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Etf Pir in liquidazione: le nuove regole affossano il mercato

Tre dei sei Etf Pir compliant hanno chiuso i battenti a meno di due anni dalla loro nascita

Etf Pir in liquidazione: le nuove regole affossano il mercato

I Pir rischiano di restare solo un lontano ricordo. Dopo il boom di sottoscrizioni registrato nel 2017 e nel 2018 dai 72 fondi Pir Compliant, con 15 miliardi di euro raccolti (10,9 nel 2017, 3,95 nel 2018), il 2019 ha completamente paralizzato al mercato. Prima in attesa delle nuove regole volute dal Governo, poi una volta arrivate, con i numerosi dubbi derivanti dalla neonata normativa.

Il risultato è che mentre i piani di risparmio faticano a recuperare il terreno perso e soprattutto ad attrarre risparmiatori, gli Etf Pir compliant vanno incontro a una prematura liquidazione. Lo rivela il Sole 24 Ore, secondo cui 3 dei 6 Etf Pir Conformi presenti sul sito Borsa italiana sono già stati chiusi. Si tratta dell’Etf Invesco Italian Pir Multi-Asset Portofolio, liquidato lo scorso 13 maggio, dopo aver perso il 3,34% in 16 mesi e dell’Etf Lyxor Italia Bond Pir chiuso due settimane fa con un rosso dell’1,55%. Nei prossimi giorni verrà liquidato l’Etf Amundi Ftse Italia Pir.

E gli sconti fiscali di cui i clienti avrebbero beneficiato trascorsi 5 anni dalla sottoscrizione? In tutti tre i casi, spiega il Sole 24 Ore, la chiusura “ha comportato per i sottoscrittori la liquidazione della quota all’ultimo nav calcolato dall’emittente”.

Alla base della moria degli Etf Pir ci sarebbe proprio la nuova normativa imposta dal Governo attraverso l’ultima legge di bilancio. Ricordiamo infatti le nuove regole obbligano gli investitori che decidono di puntare sui Pir a destinare parte del loro denaro all’Aim e al Venture Capital. La normativa vale solo per i nuovi fondi, per quelli sottoscritti prima del 2019.

Nel dettaglio il 70% del valore complessivo dei Pir di cui abbiamo parlato sopra deve essere investito per un 5% in strumenti finanziari emessi da pmi ammissibili e scambiati su sistemi multilaterali di negoziazione e per almeno un 5% in venture capital.  Le pmi non devono essere quotate su un mercato regolamentato e non devono aver ricevuto risorse finanziarie per un importo superiore a 15 milioni. Dal punto di vista dell’assetto si tratta di aziende fino a 250 dipendenti, con un fatturato massimo di 50 milioni o, in alternativa, un bilancio sotto i 43 milioni.

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