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Intesa Sanpaolo, oggi è il giorno decisivo per l’opas su Mps, al via l’assemblea straordinaria. Ecco tutte le informazioni

Oggi, giovedì 10 settembre, i soci saranno chiamati ad approvare l’aumento di capitale necessario a finanziare l’operazione. Oltre il 90% potrebbe votare sì. Il 60% delle sinergie potrebbe arrivare già nel 2028, Generali solo un’investimento finanziario

Intesa Sanpaolo, oggi è il giorno decisivo per l’opas su Mps, al via l’assemblea straordinaria. Ecco tutte le informazioni

È arrivato il giorno decisivo del risiko bancario. Oggi, giovedì 10 settembre Intesa Sanpaolo riunirà al Nuovo Centro Direzionale di Torino l’assemblea straordinaria per chiedere ai suoi azionisti il via libera all’aumento di capitale necessario a finanziare la maxi opas da oltre 30 miliardi lanciata a giugno sul Monte dei Paschi. 

L’appuntamento è di quelli che contano, anche se l’esito viene dato per scontato: i soci dovrebbero approvare l’operazione con una maggioranza piuttosto ampia. Secondo le prime proiezioni, con un’affluenza intorno al 60-65% del capitale, i voti favorevoli potrebbero superare il 90%. Ottimista anche il presidente di Ca’de Sass, Gian Maria Gros-Pietro, che parlando nel weekend a margine del Forum Ambrosetti ha messo in conto “un largo appoggio dei nostri azionisti”. “Anche i proxy advisor hanno dato il loro parere positivo”, ha ricordato Gros-Pietro, sottolineando che per i soci ci saranno “tutti i riflessi positivi che abbiamo visto nelle precedenti aggregazioni”, ha concluso, riferendosi all’acquisizione di Ubi Banca. Dunque, perché no. Tanto più che, in caso di esito positivo dell’offerta, arriverà in dote anche il 13,3% delle Generali in mano a Mps-Mediobanca, portando a oltre il 16% la quota del Leone in mano a Intesa. 

Intesa Sanpaolo: i dettagli dell’opas e i numeri della nuova banca

L’opas valorizza le azioni della banca senese 10,091 euro l’una ed è strutturata con un corrispettivo in azioni di 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e una componente cash di un euro per ogni azione del Monte dei Paschi, con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del Monte in Borsa del 5 giugno. Anche adesso, nonostante la corsa del titolo Mps che ha cercato di allinearsi ai valori messi sul piatto da Ca’ de Sass, l’offerta resta a premio.

L’obiettivo è ambizioso: creare la seconda banca dell’Eurozona per capitalizzazione dietro alla spagnola Santander, consolidando in parallelo le principali aree di business dei due gruppi, in particolare: “Wealth Management, Protection & Advisory, Corporate & Investment Banking, Retail & Commercial Banking e Consumer Finance”, sottolinea la banca in una delle risposte scritte agli azionisti pubblicate a pochi giorni dall’assemblea.

La nuova entità raggiungerà circa 27 milioni di clienti, potrà contare su una rete di circa 3mila filiali, gestendo 1.700 miliardi di attività finanziarie.

L’accordo con Unipol-Bper sulle filiali e le rassicurazioni su “Siena”

Intesa è, già da sola, una banca enorme. Per questo sono diverse le criticità da risolvere sul fronte Antitrust, a partire dal numero di filiali che il nuovo gruppo si ritroverebbe in pancia. 

Proprio per trovare una soluzione a questo problema, Intesa ha stretto sin da subito un accordo con Unipol che, una volta conclusa l’operazione, acquisirà 635 filiali di Mps e le “girerà” alla controllata Bper. Una mossa che ha messo in allarme sia le autorità toscane che la stessa presidente del Consiglio, che in un’intervista a Milano Finanza, ha nuovamente abdicato alla neutralità del governo, auspicando che non si cancellino nome e identità del Monte. Da qui le rassicurazioni arrivate, stavolta tramite un’intervista sul Sole 24 Ore, dal presidente di Unipol, Carlo Cimbri. “Mps è la banca più antica, con una notorietà in tutto il mondo. Per questo, non perché mi è più simpatica rispetto a Bper, sarà capofila”, ha detto, confermando che la sede principale resterà a Rocca Salimbeni e che la caratterizzazione “Siena” rimarrà accanto al “Monte dei Paschi” nel nome della banca, contrariamente a quanto previsto in origine. 

