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Prezzi carburante: Spirit Airline Usa prima vittima del raddoppio del jet fuel. È la punta di un iceberg? Le compagnie aeree più a rischio

L’azienda aerea low cost ha cancellato tutti i suoi voli: tra il 1° e il 15 maggio ne aveva programmati 4.119 per oltre 800 mila posti. Ecco come, nel mondo, le compagnie cercano di affrontare la crisi peggiore dal Covid

Prezzi carburante: Spirit Airline Usa prima vittima del raddoppio del jet fuel. È la punta di un iceberg? Le compagnie aeree più a rischio

Che la guerra in Medio Oriente stia provocando un’impennata dei prezzi del carburante, soprattutto per le compagnie aeree, finora era soprattutto nelle previsioni. Ma ora è diventata realtà con il primo fallimento di una compagnia aerea statunitense, la Spirit Airline, che non è riuscita a far fronte al raddoppio dei prezzi del carburante per aerei. La compagnia lowcost Usa ha annunciato la cessazione delle sue attività sabato, diventando la prima vittima del settore legata alla guerra con l’Iran.

Nessuna compagnia aerea statunitense delle dimensioni di Spirit era mai stata messa in liquidazione negli ultimi vent’anni. Spirit Airline, che a un certo punto rappresentava il 5% dei voli negli Stati Uniti, ha cancellato subito tutti i suoi voli invitando i passeggeri a non recarsi in aeroporto: tra il 1° e il 15 maggio Spirit aveva programmato 4.119 voli nazionali, offrendo 809.638 posti. Il fallimento della compagnia aerea costerà inoltre migliaia di posti di lavoro. “Purtroppo, nonostante gli sforzi dell’azienda, il recente e significativo aumento dei prezzi del petrolio e altre pressioni sul business hanno inciso notevolmente sulle prospettive finanziarie di Spirit”, ha dichiarato Spirit in un comunicato stampa.

Spirit faticava a realizzare profitti già prima dello shock del carburante, ma le cose sono precipitate con la guerra. Il piano di ristrutturazione di Spirit prevedeva costi del carburante per aerei di circa 2,24 dollari al gallone nel 2026 e 2,14 dollari nel 2027, ma i prezzi erano saliti a circa 4,51 dollari al gallone alla fine di aprile, rendendo la compagnia incapace di sopravvivere senza nuovi finanziamenti.

La chiusura di Spirit andrà a vantaggio dei concorrenti come JetBlue Airways e Frontier Airlines anche loro risentono dello shock dei costi. Il titolo over-the-counter di Spirit, caratterizzato da elevata volatilità, è crollato del 25% venerdì, mentre Frontier è salita del 10% e JetBlue ha guadagnato il 4%.

Si tratta di un duro colpo anche per il presidente Donald Trump, che aveva proposto 500 milioni di dollari per salvarla, nonostante l’opposizione di alcuni dei suoi più stretti collaboratori e di molti repubblicani al Congresso.

Spirit Airline punta dell’iceberg?

Tutte le compagnie aeree nel mondo stanno cercando di affrontare nei modi più diversi l’impennata dei prezzi del carburante per aerei che rappresenta circa un quarto delle spese operative: dall’aumento delle tariffe alla revisione dei piani di volo, nonchè alla conseguente riscrittura delle proprie previsioni finanziarie.

“Le ripercussioni della guerra, se non contenute, rischiano di spingere al collasso altre imprese fragili e di gravare pesantemente sulle famiglie e sulle economie più vulnerabili”, ha detto a Bloomberg Mohamed El-Erian, economista e senior global fellow presso la Wharton School. Il Financial Times, citando dati della società di analisi Cirium, dice che le compagnie aeree globali hanno tagliato, nelle ultime due settimane, due milioni di posti dai programmi di maggio da 132 a 130 milioni. Diversi collegamenti sono stati operati con aerei più piccoli o più efficienti nei consumi per preservare carburante in vista di possibili interruzioni delle forniture, mentre la chiusura degli aeroporti del Golfo, che collegavano un terzo dei viaggi europei verso l’Asia, ha provocato forti disagi nel traffico globale.

