Il pranzo di Natale costerà di più quest’anno in tutta Europa. Ma è l’Italia a mostrare uno degli scontrini della spesa natalizia maggiore, a iniziare dai tortellini. Nella sua analisi annuale, la piattaforma di trading e investimenti eToro esamina l’andamento del costo di un piatto caratteristico delle festività in dodici diversi Paesi. Dallo spaccato emerge che l’Italia si posiziona al quarto posto tra i Paesi più cari per la cena natalizia.
Anche quest’anno, eToro ha esaminato i prezzi dei piatti tradizionali della festa e ha rilevato un rincaro pari al 2,39% rispetto al 2024, un aumento contenuto, ma che conferma una tendenza di crescita continua del costo della cena di Natale.
In Italia, il piatto simbolo della Vigilia, i tortellini in brodo di cappone, arriva a 53,11 euro per quattro persone. Negli ultimi anni, la spesa per il classico piatto ha mostrato una progressione costante: dai 47,60 euro del 2022, quando l’inflazione alimentare toccava il 13,1%, si è passati ai 48,30 euro del 2023 (+1%, inflazione alimentare al 5,9%) e ai 51,90 euro del 2024 (+7%, inflazione alimentare al 2,1%).
Ancora pressioni sulla filiera agroalimentare: il caso delle uova
Il 2025 prosegue questa traiettoria, pur con un incremento più moderato, riflettendo pressioni ancora presenti sulla filiera agroalimentare: costi elevati delle materie prime, raccolti ridotti a causa degli eventi climatici e volatilità dei prezzi energetici e logistici. Sebbene l’aumento sia meno drastico rispetto a quello osservato in altri Paesi, il costo della cena di Natale italiana continua a salire, pesando in modo crescente sul budget delle famiglie.
“L’evoluzione dei prezzi per la cena natalizia è lo specchio di una dinamica più ampia del settore alimentare italiano. Sebbene l’inflazione alimentare abbia rallentato marcia, passando dal 13,3% di dicembre 2022 al +1,9% provvisorio di novembre 2025 (dati Istat), non dobbiamo confondere il rallentamento con un calo dei prezzi” afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro per l’Italia. “L’impatto cumulativo è tangibile: da fine 2022 a oggi, il carrello alimentare è rincarato del 10%, un incremento superiore di quasi 7 punti rispetto all’indice generale, aggravando la pressione sulle famiglie, nonostante la frenata inflazionistica”.
“Analizzando infine il paniere monitorato da eToro, emerge una volatilità interna estrema che spiega la persistenza dei rincari. Siamo di fronte a una schizofrenia dei prezzi: mentre le commodities di base come la farina e la lonza di maiale crollano seguendo i ribassi internazionali, la componente nobile e proteica del tortellino subisce fiammate speculative. Il caso delle uova è emblematico, segnando rincari a doppia cifra a causa di una domanda estera sostenuta e un’offerta rigida. Per le famiglie, questo significa dover navigare tra promozioni e scelte alternative per difendere il budget delle feste”.
Spagna la più cara, forti rincari per il tacchino ripieno in Francia e per l’oca in Germania
Se l’Italia vede aumenti moderati, altri Paesi non sono altrettanto fortunati. In Spagna, la cena di Natale raggiunge gli 81,95 euro (+8,9%), mentre in Francia il tacchino ripieno arriva a 73,68 euro (+26%). È però il piatto tipico tedesco a sperimentare l’incremento più significativo dell’intera classifica: l’oca con contorni sale del 28%, raggiungendo i 70,75 euro, portando la Germania al terzo posto tra i paesi più cari.
“Guardando oltre confine, i dati Fao confermano uno scenario complesso: l’indice Food Price di novembre 2025 si attesta a 125,1 punti (-2% su base annua), ma la volatilità resta alta. Fattori climatici e tensioni logistiche globali mantengono i mercati nervosi, impedendo un vero ritorno alla normalità” dice Debach.