Si apre uno spiraglio diplomatico nella crisi tra Stati Uniti e Iran. Secondo fonti vicine ai negoziati, Washington avrebbe ipotizzato una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano in cambio della riapertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz. Il canale diplomatico sarebbe quello del Pakistan, che in questa fase sta svolgendo un ruolo centrale di mediazione tra Teheran e Stati Uniti. Sembrava che tra Usa e Iran l’aria stesse cambiando, ma la Casa Bianca ha poi bocciato il nuovo piano di pace in 14 punti dell’Iran. Tutto da rifare.
Iran: possibile congelamento dell’arricchimento dell’uranio
Il nuovo piano iraniano, composto da 14 punti, punta soprattutto a congelare il conflitto e a ridurre il rischio di una nuova escalation militare. Nella bozza inviata agli Stati Uniti, Teheran propone una lunga tregua articolata in più fasi e una riapertura “graduale e sicura” di Hormuz, con Pakistan e Oman nel ruolo di garanti internazionali della sicurezza dello stretto.
Uno degli aspetti più delicati riguarda il programma nucleare iraniano. Secondo indiscrezioni rilanciate dai media arabi, l’Iran sarebbe disposto a sospendere a lungo termine l’arricchimento dell’uranio, ma non a smantellare definitivamente il programma atomico. Il materiale già arricchito potrebbe essere trasferito in Russia anziché negli Stati Uniti, mentre Teheran sarebbe pronta a rinunciare alle richieste di risarcimento economico per i danni di guerra in cambio di concessioni economiche e di un alleggerimento delle sanzioni.
Nonostante l’apertura diplomatica, il clima resta estremamente teso. Donald Trump continua a usare toni durissimi nei confronti dell’Iran e ha ribadito che “il tempo stringe”. Il presidente americano avrebbe convocato i suoi principali consiglieri per la sicurezza nel golf club in Virginia per discutere di un possibile nuovo intervento militare. Secondo il New York Times, Stati Uniti e Israele starebbero preparando una nuova fase degli attacchi contro l’Iran già nei prossimi giorni.
Israele, infatti, avrebbe dato pieno sostegno a un eventuale ritorno alle operazioni militari. Nelle ultime ore decine di aerei cargo americani avrebbero trasportato munizioni verso Tel Aviv dalle basi statunitensi in Germania, mentre il Pentagono starebbe lavorando a una nuova fase dell’operazione “Epic Fury”.
Hormuz, petrolio e impatto economico globale
Il vero centro della crisi resta però lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un terzo del petrolio mondiale. L’Iran ha annunciato la nascita di una nuova “Autorità per la gestione dello Stretto di Hormuz”, rafforzando il controllo politico e militare sull’area più strategica del Golfo Persico.
Ma c’è un elemento che aumenta ulteriormente la preoccupazione internazionale: Teheran rivendica anche la sovranità sui cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano il fondale dello stretto e che sostengono transazioni finanziarie globali per migliaia di miliardi di dollari al giorno. L’agenzia ufficiale Fars ha avvertito che eventuali interruzioni potrebbero provocare perdite economiche enormi a livello mondiale, in quello che molti osservatori interpretano come un messaggio diretto all’Occidente.
Le conseguenze economiche della crisi sono già evidenti. Il petrolio resta sopra quota 110 dollari al barile e negli Stati Uniti, secondo uno studio della Brown University, la guerra avrebbe già fatto spendere agli americani circa 40 miliardi di dollari in più per la benzina. La pressione energetica sta alimentando l’inflazione globale e aumentando i timori sui mercati finanziari.
Parigi, G7 Finanze al via: i temi sul tavolo
Non a caso il tema domina anche il G7 Finanze in corso a Parigi. I ministri dell’Economia delle principali potenze industriali discutono dell’impatto del conflitto sull’economia globale, sulla crescita e sui costi energetici. L’Unione Europea insiste sulla necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. “Non è negoziabile”, ha dichiarato l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, sottolineando che imporre condizioni al passaggio delle navi rischierebbe di creare un precedente pericoloso a livello internazionale.
Sul terreno, intanto, continuano gli scontri indiretti. Hezbollah ha intensificato gli attacchi contro Israele dal Libano meridionale, mentre i Pasdaran iraniani sostengono di aver colpito gruppi armati legati a Stati Uniti e Israele nel Kurdistan iraniano. Cresce anche la tensione nel Golfo dopo l’attacco con droni contro un impianto vicino alla centrale nucleare di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti.
Nel frattempo il Pakistan rafforza il proprio ruolo regionale. Islamabad avrebbe schierato migliaia di soldati, caccia e sistemi di difesa aerea in Arabia Saudita nell’ambito degli accordi di difesa reciproca con Riad, aumentando il peso geopolitico della mediazione pakistana nella crisi.
