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Vino: il Brunello di Montalcino non conosce crisi, oltre 11 milioni di bottiglie

Attestato il 37% in più rispetto al triennio precedente, con oltre 1 milione di Riserve (+108% sul 2020). Era dal 2010 che non si superava il tetto di 11 milioni di bottiglie sul mercato. Eccezionale anche la performance del Rosso di Montalcino che ha registrato +10% sul 2020, e 4,6 milioni di bottiglie. L’antica vocazione del territorio a produrre vini di qualità.

Vino: il Brunello di Montalcino non conosce crisi, oltre 11 milioni di bottiglie

Vola in Italia e nel mondo il Brunello di Montalcino.  I dati resi noti dal Consorzio testimoniano di una eccezionale crescita della posizione del vino sui mercati: quasi 11,4 milioni di bottiglie di Brunello di Montalcino immesse sul mercato nel 2021 – il 37% in più rispetto al triennio precedente – con oltre 1 milione di Riserve (+108% sul 2020); prezzo medio dello sfuso a +28% e giacenze in cantina dell’imbottigliato ai minimi storici (-38% su dicembre 2020). Insomma, il 2021 è stato un anno eccezionale per le vendite di Brunello. Eccezionale anche la performance del Rosso di Montalcino che ha registrato +10% sul 2020, e 4,6 milioni di bottiglie.

“Si chiude un biennio d’oro per il mercato del nostro vino di punta, con incrementi rispettivamente del 12% e del 27% – ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci –, ora l’obiettivo è cementare il posizionamento conquistato. A fine febbraio saremo a New York con i nostri produttori per un’edizione statunitense di Benvenuto Brunello, mentre è allo studio un nuovo evento speciale dedicato al Rosso di Montalcino, un prodotto che conferma sempre più una propria identità e un potenziale importante”.

L’analisi sulle fascette rileva come le ultime due super-annate in commercio (2015 e 2016) abbiano fatto segnare numeri record. Era infatti dal 2010 che non si superava il tetto di 11 milioni di bottiglie sul mercato, grazie anche a una domanda sempre più orientata verso i consumi di qualità. Nel complesso, nell’ultimo biennio sono state consegnate quasi 10,2 milioni di fascette di Stato relative all’annata 2015 e, in attesa della performance della Riserva al debutto quest’anno, oltre 9,4 milioni di contrassegni per la 2016. Un sold out che non ha limitato la richiesta – in occasione del nuovo Benvenuto Brunello di novembre – per la 2017, che conta già 3,1 milioni di bottiglie pronte a esordire sul mercato. Altissima, come al solito, la rappresentatività del Consorzio, i cui associati detengono il 98,4% dell’imbottigliato. Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino riunisce 214 soci, per una tutela che si estende su un vigneto di oltre 4.300 ettari nel comprensorio del Comune di Montalcino (2.100 gli ettari a Brunello, contingentati dal 1997), in favore di quattro Dop del territorio.

La vocazione del territorio di Montalcino a produrre vini di grande qualità è conosciuta da oltre duemila anni: numerosi sono infatti i ritrovamenti archeologici risalenti all’epoca etrusca, che attestano la produzione del vino a Montalcino. Nel Medioevo gli statuti comunali regolavano la data di inizio della vendemmia mentre, durante l’assedio del 1553, il vino non mancò mai e Blaise de Montluc, alla difesa delle mura montalcinesi, per dissimulare le sofferenze “si arrubinava il volto con il rosso vino”. Secondo il bolognese Leandro Alberti (1550-1631), Montalcino era “molto nominato per li buoni vini che si cavano da quelli ameni colli”.

L’auditore granducale Bartolomeo Gherardini, nella sua visita a Montalcino del 1676-1677, segnalava la produzione di 6050 some di vino descritto come “vino gagliardo, non però in gran quantità”. Charles Thompson, nel 1744, scriveva invece che “Montalcino non è molto famosa eccetto per la bontà dei suoi vini”.

La nascita del Brunello di Montalcino risale all’Ottocento, quando alcuni agricoltori montalcinesi iniziano a sperimentare la produzione di un vino rosso con le uve di una vite tradizionalmente coltivata nella zona. Una vite chiamata “Brunello” o “Brunellino” che, verso la metà dell’Ottocento, viene identificata come una varietà del Sangiovese. Un’uva molto pregiata perché capace di produrre vini da lungo invecchiamento cioè vini rossi di altissimo pregio.

Esiste una Relazione della commissione ampelografica della provincia di Siena su un Brunello di 32 anni – vendemmia 1843 – in cui si dice che il vino presenta caratteristiche analitiche immutate nel tempo cioè si era conservato perfettamente. È tuttavia negli anni dell’Unità d’Italia – fra il 1865 e il 1869- che i tentativi di vinificare l’uva di Brunello in purezza e maturare il vino in botte si intensificano e giungono a ottimi risultati.

Il padre precursore del Brunello di Montalcino fu certamente Clemente Santi. Nel 1869 un suo Vino Scelto (Brunello), della vendemmia 1865, fu premiato con medaglia d’argento dal Comizio Agrario di Montepulciano. Negli anni successivi il Brunello ottenne altri importanti riconoscimenti internazionali battendo i rossi francesi persino a Parigi e a Bordeaux. E da lì iniziò una grande storia che non si è mai esaurita.

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