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Tim, nel primo trimestre ricavi in aumento ma per ora niente utile. Labriola: “Conti in linea con le attese”

Il risultato netto del gruppo Tim attribuibile ai soci della controllante registra una perdita di 292 milioni dal rosso di 124 milioni del primo trimestre 2025

Tim, nel primo trimestre ricavi in aumento ma per ora niente utile. Labriola: “Conti in linea con le attese”

Telecom Italia ha chiuso il primo trimestre 2026 con ricavi totali a 3,3 miliardi di euro (+1,4% anno su anno), in linea con le previsioni del management. Il rallentamento del perimetro domestico è riconducibile alla flessione temporanea dei ricavi Mvno legata al graduale avvicendamento di grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026, già preannunciato al mercato. Escludendo questa componente, la crescita dei ricavi totali di Gruppo sarebbe stata del 3,1%. L’Ebitda organico After Lease si è attestato a 794 milioni (-2,7%); al netto della componente Mvno la crescita sarebbe stata del 4,1%.

Cresce Tim Enterprise, cala Tim Consumer, boom del Cloud

Tim Domestic ha registrato ricavi a 2,2 miliardi (-0,9%), con Tim Consumer a 1,44 miliardi (-3,0%) penalizzata dal calo Mvno, ma con il business retail in crescita (+0,4%) e l’Arpu fisso in netta crescita (+5,4%). Tim Enterprise prosegue il percorso di espansione con ricavi a 784 milioni (+3,2%) e ricavi da servizi a 737 milioni (+4,2%): è il quindicesimo trimestre consecutivo di crescita. Il Cloud segna +14,5%, trainato anche dal Polo Strategico Nazionale che cresce del 50% con oltre 650 PA servite. La quota ICT sui ricavi da servizi sale al 65%.

Nel primo trimestre aumentano le perdite. Tim Brasil conferma solidità

Nel primo trimestre 2026 il risultato netto del gruppo Tim attribuibile ai soci della controllante registra una perdita di 292 milioni dal rosso di 124 milioni del primo trimestre 2025. Tim Brasil ha confermato la propria solidità con ricavi a 1,1 miliardi (+6,4%) e Ebitda After Lease a 394 milioni (+4,3%), dodicesimo trimestre consecutivo di crescita. L’indebitamento finanziario netto rettificato After Lease si è attestato a 7,3 miliardi, con leva inferiore a 2x.

“Il riposizionamento delle diverse attività continua a dare buoni risultati, con Tim Consumer che mostra una top line resiliente, Tim Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e Tim Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di tlc. Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’intelligenza artificiale”, ha commentato l’amministratore delegato Pietro Labriola.

La guidance 2026 è confermata, con un’accelerazione attesa nella seconda parte dell’anno. Tim prevede di dedicare circa 500 milioni nel triennio 2026-2028 a infrastrutture e asset legati alla sovranità digitale.

Labriola: “Nominati advisor per valutare opas Poste”

Il consiglio d’amministrazione di Tim ha nominato dei consulenti finanziari e legali per valutare l’offerta presentata da Poste Italiane. Lo ha detto il Ceo Pietro Labriola alla presentazione del risultati del 1° trimestre, È stato avviato un “processo strutturato e pienamente regolamentato” per valutare l’Opas – ha spiegato – “nel miglior interesse della società e di tutti gli azionisti”. “Il parere di congruità verrà espresso, in linea con le prassi di mercato, sulla base di informazioni complete ed un’analisi rigorosa”, ha precisato ancora Labriola.

Le parole del manager arrivano a poca distanza da quelle pronunciate dal ceo di Poste Matteo Del Fante, che nel corso della conference call con gli analisti suoi conti della società ha confermato le tempistiche dell’opas su Tim, con la chiusura attesa entro il terzo trimestre, ricordando ricordando che le “nozze” porteranno alla nascita dell’operatore mobile numero uno in Italia, dando avvio alla prossima fase del consolidamento domestico nel settore delle telecomunicazioni. 

Labriola: “M&a non bastano: servono Ai e sovranità digitale”

Per Labriola, però , gli M&a potrebbero non bastare: “Per anni, le fusioni e acquisizioni sono state considerate la leva principale per le aziende di telecomunicazioni. Erano importanti, ma non sufficienti. Oggi, il quadro delle opportunità sta cambiando. Il cloud e la sovranità digitale stanno passando dall’essere considerati ‘optional’ a ‘essenziali’”, ha detto chiarito l’amministratore delegato di Tim, aggiungendo che “I nuovi servizi richiedono sempre più prestazioni garantite, non solo il massimo impegno. E l’intelligenza artificiale sta rimodellando i modelli di business in tutti i settori, alimentando la domanda di bassa latenza, elaborazione sicura dei dati e connettività prevedibile. È qui che le aziende di telecomunicazioni possono tornare a essere centrali, non parlandone, ma costruendo: reti progettate per le prestazioni, piattaforme create per la fiducia e funzionalita’ che rendano l’intelligenza artificiale utilizzabile su larga scala”.

