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Risiko bancario 2026: sarà l’anno della scalata di Unicredit al Monte dei Paschi, Governo permettendo?

L’ipotesi di una scalata di Unicredit a Mps affascina la comunità finanziaria e può infiammare il risiko bancario anche nel 2026 ma Orcel dovrà ancora una volta fare i conti con il Governo, che non solo è azionista della banca senese ma non intende mollare la presa sul sistema bancario

Risiko bancario 2026: sarà l’anno della scalata di Unicredit al Monte dei Paschi, Governo permettendo?

Anno nuovo, risiko bancario nuovo. Chi pensa che il consolidamento bancario italiano sia finito nel 2025 rischia di doversi ricredere presto. Le premesse per la ripresa dei giochi ci sono tutte, soprattutto perché il secondo player italiano, l’Unicredit di Andrea Orcel, non ha ancora centrato l’obiettivo del suo rafforzamento in Italia per l’ostruzionismo che il Governo ha messo in atto contro il suo progetto di scalata al Banco Bpm. Le nuove regole del Golden Power autorizzerebbero Unicredit a riprovarci ma non è detto che sia questa l’opzione preferita da Orcel. Qualcosa si sta sotterraneamente muovendo ed è impensabile che un banchiere creativo e ambizioso come il Ceo della seconda banca italiana non abbia già in testa progetti per il nuovo anno. Nelle scorse settimane s’è almanaccato sulla possibilità che Unicredit tenti un appeasement con le Generali di Philippe Donnet dopo la rinuncia del Leone alla joint venture nel wealth management con i francesi di Natixis. Qualcuno ha ipotizzato anche un’Opa di Unicredit sulla redditizia Banca Generali ma senza ricevere conferma alcuna.

Da qualche tempo però la comunità finanziaria scruta l’irrequietezza degli eredi di Leonardo Del Vecchio in Delfin e la crescente insofferenza verso il protagonismo bancario del Ceo Francesco Milleri che rischia di penalizzare EssilorLuxottica. E’ per questo, ma non solo per questo, che si moltiplicano le voci sulla possibilità che Delfin si convinca a cedere la sua partecipazione del 17,5% nel Monte dei Paschi e che Unicredit possa diventarne l’acquirente favorito, con l’occhio anche agli effetti su Mediobanca e sulle Generali. Naturalmente, anche in questo caso, è inutile cercare conferme ufficiali. Però non si può non considerare che, oltre a tranquillizzare e a distribuire una ricca plusvalenza agli scalpitanti eredi di Del Vecchio, la cessione della quota di Delfin in Mps avrebbe anche il senso di contrastare le ipotesi di concerto Caltagirone-Milleri avanzate dalla Procura di Milano nella sua ben nota indagine sui promotori della scalata del Monte a Mediobanca. L’uscita di Delfin da Mps aprirebbe scenari intriganti e bisognerebbe capire se Orcel, una volta divenuto primo azionista del Monte, cerchi di intendersi con Caltagirone e con il Governo, che – non dimentichiamolo – resta azionista della banca senese o intenda risolvere sul mercato il futuro di Mps senza escludere la possibilità di un’Opa che avrebbe effetti non solo su Mediobanca (che è già del Monte) ma anche sugli assetti delle Generali.

E’ troppo presto per prevedere come andrà a finire ma di sicuro la suggestione Unicredit-Mps è destinata a ispirare il risiko del 2026 e forse a provocare, Governo permettendo, scossoni sul sistema bancario italiano non meno dirompenti di quelli che ci ha consegnato l’anno che è appena finito.

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