L’Ue rivede il suo piano per il clima. Dopo una maratona negoziale durata più di 24 ore, l’Europa trova la quadra sul nuovo obiettivo climatico al 2040: riduzione del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. Un’intesa a maggioranza qualificata, tutt’altro che scontata, che arriva alla vigilia della Cop30 in Brasile e che segna una svolta politica nella traiettoria del Green Deal. Ma Bruxelles non si ferma e contestualmente vara anche il nuovo piano per l’Alta Velocità ferroviaria, con l’obiettivo di connettere il continente entro quindici anni a oltre 200 km/h.
Accordo Ue sul clima, i nuovi target, il ruolo dell’Italia
Il compromesso sul tavolo è frutto di un delicato equilibrio tra ambizione climatica e realismo politico. Alla fine, i ministri dell’Ambiente dei 27 hanno approvato il target del -90% con un pacchetto di flessibilità che consente di includere nel calcolo fino al 5% di crediti internazionali di carbonio, ovvero compensazioni realizzate fuori dall’Ue tramite progetti di riforestazione o investimenti in rinnovabili. Un ulteriore 5% potrà essere utilizzato per coprire sforzi nazionali.
È stata proprio l’Italia a spingere per questa clausola, insieme a Francia e Polonia, contro la linea più rigida di Germania e Spagna. E alla fine Roma ha vinto la partita. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di “buon compromesso”, sottolineando come il testo riconosca le istanze italiane sul rinvio di un anno dell’Ets, sul riconoscimento dei biocarburanti e sull’aumento dei crediti di carbonio.
L’accordo è passato con il voto contrario di Slovacchia, Ungheria e Polonia e l’astensione di Belgio e Bulgaria. Nonostante ciò, la presidenza danese ha potuto rivendicare il sostegno di 21 Paesi, pari all’81,9% della popolazione europea: una maggioranza sufficiente a blindare il nuovo target in vista del passaggio al Parlamento europeo previsto per metà novembre.
Revisione biennale e “freno di emergenza”
Il testo approvato introduce anche due strumenti chiave: una clausola di revisione biennale, che obbligherà la Commissione europea a verificare ogni due anni lo stato di avanzamento del piano, e un “freno di emergenza” per rivedere temporaneamente gli obiettivi in caso di crisi economiche o energetiche. Una concessione richiesta da diversi governi, ma che non è piaciuta al commissario europeo al Clima, Wopke Hoekstra. “Citare esplicitamente una revisione dell’obiettivo 2040 – ha avvertito – rischia di creare incertezza e scoraggiare gli investitori”
Ma l’urgenza politica di arrivare a un’intesa in vista della Cop30 di Belém, in Brasile, ha prevalso su tutto. Per l’Ue, il nuovo obiettivo rappresenta la base su cui costruire il proprio contributo globale al taglio delle emissioni per il prossimo decennio, in un contesto internazionale in cui gli Stati Uniti di Donald Trump si sono di fatto sfilati dalla leadership climatica.
Via al piano dell’Alta Velocità europea
Bruxelles ha presentato anche il nuovo piano d’azione per l’Alta Velocità ferroviaria, che mira a realizzare entro il 2040 una rete transeuropea più veloce, interoperabile e sostenibile. L’obiettivo è ridurre drasticamente i tempi di percorrenza e rendere il treno un’alternativa concreta ai voli di corto raggio.
Secondo le stime della Commissione, si potrà viaggiare da Berlino a Copenaghen in quattro ore, contro le sette attuali, o da Sofia ad Atene in sei ore, la metà del tempo di oggi. Nuovi corridoi ad Alta Velocità collegheranno anche Parigi a Lisbona via Madrid e le capitali baltiche, creando un tessuto infrastrutturale capace di unire economia, turismo e sostenibilità. Il piano si fonda sulla rete TEN-T e prevede quattro direttrici operative: eliminare le strozzature transfrontaliere, coordinare i finanziamenti nazionali, migliorare il quadro normativo (dalla biglietteria integrata ai sistemi digitali di gestione) e rafforzare la governance europea dei trasporti.
Combustibili puliti e investimenti per 100 miliardi
Parallelamente, Bruxelles ha annunciato un pacchetto da 100 miliardi di euro per sviluppare combustibili rinnovabili e a basse emissioni nel settore aereo e marittimo. L’obiettivo è mobilitare entro il 2027 almeno 2,9 miliardi di fondi europei, tra cui 2 miliardi per i carburanti alternativi sostenibili tramite InvestEU, 300 milioni dalla Banca europea dell’idrogeno e quasi 450 milioni dal Fondo per l’innovazione.
La Commissione lavorerà inoltre a un meccanismo di mercato per collegare produttori e acquirenti di carburanti verdi, ridurre il rischio d’investimento e garantire stabilità dei prezzi. È un tassello strategico per centrare gli obiettivi di RefuelEU Aviation e FuelEU Maritime, che puntano a decarbonizzare i trasporti più difficili da elettrificare.
Con il doppio annuncio sul clima e sui trasporti, Bruxelles prova a cambiare marcia. Non più solo regole e vincoli, ma un progetto industriale che guarda alla competitività, alla crescita e alla coesione del continente. È il segnale di una nuova fase del Green Deal: meno ideologia, più pragmatismo.
