla direzione nel 2023 mirava a invertire il calo di lettori puntando su intelligenza artificiale, podcast e nuovi formati digitali, ma la situazione economica resta critica, spingendo il Post verso una soluzione dolorosa: riduzione del personale e riorganizzazione interna.
Washington Post, tagli redazioni e inviati esteri 2026: chi paga il prezzo
I tagli coinvolgono la redazione Sport, la sezione Libri e il podcast Post Reports, e interessano anche la redazione Metro e la copertura internazionale. Tra i casi più significativi, l’inviata Lizzie Johnson, corrispondente a Kiev, è stata licenziata in tronco durante la guerra in Ucraina, annunciando la notizia su X. Johnson, premiata con la Medaglia d’Oro per la saggistica ai California Book Awards 2022, autrice del libro Paradise: One Town’s Struggle to Survive an American Wildfire e vincitrice del Freedom of the Press Award, aveva iniziato a coprire il conflitto nel 2023. Altri inviati licenziati includono Yeganeh Torbati (Iran/Turchia), Claire Parker (Cairo) e Loveday Morris (Berlino).
Otto cronisti della Casa Bianca, tra cui Matt Viser, hanno firmato una lettera resa pubblica dalla Cnn, sottolineando che la riduzione delle redazioni estere e locali rischia di compromettere gli standard di eccellenza del giornale: “Se una parte viene indebolita, ne risentiremo tutti”, hanno scritto.
Washington Post in crisi: riuscirà a salvare il suo futuro?
L’ondata di licenziamenti è stata definita “tra i giorni più bui nella storia” da Marty Baron, ex direttore del Post. Il Post Guild, sindacato interno, ha avvertito che smantellare la redazione rischia di compromettere credibilità, influenza e futuro della testata. Negli ultimi tre anni il personale si era già ridotto di circa 400 unità, e i nuovi tagli potrebbero indebolire ulteriormente la capacità del giornale di “chiedere conto al potere senza timori o pregiudizi”.
Il ridimensionamento del Post si evidenzia ulteriormente se confrontato con il principale concorrente, il New York Times, che nel 2025 ha registrato ricavi in crescita del 10,4%, raggiungendo 804 milioni di dollari e 450 mila nuovi abbonati digitali nel quarto trimestre, per un totale di 12,2 milioni.
Il Washington Post resta un simbolo del giornalismo mondiale, celebre per il Watergate e il motto “Democracy Dies in Darkness”. Ma il presente è segnato da tagli dolorosi, tensioni interne e sfide economiche, che colpiscono anche i giornalisti in prima linea all’estero. Il reset annunciato dalla direzione pone una domanda più profonda: riuscirà il Post a mantenere la sua identità storica e i suoi standard di eccellenza, pur sotto la pressione dei conti in rosso e dei cambiamenti editoriali voluti dal patron di Amazon?
