A distanza di sei mesi i presidenti di Stati Uniti e Cina, tornano a incontrarsi questa settimana mettendo sul tavolo una lunga serie di argomenti nel tentativo di stabilizzare i rapporti tesi a causa soprattutto delle tensioni commerciali e della guerra tra Stati Uniti e Israele con l’Iran. Donald Trump e Xi Jinping durante la visita a Pechino discuteranno di Iran, Taiwan, intelligenza artificiale e armi nucleari, mentre valuteranno l’estensione dell’accordo sui minerali critici, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi a Reuters. Intanto negli Stati Uniti industriali e legislatori lanciano a Trump un messaggio allarmante: non bisogna aprire le porte alle auto cinesi
Trump dovrebbe arrivare a Pechino mercoledì, in vista dei colloqui previsti per giovedì e venerdì. E’ il suo primo viaggio in Cina dal 2017, perchè lo scorso ottobre i due leader si erano incontrati in Corea del Sud, dove avevano concordato di sospendere una dura guerra commerciale che aveva visto gli Stati Uniti imporre dazi a tre cifre sui prodotti cinesi a cui Pechino aveva risposto minacciando di limitare l’offerta globale di terre rare.
Previsti accordi su aerei, agricoltura e commercio
Secondo quanto riferito dai funzionari, gli Stati Uniti e la Cina dovrebbero concordare la creazione di forum per facilitare gli scambi commerciali e gli investimenti reciproci, con la Cina che dovrebbe annunciare acquisti relativi ad aerei Boeing, prodotti agricoli ed energetici a stelle e strisce.
Durante i colloqui dovrebbero essere annunciati ufficilamente anche i piani per una Borsa merci e una Borsa investimenti anche se tali meccanismi potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti prima di poter essere implementati, ha detto uno dei funzionari.
I due Paesi discuteranno anche del prolungamento della tregua nella loro guerra commerciale che consente il flusso di minerali delle terre rare dalla Cina agli Stati Uniti, sebbene non sia ancora chiaro se tale accordo verrà esteso questa settimana, ha affermato il funzionario. Ciononostante, si è detto fiducioso che l’accordo, concluso lo scorso autunno e tuttora in vigore, verrà alla fine prorogato. “Non è ancora scaduto”, ha detto il funzionario ai giornalisti. “Sono fiducioso che annunceremo un’eventuale proroga al momento opportuno.” Lo scorso febbraio Trump ha lanciato una riserva di minerali per contrastare la Cina con un finanziamento da 12 miliardi di dollari
Lo scorso febbraio, la Corte Suprema aveva stabilito che Trump non aveva l’autorità per imporre molti dei suoi dazi sulle importazioni in tutto il mondo. Ha promesso di reintrodurre alcuni dazi utilizzando altri mezzi legali.
Le questioni più spinose: Taiwan, armi nucleari, Iran e AI
Ma durante gli incontri verranno affrontati anche argomenti ben più spinosi, da tempo fonte di tensione tra Stati Uniti e Cina, tra cui l’Iran, Taiwan e le armi nucleari.
La Cina mantiene legami con l’Iran e rimane un importante consumatore delle sue esportazioni petrolifere. Trump ha fatto pressioni sulla Cina affinché usasse la sua influenza per spingere Teheran a raggiungere un accordo con Washington e porre fine al conflitto iniziato quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran alla fine di febbraio. L’amministrazione Trump ha anche esercitato pressioni sulla Cina in merito ai suoi rapporti con la Russia.
“Il presidente ha parlato più volte con il segretario generale Xi Jinping in merito alla questione iraniana e a quella russa, comprese le entrate che la Cina fornisce a entrambi i regimi, nonché beni, componenti e parti a duplice uso, per non parlare del potenziale delle esportazioni di armi”, ha affermato uno dei funzionari. “Mi aspetto che tale dialogo prosegua”.
Nel frattempo, Xi è rimasto deluso ultimamente dai rapporti con Washington riguardo a Taiwan. Gli Stati Uniti rimangono il principale sostenitore internazionale e fornitore di armi per l’isola governata democraticamente, che Pechino rivendica come proprio territorio cinese. La Cina ha intensificato la sua presenza militare vicino a Taiwan negli ultimi anni, ma la politica degli Stati Uniti non cambierà, ha affermato il funzionario. Taiwan si è detta fiduciosa nello sviluppo stabile dei suoi rapporti con gli Stati Uniti, ma spera che non ci siano “sorprese”.
Altro tema sensibile è quello dell‘intelligenza artificiale. I collaboratori di Trump hanno espresso crescente preoccupazione per i modelli avanzati sviluppati in Cina e hanno ritenuto che le due parti avessero bisogno di “un canale di comunicazione” per evitare conflitti derivanti dal loro utilizzo. L’incontro potrebbe essere l’occasione per avviare un dialogo e valutare se sia opportuno stabilire un canale di comunicazione sulle questioni relative all’intelligenza artificiale”, ha dichiarato uno dei funzionari.
La speranza di avviare colloqui riguarda anche il tema delle armi nucleari, sebbene la Cina rimanga riluttante a discutere del proprio arsenale. Il governo cinese ha comunicato privatamente agli Stati Uniti di “non avere alcun interesse a sedersi a un tavolo e discutere di alcun tipo di controllo degli armamenti nucleari o di argomenti simili in questo momento”, ha affermato il funzionario.
I timori degli industriali e legislatori statunitensi: non aprite le porte alle auto cinesi
Intanto negli Stati Uniti c’è chi guarda con qualche timore ai colloqui. L’industria automobilistica e i legislatori di entrambi gli schieramenti stanno lanciano a Trump un messaggio semplice: per favore, non offrite alla Cina alcun accesso al mercato automobilistico statunitense.
Lo scorso gennaio, Trump aveva dichiarato al Detroit Economic Club che sarebbe “fantastico” se le case automobilistiche cinesi volessero costruire stabilimenti negli Stati Uniti e assumere americani, aggiungendo: “Mi piacerebbe molto. Che la Cina venga, che il Giappone venga”. Le sue dichiarazioni hanno fatto scattare l’allarme in un settore che aveva sistematicamente esercitato pressioni sulle amministrazioni che si sono succedute nel tempo per far sì di escludere le auto cinesi dal mercato statunitense, imponendo rigide norme sulla sicurezza dei dati e dazi elevati sui veicoli elettrici. Così, case automobilistiche, fornitori, siderurgici, sindacati e politici hanno incrementato le pressioni, sostenendo che le case automobilistiche cinesi, con un sostegno statale illimitato, una scala produttiva enorme, un vantaggio tecnologico nel settore dei veicoli elettrici e prezzi stracciati, schiaccerebbero i produttori nazionali e stranieri, svuotando il nucleo della base manifatturiera statunitense.
Il democratico Connected Vehicle Security Act, che ha un disegno di legge gemello bipartisan alla Camera dei Rappresentanti, codificherebbe una norma sui dati che di fatto vieta i veicoli cinesi, introdotta dall’ex presidente Joe Biden, rendendo estremamente difficile un’eventuale revoca. Il disegno di legge della Camera andrebbe oltre, vietando le collaborazioni industriali con aziende cinesi. “Ogni veicolo sulle strade americane è un dispositivo mobile di raccolta dati, che cattura informazioni su posizione, movimento, persone e infrastrutture in tempo reale, e non possiamo permettere che veicoli o componenti cinesi facciano parte di questo sistema”, hanno affermato in una dichiarazione congiunta i promotori dell’iniziativa, Debbie Dingell, democratica, e John Moolenaar, repubblicano.
