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Oro, giù le mani dalla Banca d’Italia: che bisogno c’è di uno scippo che porterebbe allo scontro con la Bce?

Fdi Insiste con un emendamento alla manovra di bilancio per trasferire la proprietà dell’oro della Banca d’Italia allo Stato ma le regole della Bce a tutela dell’indipendenza delle banche centrali lo vietano. Che cosa c’è dietro l’insistenza del capogruppo di Fratelli d’Italia?

Oro, giù le mani dalla Banca d’Italia: che bisogno c’è di uno scippo che porterebbe allo scontro con la Bce?

Non è detto che l’emendamento del capogruppo dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, sullo scippo dell’oro della Banca d’Italia e il trasferimento diretto della sua proprietà allo Stato venga realmente approvato dal Parlamento ma per ora è stato giudicato ammissibile. Quel che è certo è che, se quella norma diventasse legge, provocherebbe un cortocircuito tra il Governo Italiano e la Bce che tutela la proprietà delle riserve auree in capo alle banche centrali come garanzia della loro indipendenza. “Non capisco a cosa serva e a cosa miri quell’emendamento” osserva criticamente l’ex Direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, in un’intervista a Mf. Qualora l’emendamento diventasse norma di legge – spiega Rossi che sull’oro della Banca d’Italia scrisse un libro magistrale – “si scontrerebbe inevitabilmente con il diritto europeo” perché “i Trattati europei affermano che le riserve auree sono di proprietà delle banche centrali e ne vietano l’utilizzo nel bilancio pubblico. Del resto è ovvio che le riserve auree appartengano al popolo perché una banca centrale è un ente pubblico e detiene e gestisce l’oro nell’interesse dei cittadini”. Certo le riserve auree della Banca d’Italia (2.400 tonnellate per un controvalore a bilancio di 197 milioni di euro) sono imponenti ma il pressing di Malan é destinato ad “avere vita difficile” perché, aggiunge Rossi, “l’Europa reagirà come il diritto europeo prevede”. Perché allora il capogruppo dei senatori di FdI insiste? Per una ragione di bandiera, volta a stuzzicare il sovranismo finanziario dei suoi elettori. Chi ci rimette però è l’Italia e la credibilità del Governo Meloni.

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