Si apre oggi la seconda giornata del trilaterale di Abu Dhabi tra Ucraina, Stati Uniti e Russia, con l’obiettivo dichiarato di trovare un “punto di svolta negoziale” per porre fine al conflitto. Il vertice, iniziato ieri negli Emirati Arabi Uniti, rappresenta una delle rare occasioni di confronto faccia a faccia dall’inizio dell’invasione russa nel 2022.
Il vertice è stato anticipato dall’annuncio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: a Davos, infatti, è stata raggiunta un’intesa con il presidente statunitense Donald Trump per la fornitura di missili PAC-3 per il sistema di difesa aerea Patriot, senza però specificarne il numero. La notizia arriva mentre l’Ucraina continua a subire attacchi russi su larga scala, inclusi raid notturni con oltre 100 droni, lasciando dietro di sé un bilancio di vittime, feriti e danni alle infrastrutture energetiche.
Sul piano internazionale, la guerra resta un tema centrale anche per la Nato. La nuova Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti, pubblicata dal Pentagono, parla di una Russia “minaccia persistente ma gestibile” per il fianco est europeo. Una definizione che sottolinea la necessità di tenere alta la guardia.
Trilaterla Ucraina-Usa-Russia: cosa è emerso dal primo incontro
Secondo fonti vicine alle trattative, la prima giornata di colloqui si è svolta senza annunci di risultati concreti, ma con l’impegno delle delegazioni a proseguire oggi, come previsto dal programma. I negoziati sono stati definiti “informali” nelle prime ore, ma successivamente sono diventati un confronto vero e proprio, anche se non è chiaro se russi e ucraini siano stati nella stessa stanza o abbiano parlato separatamente.
A rappresentare gli Stati Uniti ai negoziati sono gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati ad Abu Dhabi dopo un incontro a Mosca con Vladimir Putin. Per l’Ucraina, oltre al capo negoziatore Rustem Umerov, ci sono il capo dello staff Kyrylo Budanov e il consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia. Da Mosca la delegazione è guidata dall’ammiraglio Igor Kostyukov a capo di una squadra di alti funzionari del ministero della Difesa, tutti militari. Nel corso della giornata, il capo della delegazione ucraina Rustem Umerov ha descritto l’incontro come un tentativo di individuare i “parametri per porre fine alla guerra” e ha confermato che oggi si uniranno alla delegazione altri membri chiave, tra cui il capo di Stato Maggiore Andrii Hnatov e il vice capo dell’intelligence Vadym Skibitskyi.
Il Donbass resta l’ostacolo più grande
Al centro del confronto resta la questione territoriale, con il Donbass come nodo principale. La Russia chiede che l’Ucraina ritiri le proprie truppe dalle aree orientali, in particolare dalla regione di Donetsk, ancora in parte sotto controllo ucraino, e considera questo ritiro una condizione imprescindibile per qualsiasi accordo di pace duraturo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito che “le forze ucraine devono lasciare il Donbass”. Kiev, però, respinge categoricamente l’ipotesi di cedere territori difesi con enorme sacrificio e richiama il principio della sovranità e dell’integrità territoriale. Per Zelensky, il dialogo deve partire dal rispetto dei confini ucraini, e qualsiasi soluzione che passi attraverso la rinuncia al controllo del Donbass viene considerata inaccettabile, soprattutto dopo anni di combattimenti e perdite umane. “È ancora troppo presto per trarre conclusioni” ha detto il leader ucraino sul contenuto dei colloqui, precisando che il dialogo dovrà essere portato avanti non solo “perché lo vuole l’Ucraina”, ma anche perché in Russia si sviluppi una volontà reale di pace.
L’urgenza dei Patriot: la difesa aerea come priorità
Il massiccio attacco notturno russo contro le infrastrutture energetiche ucraine ha dimostrato, secondo Zelensky, che gli accordi sulla difesa aerea siglati a Davos devono essere “pienamente attuati”. La promessa di munizioni per i Patriot rappresenta un elemento chiave per la capacità difensiva dell’Ucraina, soprattutto in un momento in cui i raid con droni e missili continuano a colpire città e infrastrutture.
Il rafforzamento della difesa aerea potrebbe anche influire sulle dinamiche negoziali: se Kiev aumenta la capacità di resistere ai raid, potrebbe negoziare da una posizione più forte, ma Mosca potrebbe interpretare la mossa come un segnale di sostegno militare duraturo da parte degli Stati Uniti, complicando ulteriormente il dialogo.
