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Quirinale, Prodi è un flop: prende meno di 400 voti. Tutto rimandato alla quinta votazione

Altro fallimento per il Pd: dopo la debacle Marini, un altro centinaio di franchi tiratori ha bocciato anche la candidatura di Romano Prodi (a cui comunque sarebbero serviti voti esterni) – Salgono invece il candidato del Movimento 5 Stelle Stefano Rodotà (oltre le 200 preferenze) e la Cancellieri sostenuta dai montiani – Si rivota domani alle 10.

Quirinale, Prodi è un flop: prende meno di 400 voti. Tutto rimandato alla quinta votazione

Prodi bocciato sonoramente, addirittura sotto la soglia dei 400 voti, Cancellieri un po’ sopra le attese (proposta e numeri alla mano effettivamente votata da Scelta Civica di Monti), ma la vera sorpresa – oltre alla moltitudine di voti dispersi (più di 10 quelli dati a Massimo D’Alema…) che hanno favorito il flop del candidato del Pd – è il risultato di Stefano Rodotà, candidato del Movimento 5 Stelle di Grillo ma ben oltre la soglia di voti dei grillini: 213 il totale, persino una cinquantina in più rispetto ai grandi elettori del 5 Stelle.

Si è così conclusa la quarta votazione per il Presidente della Repubblica, la prima in cui era sufficiente una maggioranza assoluta dei componenti delle due Camere (504 voti), ma neanche stavolta è uscito fuori il nuovo Capo dello Stato. Si riproverà sabato mattina alle 10 con la quinta votazione, ma intanto il Partito Democratico incassa la seconda debacle in due giorni: dopo il flop Marini, neanche Prodi (le cui chance comunque erano in bilico, visto che Pdl e Lega non hanno partecipato allo scrutinio e servivano comunque altri voti oltre a quelli del centrosinistra) riesce ad ottenere i consensi necessari per salire al Colle.

L’ex premier, tuttavia, dovrebbe restare in campo: l’idea che serpeggia in questo momento nei corridoi di Montecitorio è che nelle votazioni di sabato sul fondatore dell’Ulivo possano convergere anche i consensi di Scelta Civica, che fino ad oggi ha sostenuto la candidatura di Anna Maria Cancellieri. Un altro segnale potrebbe invece essere quello di una candidatura a sorpresa di D’Alema, che non sarebbe così sgradito al centrodestra e che già nella votazione odierna ha raccolto diversi voti dai franchi tiratori. Rodotà si conferma la carta vincente del M5S e forse anche oltre: probabilmente è stata Sel a dare quel pugno di voti in più che fanno dell’ex Garante alla privacy un nome che non perde affatto appeal. “Noi continuaimo a votare Rodotà”, ha infatti confermato il capogruppo Vittorio Crimi.

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