Il presidente statunitense Donald Trump ha approvato un piano in 28 punti per favorire un accordo di pace tra Russia e Ucraina. Secondo ricostruzioni di più fonti giornalistiche – in particolare Axios e Financial Times -, imporrebbe all’Ucraina concessioni molto ampie sul piano territoriale, militare e politico, al punto che diversi osservatori lo giudicano addirittura “modellato sulle richieste del Cremlino”. Kiev, otterrebbe in cambio vaghe garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti contro future aggressioni.
Alla stesura del piano avrebbero partecipato il negoziatore speciale Steve Witkoff, il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e Jared Kushner, genero del presidente. Le consultazioni hanno coinvolto anche l’inviato russo Kirill Dmitriev, mentre Qatar e Turchia hanno partecipato come facilitatori in alcuni passaggi. Ma cosa contiene esattamente il documento?
Cosa prevede il piano di Trump per la pace in Ucraina: Crimea e Donbass alla Russia
Il fulcro del piano riguarda soprattutto la ridistribuzione del controllo territoriale. Rubio, commentando su X, ha affermato che mettere fine a una guerra così complessa richiede “idee serie e realistiche” e “concessioni difficili ma necessarie” da entrambe le parti.
Axios: territori ceduti, limiti militari e garanzie Usa
Secondo Axios, il cuore della proposta statunitense consiste nella cessione alla Russia del controllo pieno delle regioni di Luhansk e Donetsk, che formano il Donbass, comprese le aree non ancora occupate da Mosca. Il piano prevederebbe che queste zone, pur riconosciute come russe dagli Stati Uniti e da altri Paesi coinvolti, siano trasformate in aree smilitarizzate, dove l’esercito russo non possa dispiegare truppe permanenti. In parallelo, nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia le attuali linee di contatto verrebbero sostanzialmente congelate, con restituzioni parziali concordate caso per caso.
In cambio delle concessioni territoriali, Washington offrirebbe a Kiev un pacchetto di garanzie di sicurezza contro future aggressioni russe, anche se nessuna fonte ha chiarito in cosa consisterebbero concretamente. Axios aggiunge che nella stesura del piano avrebbero avuto un ruolo anche Qatar e Turchia, che avrebbero facilitato una serie di incontri tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e il consigliere per la sicurezza nazionale ucraino Rustem Umerov.
La posizione di Kiev rimane però incerta: secondo alcune fonti, Umerov avrebbe negoziato elementi del testo contribuendo a modificarlo, mentre un funzionario ucraino ascoltato da Axios sostiene che il consigliere non avrebbe accettato alcuna delle condizioni principali. L’ultimo segnale di tensione è arrivato ad Ankara, dove Zelensky ha annullato un incontro previsto con Witkoff, presentandosi invece con un piano alternativo elaborato con i partner europei.
FT: esercito dimezzato, stop agli aiuti e riconoscimento del russo
Se Axios si concentra soprattutto sulla dimensione territoriale e sulle garanzie internazionali, il Financial Times aggiunge altri elementi che renderebbero il piano ancora più oneroso per Kiev. Secondo il giornale britannico, l’Ucraina dovrebbe accettare una drastica riduzione delle proprie forze armate, ridimensionate fino alla metà dell’attuale organico, e dovrebbe rinunciare all’assistenza militare statunitense, che verrebbe ritirata in modo strutturale. Il Paese si troverebbe così privo del sostegno che negli ultimi anni è stato essenziale per la sua difesa.
Il piano includerebbe inoltre il divieto di ospitare truppe straniere sul proprio territorio e la fine della fornitura di armi occidentali a lungo raggio, con cui l’Ucraina ha colpito più volte infrastrutture militari russe in profondità. A questo quadro si aggiungono clausole di natura politica e identitaria: FT sostiene che Kiev dovrebbe riconoscere il russo come lingua ufficiale dello Stato e attribuire un ruolo istituzionale alla Chiesa ortodossa russa presente in Ucraina. Due punti che, secondo le fonti del quotidiano, rispecchiano fedelmente obiettivi perseguiti dal Cremlino fin dal 2014.
Alcune persone che hanno visionato il documento lo descrivono come vago nella forma ma preciso nelle concessioni richieste, “fortemente orientato verso la Russia” e, secondo una definizione citata, “molto comodo per Putin”. Altre fonti ritengono che uno dei principali architetti del piano sia Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti e alleato stretto del presidente Putin.
Zelensky rifiuta il vertice di Ankara
Fonti ucraine riferiscono che Kiev non ha avuto alcun ruolo nella preparazione del piano. La decisione di Volodymyr Zelensky di far saltare l’incontro ad Ankara con l’emissario statunitense ha contribuito ad alimentare un clima già teso attorno al presunto piano di pace circolato nelle ultime settimane. Mentre Kiev respingeva l’ipotesi di discutere una proposta giudicata svantaggiosa, Donald Trump sosteneva pubblicamente di aver chiesto a Vladimir Putin di “lasciare agli Stati Uniti il compito di fermare la guerra”, presentandosi come il leader in grado di produrre un accordo rapido. Un diplomatico europeo, commentando a Reuters, ha definito le presunte proposte “un tentativo dell’amministrazione Trump di mettere Kiev all’angolo”. Ha però aggiunto che non può esistere alcuna soluzione che ignori la posizione dell’Ucraina e degli alleati europei.
In un messaggio pubblicato su X, Zelensky ha sottolineato il sostegno dell’Ucraina a “ogni iniziativa forte e giusta” per fermare il conflitto e ha espresso fiducia nella guida americana: “Solo il presidente Trump e gli Stati Uniti hanno la forza necessaria per porre fine a questa guerra”.
Mosca smentisce ogni piano ufficiale degli Usa
Ma a Mosca la risposta è stata tutt’altro che conciliante. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato alla testata Rbc che la Russia “non ha ricevuto alcuna proposta ufficiale dagli Stati Uniti” e che, se Washington avesse avuto un piano concreto, “lo avrebbe trasmesso attraverso i canali diplomatici abituali”, cosa che il Dipartimento di Stato non avrebbe fatto.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha ribadito che Mosca resta favorevole a riprendere i negoziati di Istanbul, sostenendo che l’interruzione del processo sia dipesa dalla “mancanza di volontà del governo ucraino di continuare il dialogo”.
