“L’America è tornata all’età dell’oro” sostiene il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel discorso sullo stato dell’Unione più lungo della storia: 108 minuti tra silenzi e proteste dei Democratici. Il Presidente ha parlato di tutto: dall’economia alla decisione della Corte Suprema sui dazi, dall’Iran e dall’Ucraina alla lotta all’immigrazione ma soprattutto ha fatto, come al solito, l’apologia di stesso. Non la pensano però come lui gli americani e un sondaggio recentissimo dice che il 57% dei cittadini degli States non approva la sua politica economica. Trump percepisce che, andando avanti così, rischia seriamente di perdere le elezioni di mid-term almeno alla Camera e vede su di sè l’ombra dell’impeachment, come lui stesso ha detto in altre occasioni.
Al di là della lunghezza del discorso, chi si aspettava chiarimenti sul futuro dei dazi è rimasto deluso: Trump ha ancora una volta attaccato la bocciatura della Corte Suprema ma non ha fornito lumi sul futuro. Solo sull’Iran è parso propendere per una soluzione diplomatica anche se ha ricordato che “Teheran ha sviluppato missili che possono colpire l’Europa e gli Stati Uniti”. Poi ha detto: “Preferisco la soluzione diplomatica ma l’Iran non avrà mai il nucleare”. Sul Venezuela ha invece sostenuto che le cose stanno andando meglio dopo la cattura del dittatore Maduro. Niente di veramente nuovo sull’Ucraina. Silenzio sull’Europa e soprattutto silenzio sullo scandalo Epstein. Se Trump pensava di ribaltare gli orientamenti dell’opinione pubblica americana, che comincia a percepire i danni della sciagurata politica dei dazi, non ha centrato l’obiettivo ma Donald è imprevedibile ed è anche il primo a sapere che solo una grossa novità in politica internazionale può momentaneamente far dimenticare i suoi guai interni.
Su Trump sondaggi impietosi
L’ultimo sondaggio in ordine di tempo è di Washington Post-Abc-Ipsos. E per Trump è impietoso: il 60% degli americani non lo approva: per ritrovare un indice di gradimento così basso bisogna riandare al giorno dell’attacco al Congresso il 6 gennaio 2021.
Il presidente riceve delle bocciature sonore soprattutto sui temi che gli stanno più a cuore, gli stessi che gli hanno consentito di tornare alla Casa Bianca. Inflazione? Lo approva solo il 32%, complici anche i dazi e i data center per l’IA che hanno fatto salire i prezzi, mentre sull’economia il 57% disapprova la sua gestione. Percentuali simili anche sull’immigrazione: dopo gli incidenti di Minneapolis e le tattiche usate dall’Ice e dal Border Control per la detenzione e la deportazione di migranti, sei italiani su 10 si oppongono alle politiche del presidente. Il 56% degli elettori è poi convinto che Trump non sia impegnato a proteggere i diritti e le libertà degli americani, mentre un 54% si oppone all’uso della forza militare per forzare cambiamenti in Paesi stranieri, leggasi Iran.
Trump sui dazi: “Dalla Corte Suprema decisione infelice”
Con quattro dei nove giudici seduti davanti a lui in prima fila, a cui stringe la mano, Trump evita l’aggettivo “vergognoso” usato dopo la bocciatura ricevuta venerdì scorso e sui dazi parla più diplomaticamente di “decisione infelice” da parte della Corte Suprema. “La buona notizia – ha aggiunto – è che quasi tutti i Paesi e le aziende vogliono mantenere l’accordo, sapendo che il potere legale che possiedo potrebbe rendere l’accordo molto peggiore per loro”. Secondo il tycoon, “continuiamo a procedere lungo la strada giusta: nonostante questa deludente sentenza, questi dazi a tutela della pace rimarranno in vigore. Sono stati testati a lungo; non sarà necessaria alcuna azione del Congresso. I dazi solleveranno il grande onere finanziario dal popolo che amo”, ha concluso Trump. In realtà, i nuovi dazi globali del 15% saranno in vigore solo per 150 giorni senza una proroga del Congresso.
Trump sull’economia
Di fronte a sondaggi disastrosi, Trump al Congresso punta molto su questo tema, lo stesso che lo ha riportato alla Casa Bianca: “Ho ereditato l’inflazione più alta della storia ma in pochi mesi l’abbiamo fatta calare. I prezzi della benzina sono scesi, i tassi sui mutui sono i minimi da quattro anni”, ha affermato Trump, che ha poi fatto riferimento ai record messi a segno da Wall Street nel suo anno di presidenza e all’occupazione: “Il 100% dei posti di lavoro creati sotto la mia amministrazione sono nel settore privato”. Gli ultimi dati mostrano in realtà che nel quarto trimestreil Pil americano è cresciuto dell’1,4%, molto meno delle attese del mercato, che puntava su un incremento del 2,8%, mentre sul fronte dei prezzi, l’indice Pce – il parametro di riferimento della Federal Reserve per valutare le pressioni inflazionistiche – è salito a dicembre al 2,9% sopra le attese degli analisti che scommettevano su un +2,8%.
Il presidente passa poi alle promesse: dice che, nonostante la costante crescita del debito pubblico, effettuerà nuovi tagli alle tasse sia per le persone che per le corporation, e che farà pagare ai colossi Hi-Tech che costruiscono data center per l’IA i costi che ora sono in aumento per l’elettricità in quelle comunità, in modo che non pesino sulla gente comune. Promette ancora di porre fine al costo assolutamente inflazionato dei medicinali ordinati su prescrizione medica e di dare un sostegno federale fino a 1.000 dollari per i lavoratori senza un piano pensionistico offerto dal datore di lavoro. Infine dà al vicepresidente JD Vance l’incarico di portare avanti la “guerra alle frodi” per riportare in pareggio il bilancio a stelle e strisce.
Trump sull’Iran: “Hanno missili che possono minacciare l’Europa”
“Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare“, ha detto Donald Trump durante il discorso sullo Stato dell’Unione. L’Iran “ha già sviluppato missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi all’estero”, ha aggiunto. “E stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti d’America“.
A stretto giro è arrivata anche la reazione di Teheran, con il ministero degli Esteri iraniano che ha respinto le affermazioni degli Stati Uniti sul suo programma missilistico definendole “grandi bugie”. “Qualunque cosa stiano affermando riguardo al programma nucleare iraniano, ai missili balistici iraniani e al numero di vittime durante i disordini di gennaio, è semplicemente la ripetizione di ‘grandi bugie’“, ha dichiarato il portavoce del Ministero Esmaeil Baqaei su X.
Nelle quasi due ore di discorso, Trump ha brevemente fatto riferimento all’Ucraina: Gli Stati Uniti “stanno lavorando molto duramente per porre fine alla nona guerra, quella fatta di uccisione e stragi in corso tra Russia e Ucraina, dove ogni mese muoiono 25 mila soldati”, ha affermato, ripetendo poi il solito mantra: “La guerra non sarebbe mai iniziata sotto la mia presidenza”.
(Ultimo aggiornamento: ore 8.23 del 25 febbraio).
