Ryanair cancella voli in Europa. La crisi energetica, infatti, continua a farsi sentire anche nel trasporto aereo. Se i segnali di tregua contribuiscono ad allentare almeno in parte la tensione sui mercati, l’emergenza non è affatto rientrata. Il prezzo del carburante per aerei è più che raddoppiato da febbraio, con il rischio di ripercussioni anche sui biglietti nei prossimi mesi, proprio in vista dell’estate.
In questo scenario Ryanair ha già annunciato un ridimensionamento della propria rete nel 2026 e, sullo sfondo, ha anche ipotizzato una riduzione fino al 10% dei collegamenti nei mesi estivi, se la crisi energetica dovesse continuare a pesare sui costi e sulla disponibilità del carburante. La compagnia irlandese punta a concentrare la capacità sulle tratte più redditizie, tagliando quelle meno sostenibili, soprattutto negli aeroporti regionali.
Ryanair cancella voli in Europa: dalle Azzorre a Strasburgo
La sforbiciata di Ryanair colpisce soprattutto Spagna, Germania, Francia, Belgio e Portogallo. In Spagna il ridimensionamento interessa più fronti, con l’interruzione dei voli verso Asturie e Vigo, la chiusura della base di Santiago de Compostela e una riduzione dei collegamenti verso Santander, Saragozza e alcune destinazioni delle Canarie. Risultano inoltre sospesi i servizi per Valladolid e Jerez. In Germania il taglio coinvolge 24 rotte e tocca aeroporti come Berlino, Amburgo, Colonia, Francoforte-Hahn, Dortmund, Dresda, Lipsia e Memmingen. In Francia vengono cancellati i voli per Bergerac, Brive e Strasburgo, oltre allo stop delle operazioni su Clermont-Ferrand. Anche il Belgio perde circa 20 rotte, con una riduzione dei servizi da Bruxelles e Charleroi.
Il fronte più delicato resta però quello portoghese. Dal 29 marzo Ryanair ha interrotto tutti i voli da e per le Azzorre, chiudendo di fatto la propria presenza nell’arcipelago. Lo stop riguarda sei collegamenti e pesa su circa 400 mila passeggeri l’anno. Non si tratta soltanto di un taglio numerico, perché per le isole la presenza di Ryanair rappresentava una parte importante dell’offerta low cost e dei collegamenti con l’esterno. L’uscita della compagnia restringe quindi le alternative per residenti e turisti, rende meno immediati gli spostamenti da e verso l’arcipelago e rischia di tradursi in tariffe più alte sulle rotte rimaste disponibili.
Perché Ryanair cancella voli
Dietro la revisione del network c’è una combinazione di fattori che sta mettendo sotto pressione i bilanci delle compagnie aeree. Ryanair chiama in causa l’aumento delle tasse aeroportuali, il rincaro delle imposte sul trasporto aereo e l’incremento delle tariffe per il controllo del traffico aereo applicate da governi e gestori. Nel caso del Portogallo, e in particolare delle Azzorre, la compagnia attribuisce il taglio anche all’aumento delle tariffe deciso da Ana Aeroportos de Portugal dopo la pandemia e al peso di una nuova tassa sui passeggeri. Ana respinge però questa lettura e sostiene che i propri livelli tariffari restino tra i più bassi d’Europa. Il risultato, comunque, non cambia. Ryanair ha scelto di ridurre la presenza dove i costi vengono ritenuti troppo elevati.
A rendere il quadro ancora più delicato si è aggiunta la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi energetici globali. L’intesa tra Stati Uniti e Iran per il cessate il fuoco ha riaperto il traffico marittimo nell’area, ma i possibili benefici non sono destinati a vedersi subito. Nel frattempo il caro carburante continua a pesare sui costi operativi e il tema della disponibilità di cherosene resta osservato speciale.
È in questo contesto che si inserisce la strategia di Ryanair, orientata a concentrare gli aeromobili sui mercati considerati più favorevoli, dove la domanda resta alta e la struttura dei costi risulta più sostenibile, spostando capacità verso scali e rotte giudicati più convenienti, come Malta, Marrakech e Budapest.
Voli cancellati, non c’è solo Ryanair
Il segnale lanciato da Ryanair non è un caso isolato. Anche altri grandi gruppi del trasporto aereo stanno mettendo mano alla propria offerta per fronteggiare un contesto sempre più difficile. Lufthansa, che detiene il 41% di Ita Airways, starebbe valutando di lasciare a terra tra 20 e 40 aerei. Sas ha già tagliato decine di voli a marzo e ha intensificato gli interventi ad aprile. United Airlines, invece, ha annunciato una riduzione delle partenze nei due trimestri compresi tra aprile e settembre.
Il comparto, del resto, si muove da tempo in un equilibrio fragile, schiacciato dall’aumento dei costi operativi e da una pressione fiscale crescente. In Europa pesano anche le politiche ambientali e il sistema Eu Ets, che secondo Ryanair colpiscono soprattutto le tratte brevi e le destinazioni periferiche. Il risultato è un trasporto aereo sempre più selettivo, con compagnie orientate a difendere i margini concentrandosi sui collegamenti più redditizi e riducendo quelli meno sostenibili.
Ryanair, il conto rischia di arrivare ai passeggeri
Alla fine, a pagare il prezzo più alto rischiano di essere i viaggiatori. La riduzione dell’offerta limita infatti le alternative disponibili, soprattutto negli aeroporti minori, e in molti casi costringe a spostarsi verso scali più grandi. Allo stesso tempo, una minore concorrenza su alcune rotte può tradursi in tariffe più elevate, soprattutto nei periodi di alta stagione, quando la domanda cresce. Il tutto proprio mentre si avvicina la stagione dei grandi spostamenti estivi.
