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Taranto e il suo futuro: tre giorni di presenza a Bruxelles per una transizione giusta e solidale

Le istituzioni pugliesi a Bruxelles hanno presentato il piano di transizione economico e culturale: i fondi del Jtf vanno spesi e via al progetto per l’idrogeno Made in Italy. Un monito anche per il gverno.

Taranto e il suo futuro: tre giorni di presenza a Bruxelles per una transizione giusta e solidale


Una giusta transizione per Taranto e il suo acciaio ha tenuto banco per tre giorni a Bruxelles. Taranto Euro-Med Resilient City: a new vision for the Mediterranean si è chiuso ieri. È stato un evento politico ed industriale importante per individuare le soluzioni più idonee a far sopravvivere la tradizione produttiva di uno dei più grandi poli manifatturieri europei. Le istituzioni pugliesi sono andate ad illustrare i progetti più innovativi. Il grande piano dell’Ue Just Transition Fund (Jtf), in Italia gira intorno a Taranto e al polo del Sulcis in Sardegna. L’interesse della Puglia è concentrato su 796 milioni di euro di investimenti. E per la città dei due mari l’occasione della Transition, significa strutture, innovazione tecnologica, competizione e nuove fonti di energia. “La missione – ha detto  il Presidente della Regione Michele Emiliano – simboleggia la tappa di approccio alla rinascita di Taranto e dell’area metropolitana. Abbiamo sperato insieme all’Unione Europea di trasformare la città nella capitale italiana dell’idrogeno anche grazie al Just Transition Fund, che però è ancora fermo in una condizione di inutilizzo da parte del governo italiano”. La scommessa da vincere sono i Giochi del Mediterraneo della Repubblica italiana del 2026. Tre anni per dare nuovo volto a tutto. La produzione di idrogeno è la medaglia che la Puglia vuole appendersi al collo in competizione con la Svezia. Lì il piano ha il traguardo al 2045 , “ma noi il 2045 non lo possiamo aspettare” ha detto Rosa D’Amato esponente del gruppo Greens-Efail. Il Jtf va attuato mettendo insieme giustizia ambientale e giustizia sociale. Nella spesa dei fondi europei una parte andrà alle piccole e medie imprese che potranno fare economia diversa, in modo certamente più rapido della grande industria. 

La transizione deve accelerare

In Regione l’Agenzia Asset è l’Ente che ha realizzato il piano strategico con tre leve di sviluppo : mare e bue economy; ambiente; patrimonio culturale. È chiaro che non ci sarà più spazio per le fonti fossili. Impensabile, tuttavia, costruire il futuro senza portarsi dietro la storia industriale che a Taranto ha significato petrolio, raffinazione, acciaio, presenza di grandi aziende e storture produttive. L’inquinamento e le mazzate sulla salute dei tarantini sono il dileggio di cose che andavano sistemate per tempo. Ora ci vogliono le tecnologie che, dice la politica, si stanno prendendo in  Università, Cnr , Agenzia di sviluppo , ma anche tanto coordinamento. A Bruxelles è stato detto che è tutto pronto. La determinazione portata nel cuore della politica europea ha, così, tratteggiato vantaggi economici per i prossimi quindici anni. Rachel Lancry Beaumont, capo unità Coter del Comitato delle Regioni, ha spiegato che “il Piano per Taranto non riguarda solo il siderurgico, ma anche industrie ad alte emissioni come quelle delle auto, del cemento, della carta”. La città vuole emanciparsi “ dalla vecchia visione schiacciata sulle vicende dell’Ilva”, Il sentimento diffuso è di far crescere collaborazione e strategie con chi crea ricchezza e sviluppo ecosostenibile. Ogni retorica ecologista va messa da parte, in particolare in questi mesi già proiettati sulle prossime elezioni del Parlamento europeo del 2024. Dio non voglia che tra un anno in Europa cambino i paradigmi della sostenibilità, senza che in Puglia sia stato fatto alcunché. Gli sforzi per uscire dalla visione di città siderurgica si condensano nel toccare il meno possibile occupazione, indotto industriale, storia. Quando gli operari bloccavano strade, porto e treni rivendicavano quello che oggi è sulla carta e di cui si è parlato per tre giorni a Bruxelles. Tutto dovrebbe marciare in modo unitario e con lo stesso grado di consapevolezza. La più grande industria della Regione ha avuto degni lasciapassare economici dall’Ue e deve tenerseli stretti. Perché se scadono, di sicuro non saranno rinnovati e noi torneremo a vedere i blocchi stradali.

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