Non a caso a dicembre 2025, Tim ha lanciato un’iniziativa strategica per diventare il principale fornitore di ICT sovrano in Italia e punta ad estendere le soluzioni tecnologiche sovrane agli operatori del settore privato che gestiscono dati critici. La società prevede di investire per infrastrutture circa 500 milioni di euro nel triennio 2026-2028, ha affermato Labriola, illustrando la strategia della divisione Tim Enterprise e confermando l’obiettivo di diventare un “campione della sovranità digitale” in Italia.

Labriola: “Sulle Torri abbiamo una strategia chiara, anche senza Inwit”

“Abbiamo definito una nuova strategia per le torri, chiara e realistica. Ci offre flessibilità e controllo, preservando al contempo il valore, e prevede significativi risparmi in termini di costi operativi e di investimento, qualora non si raggiungesse un accordo soddisfacente con Inwit“. Lo ha chiarito Labriola nel corso della presentazione agli analisti. La strategia, ha ricordato, si basa su tre pilastri: “in primo luogo, sfruttando le torri di terze parti esistenti. Il mercato offre attualmente circa 30.000 torri, escludendo Inwit, e prevediamo di utilizzarne circa 8.500, meno del 30% del totale disponibile. Ciò offre una notevole flessibilità ed evita la necessità di ulteriori investimenti. In secondo luogo, nuove torri costruite da terzi. Stiamo già riscontrando un forte interesse di mercato per lo sviluppo di circa 6.000 torri, con un piano di implementazione fattibile di circa 500 siti all’anno, condivisi tra i vari operatori”. In terzo luogo, “le torri sviluppate attraverso la nuova joint venture” con Fastweb+Vodafone: “ciò aggiungerà ulteriori 6.000 siti nei prossimi 12 anni, con la massima flessibilità per adeguare il ritmo di implementazione in base alle condizioni di mercato”. Mettendo tutto assieme, “riteniamo di avere un percorso chiaro e realizzabile per un’uscita completa da Inwit in circa 10 anni, mantenendo la continuità operativa e migliorando l’efficienza a lungo termine”.

Labriola su causa Sky: “Non stavamo chiudendo il mercato”

Nel corso della call il ceo ha risposto anche a una domanda sulla richiesta di risarcimento danni da parte di Sky a Tim e Dazn fino a 1,9 miliardi per i diritti del calcio. “Qualcuno pensa che all’epoca avessimo un problema di approccio anticoncorrenziale. Giusto per chiarire, l’accordo con Dazn ci garantiva l’esclusiva del pacchetto”, ha affermato l’ad ad di Tim. “E ora passiamo ai dettagli. Primo: se eri un cliente di Wind, Vodafone, Fastweb o Sky, potevi comunque acquistare l’offerta Dazn in digitale. Quindi non stavamo chiudendo il mercato. Secondo, sempre per quanto riguarda l’esclusiva del pacchetto, devo ricordare a tutti che nel 2021 questa azienda era verticalmente integrata e, a livello normativo, eravamo obbligati ad effettuare un’analisi ex ante del prezzo”, ha aggiunto. Scherzando, Labriola ha proseguito: “ho visto una pubblicità su Sky in cui Sky in Italia ha rinnovato il copyright per la Formula 1 fino al 2032. Quindi avranno bisogno di soldi per finanziare tutto ciò “. “È molto difficile capire le ragioni” delle richieste di Sky. “Ci piace parlare di queste cose nei posti giusti perché non ci piace vivere in un costante Grande fratello”, ha concluso.

Labriola: “Buyback resta collegato a cessione Sparkle”

“Per quanto riguarda la struttura del capitale, il processo di riduzione del capitale sociale non ha incontrato opposizione da parte dei creditori e la conversione in azioni di risparmio sarà quindi completata come previsto entro la fine di maggio”, ha spiegato l’Ad.

Parlando invece del riacquisto di azioni proprie, Labriola ha spiegato che “il programma approvato nell’ultima assemblea generale annuale autorizza acquisti fino a 0,4 miliardi di euro, corrispondenti a un massimo di 700 milioni di azioni ordinarie, o 70 milioni di azioni ordinarie dopo il raggruppamento azionario, pari a circa il 3,3% del capitale sociale”. “L’esecuzione del programma resta subordinata al completamento della cessione di Sparkle, che prevediamo avverrà entro la fine del secondo trimestre”, ha poi aggiunto.

(Ultimo aggiornamento ore 16.36 del 7 maggio).

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