“Il petrolio del Venezuela è nostro”. Donald Trump affida a Truth l’annuncio che segna una svolta nei rapporti tra Washington e Caracas. Il presidente degli Stati Uniti rivendica il controllo diretto sulle risorse energetiche venezuelane e impone condizioni stringenti: il Venezuela consegnerà tra i 30 e i 50 milioni di barili di greggio agli Stati Uniti e utilizzerà i proventi esclusivamente per acquistare prodotti americani.
Secondo Trump, gli acquisti riguarderanno beni agricoli, medicinali e attrezzature per la rete elettrica e il settore energetico. “In altre parole – ha scritto – il Venezuela farà affari con gli Stati Uniti come suo principale partner. Una scelta saggia”. La Casa Bianca ha chiarito che Washington gestirà inizialmente la vendita del petrolio “a prezzo di mercato”, per un valore che supera i 2 miliardi di dollari secondo i prezzi del greggio di mercoledì.
Il blitz del 3 gennaio e l’arresto di Maduro
Le dichiarazioni arrivano a pochi giorni dal blitz militare statunitense del 3 gennaio a Caracas, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, trasferiti negli Stati Uniti.
Secondo il ministro dell’Interno venezuelano Diosdado Cabello, l’operazione – attribuita alla Delta Force – avrebbe provocato almeno 100 morti e numerosi feriti, tra militari e civili. Cabello ha parlato di una “terribile aggressione” e di una “strage”. Washington, al contrario, ha definito il raid un successo “tecnicamente perfetto”, senza perdite tra le forze americane.
Maduro è comparso in aula a New York il 5 gennaio, dichiarandosi non colpevole. È accusato di cospirazione per narcotraffico, terrorismo e importazione di cocaina negli Stati Uniti. La prossima udienza è fissata per il 17 marzo.
Petroliere sequestrate e ira di Mosca
Nel quadro del nuovo assetto imposto da Washington, gli Stati Uniti hanno avviato una serie di sequestri di petroliere tra l’Atlantico e il Mar dei Caraibi, colpendo la cosiddetta “flotta fantasma” che trasporta petrolio soggetto a sanzioni.
Tra le operazioni più rilevanti, il sequestro della petroliera Marinera, battente bandiera russa e monitorata per oltre due settimane prima dell’abbordaggio con il supporto del Regno Unito, definita dalla Casa Bianca “apolide”, e l’abbordaggio della Sophia, collegata ai pasdaran iraniani. Mosca ha denunciato l’operazione “come illegale” e ha chiesto il rapido rimpatrio dei cittadini russi a bordo, mentre tutto l’equipaggio della petroliera Bella-1 è stato indagato dalle autorità statunitensi per violazione delle sanzioni.
Il petrolio sanzionato nell’accordo Usa-Venezuela
La Casa Bianca ha chiarito che anche il petrolio sequestrato o stoccato sulle navi sanzionate rientra nell’accordo con le autorità venezuelane ad interim. Secondo Washington, Caracas ha accettato di consegnare agli Stati Uniti il greggio bloccato dalle sanzioni, che sarebbe già in fase di commercializzazione sui mercati internazionali.
Il segretario all’Energia Usa Chris Wright ha dichiarato che gli Stati Uniti intendono “controllare a tempo indeterminato la vendita del petrolio venezuelano”, gestendo i ricavi in conti sotto supervisione americana prima di restituirli al Venezuela a beneficio della popolazione.
Caracas denuncia una “macchia storica”, ma tratta
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha parlato di una “macchia senza precedenti” nei rapporti con Washington, definendo il Venezuela “un Paese di pace aggredito da una potenza nucleare”. Allo stesso tempo, ha confermato che Caracas non rifiuta il dialogo, ricordando che il 27% delle esportazioni venezuelane è diretto verso gli Stati Uniti.
Intanto, segnali di tensione arrivano anche sul fronte interno: a Caracas sono stati segnalati movimenti e smantellamenti nel centro di detenzione di El Helicoide, senza conferme ufficiali sul destino dei prigionieri politici.
Diplomazia e transizione sotto regia americana
Il segretario di Stato Marco Rubio ha assicurato che gli Stati Uniti hanno “un piano preciso per il dopo Maduro” e non stanno improvvisando. Il tema è stato discusso anche con i ministri degli Esteri del G7 ed articolato in tre fasi: stabilizzazione, recupero e transizione. La Casa Bianca ha chiesto alle nuove autorità ad interim di espellere spie e personale militare di Russia, Cina, Iran e Cuba, di tagliare i legami economici con questi Paesi e di consentire la gestione del petrolio esclusivamente dagli Stati Uniti. In parallelo, il presidente colombiano Gustavo Petro ha proposto un tavolo negoziale trilaterale tra Colombia, Venezuela e Stati Uniti per prevenire escalation di violenze. L’amministrazione Trump ha escluso, per ora, l’invio di truppe di terra, pur confermando la presenza militare americana nella regione per esercitare pressione e garantire la stabilizzazione politica ed economica.
