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Auto cinesi in Italia: boom dei marchi e i nuovi modelli in arrivo nel 2026

Le auto cinesi conquistano l’Italia: dai marchi già presenti ai nuovi arrivi del 2026, tra elettrico, ibrido e rebranding. Crescita record, strategie industriali ma ci sono ombre sulle immatricolazioni Ue

Auto cinesi in Italia: boom dei marchi e i nuovi modelli in arrivo nel 2026

Le auto cinesi hanno conquistato l’Italia. Negli ultimi due anni il mercato automobilistico italiano ha infatti assistito a una crescita rapida e strutturale delle auto di origine cinese. Un’espansione che non riguarda più soltanto l’elettrico, ma coinvolge anche modelli tradizionali e ibridi, spinti da un’offerta sempre più ampia e da strategie industriali aggressive. Marchi nati e sviluppati in Cina, brand globali controllati da gruppi del Dragone e operatori europei specializzati nell’importazione e nel rebranding hanno progressivamente occupato spazio nei listini italiani, trasformando quella che fino a pochi anni fa era una nicchia in un segmento ormai stabile del mercato.

In questo scenario si muovono realtà consolidate come Byd, protagonista con un’ampia gamma o Mg, presente dal 2021 e capace di superare le centomila immatricolazioni in quattro anni. Accanto ai grandi costruttori, trovano spazio anche realtà ibride per identità e strategia, come Cirelli, marchio italiano nella veste, ma con modelli interamente di origine cinese, inserito nel filone degli importatori che adattano e distribuiscono vetture progettate in Asia.

Dall’import al rilancio: i marchi già sulle strade italiane

Accanto ai grandi costruttori, il mercato italiano si è progressivamente popolato di marchi che fanno dell’importazione e dell’adattamento di modelli cinesi il proprio modello di business. In questo filone si collocano Dr Automobiles ed Emc, che hanno costruito un’identità industriale basata sulla localizzazione di vetture sviluppate in Asia e riproposte con un marchio europeo. Una formula che ha dato vita a un vero e proprio ecosistema di brand paralleli, dai Suv ai modelli più orientati all’off-road o allo stile sportivo.

Accanto a queste realtà si muovono i marchi direttamente riconducibili ai grandi conglomerati cinesi. Dongfeng è già presente in Italia con una gamma articolata e presidia anche il segmento premium attraverso Voyah, mentre Dfsk copre un’area più pragmatica del mercato, tra suv, veicoli commerciali e soluzioni ibride plug-in. Nello stesso perimetro rientra Forthing, marchio di Dongfeng Liuzhou Automobile, sbarcato nel nostro Paese tramite TC8, società del Gruppo FTH.

Diversa la strategia di Chery, che ha scelto un ingresso diretto e strutturato: Omoda&Jaecoo è già operativo in Italia e rappresenta la base per un’ulteriore espansione della galassia del gruppo. Un posizionamento che punta a costruire brand recognition senza passare dal rebranding.

Un capitolo a sé riguarda Leapmotor, che combina origine cinese e governance europea grazie all’ingresso nel perimetro Stellantis, un fattore che ne rafforza la solidità commerciale e la credibilità agli occhi della rete distributiva.

Sul fronte dei grandi gruppi, Geely ha invece scelto di affiancare alla forte presenza indiretta – garantita da marchi europei controllati come Volvo, Polestar, Lotus e Lynk&Co, oltre alla partecipazione in Smart – anche un debutto diretto con la elettrica EX5. A completare il quadro ci sono Maxus, specializzato nei mezzi da lavoro, e XPeng, già presente con due modelli elettrici, a conferma di un’offerta cinese ormai trasversale a tutti i segmenti del mercato italiano.

Nuovi arrivi e modelli in rampa di lancio

Il 2026 segnerà un ulteriore cambio di passo. Diversi costruttori stanno preparando il debutto o l’ampliamento della gamma con modelli pensati espressamente per l’Europa, sia per posizionamento di prezzo sia per caratteristiche tecniche. Tra i debutti più attesi spicca Lepas, nuovo marchio di Chery, che aprirà con la crossover L8 per poi ampliare la gamma con modelli più compatti mentre sono attesi successivamente anche i brand iCaur e Jetour ed Exlantis, focalizzati sull’elettrico e su un’immagine più avventurosa.

Parallelamente, Leapmotor punta a rafforzare la propria presenza sfruttando la rete distributiva europea, mentre Xpeng amplierà l’offerta elettrica con berline e Suv di nuova generazione. Sul medio periodo si affacciano anche Changan, attraverso il marchio Deepal, e progetti più ambiziosi come quello di Xiaomi, pronta a portare in Europa le sue berline elettriche dopo aver consolidato la produzione sul mercato interno.

L’ombra delle scorciatoie: la falla delle immatricolazioni

Ma non tutto luccica. Accanto all’avanzata dei grandi gruppi, un’inchiesta ha portato alla luce una zona grigia nel sistema europeo di immatricolazione. Alcuni marchi minori avrebbero sfruttato la procedura di omologazione per veicoli singoli per introdurre in Ue modelli non sottoposti ai controlli completi su sicurezza ed emissioni. Secondo quanto emerso, il fenomeno non coinvolge i grandi costruttori cinesi già presenti ufficialmente, ma operatori marginali che aggirano le regole entrando da altri Paesi europei per poi rivendere in Italia.

Il rischio è duplice: concorrenza sleale per i costruttori regolari e, soprattutto, esposizione dei consumatori a veicoli privi di adeguata assistenza e garanzie. Un cortocircuito normativo che rischia di minare la credibilità dell’intero comparto e che ora chiama in causa la Commissione europea, chiamata a rafforzare i controlli e chiudere definitivamente la falla. In gioco non c’è solo il futuro dell’auto cinese in Europa, ma la fiducia stessa nel mercato.

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