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Dazi, la Corte Suprema Usa boccia le tariffe di Trump che replica: “Vergognoso, ma ho un piano B”

Sconfitta sonora di Trump. Secondo la Corte Suprema a maggioranza conservatrice, la Costituzione dà al Congresso e non al presidente il potere di imporre dazi. L’Ue: “Attendiamo chiarezza”

Dazi, la Corte Suprema Usa boccia le tariffe di Trump che replica: “Vergognoso, ma ho un piano B”

Clamoroso a Washington: la Corte Suprema ha bocciato i dazi di Donald Trump. Se sull’Ice a Minneapolis a far da contrappeso all’autoritarismo del presidente erano stati migliaia di cittadini scesi in piazza a protestare, sui dazi è l’Alta Corte a riportarlo nei ranghi.

Con sei voti a favore – tre dei quali arrivati da giudici conservatori –, e tre contrari, i giudici della Corte Suprema hanno stabilito che il presidente statunitense non può imporre dazi in base all’International Emergency Powers Act, la norma a cui ha fatto ricorso la Casa Bianca per giustificare le tariffe applicate a gran parte del mondo. La Costituzione Usa dà infatti al Congresso, e non al presidente, l’autorità di stabilire tasse e dazi. 

Una sentenza “vergognosa”: sarebbe questo il primo commento dell’inquilino della Casa Bianca, secondo quanto riferito dalla Cnn. La sentenza, de facto, rende illegittimi gran parte dei dazi da lui imposti e potrebbe avere conseguenze enormi sull’economia mondiale, anche se Trump ha già dichiarato di avere un piano B. Non solo, il presidente Usa, dall’inizio del suo secondo mandato, ha sempre utilizzato le tariffe come un’arma per ottenere ciò che voleva dagli altri Paesi. Adesso non potrà più farlo. 

Cosa ha stabilito la Corte Suprema sui dazi

La sentenza non riguarda tutti i dazi di Trump. Restano ad esempio in vigore quelli imposti su singole categorie, come su acciaio e alluminio, utilizzando leggi diverse dopo le indagini su settori ritenuti strategici. La decisione incide invece su altre due categorie: sui “dazi reciproci” imposti praticamente a tutti i Paesi del mondo, apparentemente per riparare i deficit commerciali, e su quelli applicati a Messico, Canada e Cina, affermando che questi Paesi sono responsabili del flusso di fentanyl illegale negli Stati Uniti. 

Guerra al Fentanyl e deficit commerciali sono infatti le due emergenze nazionali a cui Trump si è appellato per ricorrere all’International Emergency Powers Act, una norma che dà al presidente il potere di affrontare “minacce straordinarie” in situazioni emergenziali e gli permette anche di “regolare” l’importazione” di “beni esteri”. La legge approvata nel 1977 non fa però alcun riferimento esplicito ai dazi, che sono di competenza esclusiva del Congresso, così come le tasse, e per i quali sono state concesse solo alcune deleghe al presidente.   

La Corte Suprema ha dunque stabilito che il presidente non poteva utilizzare i suoi poteri esecutivi per imporre le tariffe doganali. A votare a favore di questa decisione, oltre ai tre giudici liberali Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, anche tre conservatori: Amy Coney Barret, Neil Gorsuch e il chief justice John Roberts. Contrari gli altri tre conservatori, Clarence Thoms, Samuel Akito e Brett Kavanaugh.  

È la prima volta che l’Alta Corte boccia definitivamente una delle politiche del secondo mandato di Trump. In altri ambiti, la maggioranza conservatrice gli aveva finora concesso ampia libertà di dispiegare il potere esecutivo in modi innovativi. Stavolta però il presidente si è spinto troppo oltre. “Se il Congresso avesse voluto conferire il potere distinto e straordinario di imporre dazi, lo avrebbe fatto espressamente”, ha scritto il giudice capo, John Roberts.

Le conseguenze della decisione. Trump: “Ho un piano B”

Conseguenza numero uno: da oggi in poi, Donald Trump non potrà più usare i dazi come arma per imporre agli altri Stati il suo potere e costringerli a fare quello che vuole. Per “piegare” i propri interlocutori dovrà pensare ad altri escamotage o comunque passare per il Congresso. Numero due: l’amministrazione Usa rischia di dover risarcire migliaia di imprese che hanno pagato che hanno pagato tariffe su tutto quello che hanno incassato. E tre: il commercio mondiale ripiomba nell’incertezza, anche se i mercati per il momento festeggiano.

Nonostante la sconfitta giudiziaria, l’amministrazione Trump ha già preannunciato non voler non rinunciare alla sua strategia di pressione commerciale. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti cercheranno di mantenere il maggior numero possibile di dazi invocando altre giustificazioni legali, come le norme sulla sicurezza nazionale o le azioni di ritorsione contro pratiche commerciali sleali. Lo stesso Trump ha confermato di essere pronto a un “piano B”, segnalando che la battaglia sulle barriere doganali si sposterà ora su nuovi terreni normativi.

Ue: “Attendiamo chiarezza dagli Usa”

Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l’amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle“. Lo dichiara un portavoce della Commissione Ue dopo la bocciatura dei dazi Usa da parte della Corte Suprema.

La decisione della Corte Suprema dimostra che i dazi imposti da Donald Trump sono “ingiustificati”, è il primo commendo del governo del Canada, uno dei Paesi più colpiti dalla politica tariffaria del presidente americano.

Il governo britannico, da parte sua, ha annunciato che avvierà consultazioni con l’amministrazione di Donald Trump per chiarire l’impatto sul Regno Unito della decisione della Corte Suprema Usa. Londra ha assicurato sostegno alle imprese in attesa di ulteriori dettagli, sottolineando di godere già di dazi reciproci tra i più bassi al mondo. Secondo il governo, indipendentemente dallo scenario, la relazione commerciale privilegiata con gli Stati Uniti dovrebbe restare invariata, anche grazie a un accordo che limita al 10% le tariffe sulla maggior parte dei prodotti britannici.

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