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Davos, il sondaggio: ceo italiani ottimisti ma frenano i ritardi con l’IA

Il sondaggio PwC alla vigilia di Davos: i ceo italiani restano ottimisti e puntano sulla crescita, ma i ritardi nell’adozione dell’Intelligenza artificiale frenano la competitività

Davos, il sondaggio: ceo italiani ottimisti ma frenano i ritardi con l’IA

I ceo italiani restano ottimisti e puntano sulla crescita, ma i ritardi nell’adozione dell’Intelligenza artificiale frenano la competitività e si conferma la consapevolezza di un contesto incerto, segnato da sfide complesse. È quanto emerge dalla ventinovesima Annual global and italian ceo survey di PwC presentata al World economic forum di Davos, che ha intervistato 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi e territori, inclusi 118 italiani, tra ottobre e novembre 2025.

Davos: i risultati del sondaggio

Il 62% dei ceo italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi, in linea con il dato mondiale (61%), dove si registra una crescita continua negli ultimi tre anni (+43% dal 2023 ad oggi). Più contenuta la fiducia sull’economia nazionale, che è prevista in crescita da poco meno della metà dei rispondenti (49%). In Italia, il 35% dei ceo si dice molto o estremamente fiducioso sulla crescita del fatturato nel breve termine, ben oltre la media globale, ferma al 30%. Osservando invece il triennio, l’ottimismo sale al 53%, rispetto al 49% registrato a livello mondiale. A sostenere questa fiducia i numeri: il fatturato medio delle imprese in Italia è cresciuto del 10% (rispetto all’8% globale) e del margine netto dell’8% (contro il +10% mondiale). Eppure, emerge un nodo cruciale: nonostante l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando le regole della competizione, la maggior parte delle aziende fatica ancora a convertire gli investimenti in profitti stabili. Questo ottimismo fa nondimeno i conti con un contesto divenuto più complesso. Secondo la ricerca, circa un terzo dei ceo, sia in Italia che nel mondo, dichiara che l’incertezza geopolitica ha ridotto la probabilità di investimenti significativi. Non emerge tuttavia una strategia per contrastare i rischi geopolitici: circa la metà dei ceo italiani e di tutto il mondo prevede un rafforzamento delle difese informatiche, ma solo il 23% dei ceo italiani e il 18% dei ceo a livello globale prende in considerazione azioni come la riconfigurazione della supply chain.

Davos: ecco cosa dicono i ceo

I ceo mondiali temono soprattutto rischi informatici e instabilità macroeconomica: entrambe al 31% tra le principali minacce per i prossimi 12 mesi. In Italia, però, il quadro cambia. I ceo puntano il dito su cambiamento tecnologico, dazi, rischi informatici, inflazione e scarsità di lavoratori qualificati, citati dal 20% al 25% degli intervistati. Sui dazi, l’impatto resta limitato: il 22% dei ceo italiani lamenta cali nei margini netti (meno del 29% globale), mentre il 65% – sopra la media mondiale del 60% – non nota effetti rilevanti.

La trasformazione digitale è la priorità numero uno per il 53% dei ceo italiani, ben oltre il 42% registrato a livello mondiale, per allineare l’azienda all’evoluzione tecnologica.

Nondimeno, avverte la ricerca, in Italia i ceo faticano a tenere il passo con l’intelligenza artificiale: in tutti i campi analizzati, la quota di chi ammette una scarsa o nulla implementazione supera sistematicamente la media mondiale. Il gap si nota già nell’attrazione della domanda, con il 54% delle aziende italiane ferme contro il 46% globale. Il divario si allarga nei servizi di supporto (58% contro 47%) e nello sviluppo di prodotti, servizi ed esperienze, dove il 60% dei vertici nostrani non ha ancora adottato l’IA, a fronte del 47% internazionale. Peggiora nella definizione della direzione strategica: il 68% di imprese italiane non integra ancora l’IA, contro il 53% nel resto del mondo. Solo nella soddisfazione della domanda i numeri si avvicinano, con il 62% dei ceo italiani in ritardo rispetto al 59% globale. Le strategie sull’IA in Italia restano quindi embrionali rispetto ai benchmark internazionali.

“Il 2026 rappresenta un momento importante per l’IA”, osserva Andrea Toselli, presidente e ad di PwC Italia, “i risultati della PwC ceo survey illustrano che, mentre alcune imprese sono già riuscite a tradurne l’uso in risultati misurabili, altre sono ancora in una fase di studio”. “Questo ritardo può incidere in maniera significativa sulla competitività“, avverte Toselli, “in un contesto di rapido cambiamento, in cui la tecnologia sta influenzando economie e settori industriali, è irrinunciabile investire in innovazione e, in particolare, nella comprensione delle potenzialità degli strumenti già a disposizione delle imprese”.

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