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Olio d’oliva, allarme Ue: controlli insufficienti minacciano la qualità del made in Europe

La Corte dei conti Ue denuncia lacune nei controlli su etichettatura, contaminanti e importazioni. A rischio qualità, sicurezza e tracciabilità dell’olio d’oliva. Italia e Spagna le più rigorose

Olio d’oliva, allarme Ue: controlli insufficienti minacciano la qualità del made in Europe

Olio d’oliva: la Corte dei conti Ue lancia l’allarme sui controlli che mettono in discussione la qualità del made in Europa. È la relazione dello scorso 14 gennaio a mettere in luce carenze delle verifiche, sistemi di controllo solidi sulla carta ma disomogenei da Paese a Paese e che potrebbero compromettere la qualità, la sicurezza e la tracciabilità dell’olio di oliva, elemento base della cucina mediterranea.

L’olio di oliva è un prodotto di punta per l’Unione europea, che ne è il primo produttore (61% del mercato mondiale), esportatore (65%) e consumatore (45%) al mondo. E l‘Italia ha un ruolo di primo piano, con una produzione di 300 mila tonnellate d’olio e un fatturato nel 2024 di 5,8 miliardi di euro (dati Ismea). Dunque la reputazione dell’olio in termini di qualità e autenticità è cruciale sotto il profilo economico e i consumatori confidano nel fatto che l’olio di oliva extravergine e di altre categorie rispetti le rigorose norme di commercializzazione e i severi requisiti di sicurezza alimentare in vigore nell’Unione europea.

Carenze nei controlli e rischio contaminazioni

La normativa della Ue stabilisce requisiti minimi per l’etichettatura, la verifica della categoria di appartenenza e le analisi volte a rilevare la presenza di antiparassitari. E tuttavia la Corte dei conti europea ha riscontrato che alcuni controlli di conformità sono incompleti e che parti del mercato sono talvolta escluse dalle ispezioni. “Sono così presenti nel sistema lacune che possono compromettere la qualità”.

Se da un lato i controlli tesi a rilevare la presenza di residui di antiparassitari nell’olio d’oliva proveniente dai paesi della Ue sono ben consolidati, dall’altro però i controlli per altri contaminanti non sono uniformi e la motivazione basata sul rischio non è sempre documentata. È il caso che riguarda le miscele di olii, sottolineano i membri della Corte dei conti, per i quali la raccolta di informazioni su ciò che serve a stabilire se un prodotto è puro oppure no “non sono abbastanza precise”.

Controlli insufficienti sugli oli importati

Quanto poi agli olii di provenienza extra Ue, la Corte ha constatato che, sebbene l’Unione europea importi l’equivalente del 9% circa dell’olio di oliva prodotto in un anno, i controlli per individuare gli antiparassitari e gli altri contaminanti nell’olio d’oliva importato da paesi non-Ue erano inesistenti o sporadici negli Stati membri visitati.

Insomma “sebbene la Ue sia dotata di norme rigorose, queste non sono sempre applicate pienamente”, sintetizza Joëlle Elvinger, responsabile dell’analisi sul mercato dell’olio.

In sintesi, queste le criticità: applicazione disomogenea tra Stati membri, analisi del rischio non sempre documentata, controlli su contaminanti diversi dai pesticidi irregolari, verifiche su olio importato sporadiche o assenti e difficoltà nel tracciamento di oli miscelati o transfrontalieri.

L’Italia tra i migliori per i controlli

Merita sottolineare però che da questa analisi l’Italia esce bene e si distingue per le attenzioni e i controlli scrupolosi. La Corte infatti rimarca che “Paesi come la Spagna e l’Italia tracciano in registri elettronici l’origine delle olive e dell’olio d’oliva in tutte le fasi della catena di approvvigionamento, al fine di aumentare la trasparenza e prevenire le frodi”.

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