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Pareggio elettorale: è l’incubo di Meloni e Schlein ma la speranza di tutti i riformisti che sognano un Governo Draghi bis o simile

Che succederebbe se dalle elezioni politiche del 2027 uscisse un sostanziale pareggio? Sarebbe la fine del bipolarismo ma non sarebbe affatto un incubo. Al contrario potrebbe aprire le porte a un governo spiccatamente europeista e riformista, una sorta di Draghi bis. E non sarebbe affatto un male, anzi

Pareggio elettorale: è l’incubo di Meloni e Schlein ma la speranza di tutti i riformisti che sognano un Governo Draghi bis o simile

C’è uno spettro che si aggira nei palazzi della politica e in particolare nelle sedi di Palazzo Chigi e in quelle di Fratelli d’Italia e in parte del Pd tendenza Schlein: è l’incubo del pareggio alle prossime elezioni politiche.

Naturalmente fare previsioni su un voto che arriverà fra un anno e senza sapere se la legge elettorale resterà quella in vigore o cambierà può essere un azzardo. Tuttavia i sondaggi (per quel che valgono) accreditano l’ipotesi che dalle urne non uscirà una maggioranza certa ma che i due schieramenti, quello di centrodestra e quello di centrosinistra, possano equivalersi.

L’incubo di Meloni e Schlein, la speranza dei riformisti

Un pareggio sarebbe la fine del divisivo bipolarismo o, per meglio dire, del deleterio bipopulismo e il ritorno a una forma aggiornata di unità nazionale. Un incubo per Giorgia Meloni che vedrebbe sfumare la speranza di restare a Palazzo Chigi ma anche per Elly Schlein che vedrebbe evaporare il sogno di vincere le elezioni e di guidare il prossimo Governo.

Ma siamo sicuri che il pareggio sia proprio un incubo e l’anticamera dell’ingovernabilità? Tutt’altro. In assenza di nuove leggi elettorali, un pareggio consegnerebbe al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il potere di scegliere il futuro Presidente del Consiglio. Sarebbe la riedizione del Governo Draghi? È quello che sognano i riformisti di centro e di sinistra ma sicuramente, viste le posizioni più volte espresse dal Capo dello Stato, nascerebbe un Governo spiccatamente riformista ed europeista.

Già, ma chi lo voterebbe in Parlamento? Certamente Forza Italia tendenza Marina Berlusconi, poi i centristi delle varie scuole – da Carlo Calenda a Matteo Renzi e forse ai radicali e a Noi moderati – poi larga parte del Pd o per lo meno l’ala riformista. Troppo poco, sì troppo poco, ma ricordiamoci lo schieramento che appoggiò Draghi: c’era perfino la Lega e anche i Cinque Stelle. Solo Meloni era all’opposizione. Questo che significa? Che un pareggio elettorale – soprattutto se la figura del premier fosse molto autorevole – rimescolerebbe le carte e che quel che oggi appare un’illusione potrebbe diventare realtà dopo voto. Chissà. La politica è fantasia e l’Italia ne ha un gran bisogno.

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