La prospettiva di una pace in Medio Oriente porta benèfici effetti anche sui mercati obbligazionari: il netto calo del prezzo del petrolio infatti allenta le preoccupazioni per un surriscaldamento dell’inflazione e quindi riduce anche la possibilità di strette monetarie: un cocktail perfetto che porta in calo i rendimenti dei titoli di Stato un po’ in tutto il mondo.
Banche centrali meno preoccupate per l’inflazione: oggi va in scena la Fed
Il calo del prezzo del petrolio sotto la soglia degli 80 dollari al barile, con prospettive della ripresa dell’offerta sui mercati alleggerisce le preoccupazioni per un rialzo dell‘inflazione e anche le banche centrali si possno rilassare.
Oggi va in scena la prima di Kevin Warsh alla guida della Fed che ha preso il posto di Powell. Warsh è stato scelto da Trump per tagliare i tassi. Certo, con l’inflazione al di sopra dell’obiettivo e l’occupazione solida, fino all’accordo di pace molti analisti avevano già scommesso sulla possibilità che la Fed potesse alzare i tassi. Invece le carte sono di nuovo cambiate e, come sta accadendo per le banche centrali di tutto il mondo, i falchi delle politiche monetarie stanno facendo un passo indietro. Gli investitori si aspettano in generale che la Fed mantenga i tassi di interesse nell’attuale intervallo tra il 3,50% e il 3,75%, ma come sempre saranno i toni e i dettagli delle dichiarzioni di Warsh a fare la differenza.
Cali di rendimenti dei titoli di Stato in ogni angolo del mondo
Durante la seduta asiatica sono scesi i rendimenti dei titoli di Stato decennali giapponesi di 1,5 punti base al 2,63%, mentre quelli dei titoli decennali australiani sono calati di quasi 5 punti base al 4,787%. I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi si sono stabilizzati al 4,43%, in calo di circa 23 punti base rispetto al picco di maggio.
Ma anche nell’Eurozona i rendimenti dei titoli di Stato stanno registrando discreti cali, tra lo 0,5% e lo 0,7%, anche se i recenti minimi da guardare sono da ricondurre a prima dell’inizio della guerra in Iran di fine febbraio.
Il Bund decennale tedesco è sceso sotto il 3% fino al 2,91%, mentre il Btp italiano si attesta al 3,63% così che lo spread tra Btp e Bund si aggira a cavallo dei 70 punti base. Prima della guerra era a 55 punti base. Il rendiomento dell’Oat freancese risulta di poco superiore a quello del Btp, attestandosi al 3,66%. Il Bonos spagnolo è sceso a 3,34%. I rendimenti britannici sono crollati bruscamente sotto il 4,8% a 4,75% dopo che l’inflazione di maggio si è inaspettatamente mantenuta al minimo degli ultimi 13 mesi, attestandosi al 2,8%, un giorno prima l’annuncio della Banca d’Inghilterra della sua decisione sui tassi di interesse.
L’intensa attività sul mercato primario ne beneficia
I governi, che hanno pesanti necessità di rifinanziamento, possono così farlo più serenemente, pesando meno sul costo del debito. L’Italia ha in corso di raccolta il Btp Italia Sì, il nuovo titolo indicizzato all’inflazione per il mercato retail che per cinque anni offre un tasso reale (fissato dal Mef all’1,6% annuo) a prescindere dall’andamento dell’inflazione. Come calcolato dagli analisti di Unicredit, questo titolo rimane conveniente rispetto a un tasso fisso di pari durata se l’inflazione italiana sarà in media dell’1,5% nei prossimi cinque anni. Attualmente l’inflazione italiana nazionale è leggermente inferiore al 2,6%, secondo i dati di aprile. Secondo quanto calcolato da Skipper Informatica il Btp Italia Sì avrebbe quindi un rendimento a scadenza lordo annuo – comprensivo il premio fedeltà finale dello 0,6%, quindi 0,12% annuo – del 4,31% all’anno, che passa al 3,77% al netto della tassazione. Al termine del collocamento, venerdì, il tasso minimo garantito potrà essere confermato o rivisto al rialzo, in base alle condizioni di mercato: le quali suggeriscono al momento che ci sarà una conferma.
Francia, Spagna e Germania dovrebbero collocare quasi 30 miliardi di euro di obbligazioni questa settimana, dicono gli strategist di Unicredit. L’attività sul mercato primario sarà più intensa nel tratto intermedio della curva dei rendimenti e includerà anche obbligazioni indicizzate all’inflazione emesse da Parigi. I rimborsi da parte della Germania (Schatz 2,9% con scadenza a giugno 2026) ammonteranno a 19 miliardi di euro, mentre il pagamento delle cedole totalizzerà circa 4 miliardi di euro. Di conseguenza, anche questa settimana l’offerta netta è destinata a risultare positiva.
