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Valsoia, crescere in tempo di crisi

Eccellente risultato trimestrale per il gruppo agro-alimentare bolognese, che realizza il 95% del fatturato in Italia – Lorenzo Sassoli: “Il segreto? Avere un progetto chiaro e perseguirlo”.

Valsoia, crescere in tempo di crisi

Crescere in tempo di crisi, realizzando il 95% del fatturato in Italia. E’  il miracolo Valsoia, azienda bolognese del settore alimentare che oggi ha presentato un’eccellente trimestrale, con tutti i dati in miglioramento, dopo un 2012 già nettamente positivo.

I ricavi a marzo sono di 21,832 milioni (+16,6% rispetto al primo trimestre dello scorso anno), Ebitda 2,6 milioni (+224,7%), utile netto 1,296 milioni (+1,8%), posizione debitoria 6,648 milioni contro 11,367 milioni al 31 dicembre 2012 e 16,423 milioni al 31 marzo 2012. “Nel periodo successivo alla chiusura del trimestre  – si legge in una nota – è proseguito il trend positivo delle vendite”.



Insomma la domanda di cibo e salute non cala. Gia nel 2012 le cose per Valsoia erano andate bene: fatturato a 93,3 milioni di euro (+63,8%), Ebitda di 9,432 milioni (+63,1%), utile netto di 4,490 milioni (+73.2%) con una distribuzione di dividendo di 0,170 euro per azione. Dopo l’entrata dei marchi Santa Rosa e Pomodorissimo ora si parla di nuove acquisizioni, ma il titolare Lorenzo Sassoli de Bianchi tiene a freno gli entusiasmi.

“Sul mio tavolo ci sono almeno 40 dossier aperti – dice – ma nessuno ha le caratteristiche giuste o prevale sull’altro”. Del resto il “segreto” di Valsoia è proprio quello di non avere fretta.

“Noi andiamo bene – sostiene Sassoli – perché fin dall’inizio abbiamo messo in campo un progetto e lo abbiamo perseguito. Siamo nati con un disegno innovativo, praticamente inventando il segmento che univa alimentazione e salute. Siamo andati in Borsa senza cercare liquidità, ma per crescere culturalmente, emancipando l’impresa dalla collocazione familiare, tipicamente italiana. E questo ci ha premiati”.

L’azienda nasce nel ’90 per volontà di Sassoli, un medico con salde radici imprenditoriali e, fin dalle origini, esplora un settore abbastanza inedito per l’Italia: quello dell’alimentazione salutistica. Valsoia si specializza nella produzione di alimenti vegetali, sfruttando le proprietà della soia e lungo questo cammino sceglie solo materie prime non geneticamente modificata e provenienti da Paesi con solidi controlli. La crescita matura nel tempo, un passo dopo l’altro, con l’aggiunta di prodotti: dal latte, al gelato, dagli alimenti a base di riso, ai cereali per la prima colazione. La quotazione è nel 2006 quando il giro d’affari è a 50 milioni di euro. Nel 2009 l’azienda guadagna il 91,38% in Borsa.

“Anche in un contesto euforico siamo rimasti coi piedi per terra – aggiunge Sassoli – in un momento in cui tutti tendevano a ingrandirsi indebitandosi senza troppi pensieri, grazie alla facilità di trovare denaro, siamo stati fermi, finché non è arrivata la giusta occasione, Santa Rosa. Perché vogliamo crescere anche per linee esterne, ma con marchi forti e non con qualsiasi cosa. Nel 2011 siamo riusciti a portare a casa questo marchio importante, con grandi potenzialità. Il segmento delle confetture infatti è in crescita, a differenza di altri dell’alimentare”.

Per Santa Rosa e Pomodorissimo, Valsoia firma un assegno a Unilever di 25 milioni circa, ma riesce a digerire l’esborso con una certa disinvoltura. “Avevamo della liquidità e non abbiamo mai voluto fare il passo più lungo della gamba”.

Da tempo si dice che l’impresa sia pronta per nuove acquisizioni. Chi per esempio? “L’identikit di quello che cerchiamo è sempre lo stesso: un marchio di nicchia, leader e italiano, visto che il nostro mercato è praticamente tutto interno”. Nessuna sofferenza a causa del calo dei consumi? “No, il nostro motto è bontà e salute e il consumatore ormai ci conosce. Cresciamo perché investiamo molto in ricerca e innovazione. Oggi, per esempio, stiamo studiando i sughi pronti a grassi zero. E’ una grande novità, per la dieta e la buona digestione”.

E gli investimenti in pubblicità? “Si, facciamo anche quelli. Santa Rosa era un bel marchio, ma una specie di bella addormentata nel bosco che andava risvegliata. Fra l’altro, come presidente di Upa, l’Associazione pubblicitari, sono convinto che una delle azioni utili per far ripartire la crescita sia la defiscalizzazione degli investimenti pubblicitari aggiuntivi. Questo potrebbe stimolare i consumi e dare fiato al sistema dei media che sta davvero soffrendo”. Nella doppia veste di imprenditore e presidente di Upa vede una luce in fondo al tunnel della crisi? “Qualche timido segnale si vede. Io sono convinto che abbiamo già toccato è il momento di cominciare la risalita”.

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