Prima l’indiscrezione, poi la frenata. Dopo che il Financial Times ha scritto che il presidente Volodymyr Zelensky sarebbe pronto ad annunciare il 24 febbraio elezioni presidenziali e un referendum su un eventuale accordo di pace con la Russia, dall’ufficio del capo dello Stato arriva una parziale frenata: “Finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci”.
Una presa di posizione che raffredda subito il clima. Per Kiev la priorità resta la sicurezza, non il calendario elettorale. Senza garanzie concrete e senza progressi reali verso la fine delle ostilità, nessuna data può essere fissata.
Il 24 febbraio e la finestra di maggio
Secondo il FT, il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa, sarebbe la data scelta per presentare un piano che prevede voto presidenziale e referendum entro il 15 maggio. L’indiscrezione, basata su fonti ucraine ed europee coinvolte nei preparativi, parla anche di un possibile intervento legislativo tra marzo e aprile per rendere compatibili le elezioni con la legge marziale.
Si tratterebbe di un passaggio importante. Con la guerra in corso, in Ucraina milioni di cittadini sono sfollati e circa un quinto del territorio è sotto occupazione russa. Finora Zelensky ha sempre sostenuto che organizzare elezioni in queste condizioni fosse impossibile. L’ipotesi di andare alle urne segnerebbe dunque un cambio di passo.
Le pressioni della Casa Bianca
Dietro l’accelerazione, sempre secondo il Financial Times, ci sarebbero le pressioni dell’amministrazione di Donald Trump. Washington avrebbe sollecitato Kiev a tenere entrambe le votazioni entro metà maggio, collegando la tempistica alle garanzie di sicurezza proposte dagli Stati Uniti.
Zelensky ha riferito nei giorni scorsi che la Casa Bianca punta a chiudere il dossier guerra in primavera, con l’obiettivo di arrivare a documenti firmati entro giugno. “Vogliono un programma chiaro”, ha spiegato, delineando un’agenda serrata. Secondo quanto già riportato da Reuters, l’eventuale accordo di pace sarebbe comunque sottoposto a referendum popolare insieme alle elezioni nazionali.
Il rischio di votare sotto le bombe
Il nodo resta tutto qui: si può votare mentre la guerra continua? La legge marziale vieta elezioni nazionali. Centinaia di migliaia di soldati sono al fronte, le infrastrutture energetiche sono bersaglio costante di attacchi, intere regioni subiscono blackout. Solo nelle ultime ore Kiev ha parlato di una situazione energetica “molto difficile” dopo nuovi bombardamenti, mentre Mosca ha dichiarato di aver intercettato 108 droni ucraini su diverse regioni russe.
Esperti elettorali citati dal quotidiano britannico avvertono che i tempi ipotizzati sarebbero estremamente stretti e che, senza un cessate il fuoco, il rischio di interferenze o attacchi ai seggi sarebbe concreto. Una partecipazione insufficiente potrebbe mettere in discussione la legittimità del risultato.
Mosca osserva, ma non commenta
Dal Cremlino la linea è attendista. Il portavoce Dmitry Peskov ha definito “prematuro” commentare le notizie sulle possibili elezioni e sul referendum in Ucraina, evidenziando che, allo stato attuale, non esistono dichiarazioni ufficiali da parte di Kiev. Peskov ha parlato di informazioni circolate attraverso la stampa e di versioni contrastanti provenienti da fonti diverse, invitando a fare riferimento solo a comunicazioni formali. Finché non ci saranno atti ufficiali, la posizione russa resta sospesa.
Anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha mantenuto la stessa linea, affermando che Mosca non ha ricevuto alcun piano di pace in venti punti tramite canali ufficiali o informali. Un segnale che, per ora, il Cremlino considera il dossier ancora nel campo delle indiscrezioni, non delle decisioni concrete.
Ucraina: Europarlamento approva il prestito da 90 miliardi a Kiev
Intanto a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato un credito complessivo da 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per il biennio 2026-2027, con 458 voti favorevoli, 140 contrari e 44 astensioni.
Il cosiddetto “prestito di sostegno all’Ucraina” è stato adottato con procedura d’urgenza insieme agli atti legislativi collegati, per consentire un rapido invio degli aiuti mentre la guerra entra nel suo quinto anno. L’obiettivo dichiarato è coprire le esigenze finanziarie più urgenti del Paese e garantire la continuità dei servizi essenziali.
“Accolgo con favore la rapida adozione da parte del Parlamento europeo della nostra proposta di prestito aggiuntivo di 90 miliardi di euro per l’Ucraina” – ha commentato su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – “il coraggio dell’Ucraina è incrollabile e lo è anche la determinazione dell’Europa a stare al suo fianco. Oggi e domani. Perché un’Ucraina forte rende tutta l’Europa più sicura“.
Sulla stessa linea la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: “con l’importante voto di oggi che ha approvato un prestito di 90 miliardi di euro, il Parlamento europeo ha fornito un’ancora di salvezza vitale per l’Ucraina. Ciò garantirà la continuità dei servizi pubblici essenziali, mentre la difesa dell’Ucraina rimarrà forte. Perché proteggere l’Ucraina significa salvaguardare la sicurezza dell’Europa. Perché sostenere l’Ucraina significa aprire la strada a una pace duratura”.
Zelensky insiste su un punto. Senza pressioni sufficienti su Mosca e senza garanzie solide per l’Ucraina, la pace non è possibile. Ogni attacco, ha scritto, mina la fiducia nel percorso diplomatico.
L’anniversario del quarto anno di guerra potrebbe – forse – diventare una data spartiacque. Ma tra indiscrezioni, smentite e una guerra che non si ferma, il cammino verso le urne resta legato a una sola variabile: la sicurezza.
