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Ritratto di famiglia in un interno norvegese: Sentimental Value svela le maschere della finzione

Stellan Skarsgård e Renate Reinsve sono i magnifici interpreti di una storia dalle radici profonde e i toni leggeri, candidata (con pieno merito) a 9 Oscar.

Ritratto di famiglia in un interno norvegese: Sentimental Value svela le maschere della finzione

È ad inizio d’anno che prende avvio la stagione dei premi cinematografici e Sentimental Value, l’ultimo film del norvegese Joachim Trier (La persona peggiore del mondo), sembra avere le carte in regola per aggiudicarsene in gran numero. Già vincitore del Gran Prix della giuria all’ultimo Festival di Cannes, ha fatto incetta di premi agli European Film Awards il 17 gennaio scorso vincendone sei: migliori film, regia, sceneggiatura, attore (Stellan Skarsgård), attrice (Renate Reinsve) e colonna sonora, in vero molto ispirata. Ai Golden Globes – i premi statunitensi assegnati dalla stampa estera – ha ottenuto otto candidature e una vittoria (sempre Skarsgård) e concorre a nove Oscar, tra i quali quello al miglior film e alla miglior attrice non protagonista (Elle Fanning).

Ritratto di famiglia all’interno di una bella casa in stile un po’ vittoriano un po’ vichingo (il dragestil norvegese): Nora e Agnes Borg (Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Lilleaas, bravissime entrambe), sorelle, sono cresciute lì insieme alla madre Sissel, psicanalista, e al padre Gustav (Stellan Skarsgård), famoso regista cinematografico, che ha abbandonato il tetto coniugale quando le figlie erano poco più che bambine. Ricompare al funerale di Sissel, tentando una riconciliazione. Non gira film da anni, è un po’ in declino, ma ha scritto, gli pare, una buona sceneggiatura che propone alla figlia maggiore Nora, affermata attrice di teatro, che tuttavia rifiuta di leggerla.

Nora ha un rapporto conflittuale con suo padre, con il quale non riesce a comunicare. Gustav, pur amandola, pare smentire il proprio sentimento quando diserta le prime a teatro della figlia e quando ne apostrofa la frustrazione – il dolore – con una frase che suona come una sentenza: “sei troppo arrabbiata perché qualcuno ti voglia bene”. Al festival di Deauville, dove viene invitato per la proiezione di un suo vecchio successo, Gustav incontra allora una famosa attrice americana, Rachel Kemp (Elle Fanning), che apprezza il film fino a commuoversi e accetta di partecipare al nuovo progetto di Borg nella parte che era destinata alla figlia. Gustav si illude di aver trovato la sua Nora in Rachel, con la quale si intende alla perfezione, finché è la stessa Rachel ad accorgersi di essere fuori posto, costringendo il grande regista ad abbassare la maschera della finzione.

Il film di Trier scandaglia le relazioni in profondità, esplorandone le stratificazioni. In questo la casa, teatro delle vicende, è un vero e proprio simbolo: sviluppata in altezza, ha tanti piani (di lettura). Il film si apre con un flashback delle due sorelle che, bambine, scendono le scale della casa rumorosamente facendo tremare i gradini di legno: una dichiarazione di intenti per il regista, che comincia così la discesa nelle viscere della storia familiare.

Gustav, infatti, è a sua volta un figlio deprivato dell’affetto della madre per un trauma occorso durante l’occupazione nazista della Norvegia. Usa il filtro del cinema per esprimersi e manifestare i propri sentimenti: anni prima aveva fatto recitare Agnes bambina e vorrebbe che nel nuovo film già proposto a Nora – di fatto, una mano tesa, in segno di pacificazione – recitasse anche il nipotino, figlio di Agnes.
È forte il potere riconciliante dell’arte, sembra indicare Trier.

Ma è anche grazie al valore dei sentimenti di Agnes, pazienti e non mediati, e all’amore che lega le due sorelle, che si svela e si ricompone una frattura intergenerazionale, consentendo ai personaggi di vedere – di capire – ed essere visti.

Nello sguardo cinematografico di Joachim Trier c’è spazio per un tributo a Bergman: i volti di Nora e Gustav che si fondono evocano Persona, e la casa avìta un posto delle fragole. Ma le inquadrature di Deauville ricordano anche l’Ultimo spettacolo di Bogdanovich.

Sentimental Value è un viaggio nei sentimenti e nella storia di una famiglia: un racconto intenso, che poi si alza leggero e liberatorio.

Al cinema
Titolo originale: Affeksjonsverdi, Produzione: Norvegia – Francia – Germania – Danimarca – Svezia 2025, Regia: Joachim Trier, Sceneggiatura: Eskil Vogt, Joachim Trier, Montaggio: Olivier Bugge Coutté, Fotografia: Kasper Tuxen, Interpreti principali: Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Durata: 133’.

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