Tra i vettori interessati – scrive il Financial Times – figurano Emirates, Etihad e Qatar, oltre a British Airways, United, Air China, Ana, Turkish Airlines e Delta. Inoltre Air France ha riferito di essere stata invitata a non aggiungere voli verso Singapore e Tokyo Haneda, mentre Vietnam ha già introdotto razionamenti del carburante per aerei. Lufthansa il mese scorso ha optato per la soppressione di circa 120 voli a corto raggio al giorno, a partire da quelle meno redditizie da Monaco e Francoforte, decisione che rimarrà valida per tutta la stagione estiva fino a metà ottobre. Ciò permetterà di risparmiare, secondo le stime della società, almeno 40mila tonnellate metriche di carburante per aerei.

Quali altre compagnie sono a rischio?

Nei giorni scorsi il Corriere ha riportato di elenchi di società in pericolo: 13 vettori del continente rischiano di non avere più liquidità a luglio-agosto se la situazione non cambia (in positivo). Tra questi, alcuni servono piccole realtà territoriali — isole del Nord Europa soprattutto —, altri effettuano anche voli intercontinentali. Tutti loro hanno un elemento in comune: oltre a non essere in salute finanziariamente, hanno problemi di accesso a fondi straordinari, a partire dai prestiti bancari.

Secondo gli analisti in Europa tra quelle in pericolo c’è AirBaltic. L’aviolinea lettone già prima del conflitto aveva bisogno di un’iniezione di liquidità di 150 milioni di euro per arrivare al 2027. Ora la situazione è peggiorata. Il governo di Riga ha prestato 30 milioni. Ma secondo S&P Global Ratings, la situazione di liquidità “rimane critica” e la sua capacità di far fronte agli obblighi finanziari a breve termine è messa a dura prova. Per altro AirBaltic mette a disposizione gli aerei anche per altri vettori, come Lufthansa, Air France o Air Serbia.

Sotto la lente degli investitori c’è poi Norse Atlantic. Il vettore norvegese — che vola anche a Roma Fiumicino — ha preso i Boeing 787 di Norwegian Air e proseguito il modello di business dei voli low cost intercontinentali. Senza successo. A fine 2025 il patrimonio netto era negativo per quasi 240 milioni. Lo scorso aprile ha annunciato un aumento di capitale da circa 95 milioni e un prestito da 60 milioni per fronteggiare la crisi del carburante e rafforzare la liquidità. Per risparmiare, nelle ultime settimane Norse ha anche tagliato circa 2 mila voli previsti tra aprile e settembre di quest’anno, riducendo la sua programmazione di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

I caccia militari si “bevono” lo stesso fuel

Ma il problema si ingigantisce per via della concorrenza con le necessità militari: il carburante in Europa serve anche per far volare gli F-16 belgi, i Typhoon tedeschi, i Rafale francesi. Le basi militari americane in Europa non vengono rifornite con carburante spedito dagli Stati Uniti. “Attraverso la Defense Logistics Agency, le forze armate Usa acquistano il jet fuel dagli stessi fornitori commerciali (Shell, Bp, TotalEnergies) che riforniscono le compagnie aeree”, ricorda Michelle Brouhard, capo di Policy and Geopolitical Risk di Kpler al Corriere. Un F-16 in combattimento consuma migliaia di litri di carburante. Alla massima intensità, un’ora di volo può richiedere oltre 19 mila litri, “una quantità pari a quella utilizzata in media da un automobilista americano in tre anni”. L’F-35 richiede tra 5mila e 9 mili litri l’ora, due o tre volte il consumo di un Boeing 737 in fase di crociera, riporta il Corriere.

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