Da Intesa nessuna ingerenza sulle Generali

Non esistono accordi, intese o convergenze di interessi tra Intesa Sanpaolo e il gruppo Unipol/Bper, o qualsiasi altro azionista, aventi a oggetto le partecipazioni in Assicurazioni Generali”, ha risposto Intesa Sanpaolo a un azionista che, in vista dell’assemblea di giovedì sull’Opas Mps, rilevava che, a suo dire, in caso di successo dell’operazione “sommando le partecipazioni riconducibili al gruppo Intesa Sanpaolo (dirette e indirette), al gruppo Unipol/Bper e al gruppo Caltagirone, l’influenza complessiva sul capitale di Assicurazioni Generali potrebbe risultare tale da garantire, di fatto, il controllo della società”, chiedendo se esistano accordi sulle quote nel Leone tra Intesa e il gruppo Unipol.

Intesa ribadisce poi piu volte che la quota Generali che verrebbe acquista attraverso Mediobanca sarà “mantenuta in continuità con l’attuale trattamento contabile adottato da Mediobanca secondo il metodo del patrimonio netto, come investimenti azionario non di controllo senza ingerenza nella governance di Generali”.

Le stime: attesi 61 miliardi di dividendi e 2,9 miliardi di sinergie 

Nelle risposte fornite agli azionisti, Intesa Sanpaolo ha confermato che, in caso di buon esito dell’operazione, si attende entro il 2029 sinergie complessive pari a circa 2,9 miliardi di euro (ante imposte, per anno), di cui 1,5 miliardi di sinergie di costo e 1,4 miliardi di sinergie di ricavo, mentre i costi di integrazione una tantum sono stimati in 2,1 miliardi (ante imposte). Il 60% di queste sinergie dovrebbe essere raggiunto già nel 2028.

L’operazione dovrebbe inoltre portare alla crescita dell’utile per azione e del dividendo per azione di circa l’8% al 2029. La distribuzione complessiva per il periodo 2025-2029 dovrebbe salire a circa 61 miliardi, una cifra che rappresenta un incremento di circa 11 miliardi rispetto ai circa 50 miliardi del Piano d’Impresa 2026-2029 di Intesa in ottica stand-alone, con una conferma della politica di distribuzione ordinaria (75% dividendi cash e 20% share buy-back per ogni anno del quadriennio 2026-2029) e 2,7 miliardi di distribuzioni straordinarie cash per il biennio 2026-2027.

In vista della successiva cessione di parte degli asset Mps a Unipol, Ca’de Sass rileva poi che “la maggiore redditività del perimetro trattenuto da Intesa Sanpaolo deriva sia dal fatto che la cessione ad Unipol del perimetro bancario comprende anche la gran parte delle strutture centrali (necessarie affinché l’entità destinata a Unipol possa operare come banca autonoma e indipendente) e i relativi costi, sia dal fatto che alcuni dei segmenti a maggiore redditività, come ad esempio le attività di wealth management e di credito al consumo riconducibili a Mediobanca, non sono ricomprese nel perimetro oggetto di cessione”.

Favorevoli fondi e fondazioni

Se le proiezioni saranno rispettate, la delega sarà approvata con una sorta di plebiscito. Oltre a ricevere l’endorsement dei proxy, che hanno raccomandato di votare a favore dell’aumento, le stime fornite da Intesa sembrano aver convinto sia i grandi fondi capitanati da BlackRock (5,1%), Vanguard (3,6%) e Amundi (1,7%) che le grandi fondazioni come Compagnia di San Paolo (6,48%) a Cariplo (5,4%), che potrebbero votare Sì in blocco.

Gli step successivi

Una volta ottenuto il via libera all’aumento da parte dell’assemblea, Intesa potrà concentrarsi sulle decine di autorizzazioni necessarie per portare avanti l’operazione. Ne serviranno circa quaranta, a partire da quelle di Bce, Ivass, Antitrust e Golden Power. 

In base alle previsioni della banca guidata da Carlo Messina, una volta concluso l’iter, l’offerta potrebbe partire nel mese di novembre, poche settimane dopo un altro appuntamento chiave: l’assemblea di Mps che il prossimo 29 ottobre dovrà dare il via libera alla doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali, annunciata dal ceo Luigi Lovaglio a fine agosto. E se il voto dei soci di Intesa sembra scontato, prevedere quello degli azionisti di Mps appare come un terno al lotto.

Nel frattempo, è in programma per oggi, martedì 8 settembre, riunirà il cda per Gianluca Brancadoro e di Alessandro Caltagirone al posto di Carlo Vivaldi e di Fabrizio Palermo dopo l’ok arrivato dalla Bce.

(Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre alle ore 00.05)

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