Si terrà come ogni anno in Brasile, a Bento Gonçalves nel Rio Grande do Sul dal 12 al 14 maggio, la versione sudamericana del Vinitaly, che dopo l’edizione italiana a Verona sbarca così in uno dei mercati più promettenti per il vino italiano, che tra l’altro potrà beneficiare nei prossimi anni di una consistente riduzione dei dazi per l’export verso i quattro Paesi sudamericani uniti nel blocco Mercosur: Brasile appunto, Argentina, Uruguay e Paraguay. Vinitaly è ormai un evento itinerante, che raggiunge tutti i continenti del mondo: in vari momenti dell’anno si svolge anche negli Usa, in Serbia, Cina, Kazakistan e India.
Quello brasiliano è un appuntamento molto atteso, essendo ormai la viticoltura locale tra le protagoniste a livello globale: proprio nel Rio Grande do Sul, terra ad alta percentuale di discendenti di immigrati italiani (soprattutto del Nord Italia, Veneto e Trentino), si concentra la maggior parte della produzione vinicola brasiliana, una produzione che oggi raggiunge 50 Paesi in tutto il mondo e vale a livello nazionale quasi 20 miliardi di reais, l’equivalente di oltre 3 miliardi di euro. I brasiliani, noti consumatori di birra e superalcolici, si stanno appassionando sempre più al vino: ormai il Paese è al secondo posto in Sudamerica per consumo di vino e al 14 esimo nel mondo, con oltre 300 milioni di litri bevuti ogni anno.
L’edizione 2025 è stata da record, generando 100 milioni di reais di fatturato
Nel 2025, la fiera di Bento Gonçalves ha registrato un’edizione da record, con la partecipazione di oltre 430 marchi espositori (+20%), 7.000 acquirenti e un’impennata di opportunità, generando oltre 100 milioni di reais di fatturato per il settore. Wine South America funge infatti da vetrina per il lancio di nuovi prodotti, il consolidamento delle partnership, la conclusione di accordi e l’acquisizione di visibilità presso i principali operatori del mercato, tra cui supermercati, distributori, importatori, negozi specializzati, ristoranti, hotel e aziende di e-commerce. E quest’anno punta a fare ancora meglio dell’anno scorso.
“Ad ogni edizione, Wine South America acquisisce sempre maggiore rilevanza per i principali attori del settore. Il nostro impegno è quello di offrire un ambiente sempre più strategico per il business, dove espositori e acquirenti trovino concrete opportunità di espansione nei mercati brasiliano e internazionale”, sottolinea Marcos Milanez, direttore dell’evento. “Essere presenti a Wine South America significa posizionarsi di fronte ai principali acquirenti, distributori e specialisti del settore. Nel 2026, vogliamo ampliare ulteriormente questa portata, rafforzando il ruolo della fiera come vetrina strategica per i produttori provenienti da diverse regioni del mondo”, aggiunge Milanez.
Italia grande protagonista già nell’edizione 2025, con oltre 80 marchi
Grande protagonista della scorsa edizione, e pure di quella in procinto di iniziare, è l’Italia, con una partecipazione record di oltre 80 marchi, supportata da ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, tramite il Dipartimento per la promozione degli scambi dell’Ambasciata d’Italia. “Wine South America è oggi una vetrina strategica per i vini italiani in Brasile e in America Latina. La crescita della partecipazione italiana riflette la fiducia nel potenziale della fiera e l’importanza del mercato brasiliano come destinazione per i nostri produttori”, afferma Milena Del Grosso, direttrice dell’Agenzia ICE.
Quello brasiliano è un mercato in grande espansione: ecco i numeri
L’andamento del mercato brasiliano rafforza la rilevanza del Wine South America, il Vinitaly sudamericano, per il consumo di vino in Brasile. Quest’anno, il mercato vinicolo brasiliano ha dimostrato resilienza ed espansione nel primo trimestre, con un volume totale di 82,5 milioni di litri venduti, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente, secondo Ideal BI Consulting. Il principale motore di questa crescita è stato l’import, che ha sfiorato i 18 milioni di casse da 9 litri. Sulla base di questo scenario, si prevede che il mercato vinicolo brasiliano nel suo complesso possa superare i 22 miliardi di reais nel 2026, dimostrando una notevole resilienza di fronte all’attuale situazione economica, sempre secondo Ideal BI Consulting.
A trainare la produzione locale è la Serra Gaucha, terra di emigranti italiani
La più grande regione vinicola del Brasile è la Serra Gaúcha, nel Rio Grande do Sul, terra di emigranti veneti e trentini. Già nel 2025 c’erano 200 marchi nazionali provenienti da terroir come Serra e Campanha Gaúcha, Serra do Sudeste, Campos de Cima da Serra, Serra Catarinense, Vales da Uva Goethe, Cerrado Goiano, Vale do São Francisco, Serra da Mantiqueira e Brasilia, che ha debuttato all’evento e ha già confermato il suo ritorno. Marchi tradizionali come Casa Valduga, Miolo, Aurora, Don Guerino, Pizzato e Nova Aliança hanno già garantito la loro presenza, accanto a realtà come Aprobelo (Monte Belo do Sul), Afavin (Farroupilha), Aprovale (Vale dos Vinhedos) e Altos Montes (Flores da Cunha).
Le cantine italiane: “Accordo Ue-Mercosur è una grande opportunità per l’export”
Il Vinitaly sudamericano rappresenta un momento importante per le cantine italiane, che dal 12 al 14 maggio avranno la possibilità di organizzare incontri mirati B2B organizzati con importatori e distributori, e di far degustare i propri prodotti direttamente ad un pubblico professionale selezionato, che potrà aprire nuovi mercati proprio mentre sta entrando in vigore l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur (che però deve essere ancora ratificato dai Parlamenti nazionali, compreso quello italiano). Tra le cantine presenti a Bento Gonçalves c’è Al.Si srl, una società che da vent’anni supporta l’export di oltre 60 realtà, quasi tutte di dimensioni medio-piccole, a conduzione familiare e in rappresentanza di tutte le regioni italiane.
“Abbiamo un portfolio che può soddisfare qualsiasi richiesta, dall’entry Level al top Premium”, dice Alessandra Bianchi, Responsabile Export – Brand Manager di Al.Si srl. “L’accordo Ue-Mercosur fornirà una concreta opportunità per affermare il made in Italy in tutto il Sudamerica, grazie alla riduzione drastica dei dazi finora imposti sui prodotti enogastronomici che sono molto alti, attualmente in Brasile tra il 18% e il 27%, più imposte interne come IPI e ICMS che possono portare il carico fiscale vicino al 50%. Si prevede quindi un aumento delle esportazioni dall’Italia verso il Brasile ma non solo, ed un aumento soprattutto tra i prodotti di qualità media-alta”.
