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Milan Forum 2026: tecnologie di frontiera, corsa da 16 mila miliardi, senza investimenti cresce il divario globale. Studio Ispi e Deloitte

Le tecnologie di frontiera – dall’IA al quantum computing – sono destinate a superare i 16 mila miliardi di dollari di valore entro il 2033, ma i benefici si stanno concentrando soprattutto nelle economie più avanzate. È quanto emerge dallo studio di ISPI e Deloitte presentato in vista del NEXT Milan Forum

Milan Forum 2026: tecnologie di frontiera, corsa da 16 mila miliardi, senza investimenti cresce il divario globale. Studio Ispi e Deloitte

Le tecnologie di frontiera corrono verso un valore globale di 16,4 mila miliardi di dollari entro il 2033. A dirlo sono le ultime stime dell’UNCTAD, che includono nel conteggio intelligenza artificiale, robotica avanzata, calcolo quantistico, droni e clean tech. Una crescita che non è più solo prospettica: i benefici sono già visibili, soprattutto nei settori dove l’integrazione tra IA e altre tecnologie è più avanzata.

Indagine OCSE

Secondo un’indagine dell’OCSE, il 31% delle PMI nelle economie sviluppate utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, con incrementi medi di produttività superiori al 25% in alcune attività. Dati della Banca Europea degli Investimenti confermano il trend: nelle imprese europee l’adozione dell’IA si associa a un aumento sia della produttività sia dei salari, senza effetti negativi sull’occupazione. Ma questi benefici non si distribuiscono in modo uniforme. L’impatto delle tecnologie emergenti dipende infatti dalla presenza di condizioni abilitanti: infrastrutture digitali, competenze e governance. È questo il messaggio centrale del paper “Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity”, realizzato dall’ISPI insieme al Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte, nel contesto del NEXT Milan Forum.

L’evento, promosso da ISPI, Università Bocconi e OCSE, si terrà a Milano dal 4 al 6 maggio e riunirà oltre mille giovani leader provenienti da più di 60 Paesi. Tra gli ospiti attesi figurano, tra gli altri, i Premi Nobel per la Pace Kailash Satyarthi e Ouided Bouchamaoui, il Nobel per l’Economia Philippe Aghion, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, la presidente per gli Affari Globali di Microsoft Lisa Monaco e l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Luca Parmitano.

Lo studio evidenzia anche la rapidità con cui l’IA si sta diffondendo

I costi di utilizzo dei modelli linguistici avanzati (LLM) sono crollati, fino a 900 volte, abbattendo le barriere all’ingresso per le piccole imprese e favorendo economie di scala per quelle più grandi. Tuttavia, il progresso resta diseguale. Nei Paesi dove l’innovazione è già strutturata, i benefici sono più marcati. Le differenze emergono anche tra economie avanzate: secondo l’OCSE, la produttività del lavoro potrebbe crescere fino a 1,3 punti percentuali l’anno nel Regno Unito e negli Stati Uniti, mentre resta più contenuta in Paesi come Italia e Giappone, dove l’adozione dell’IA lungo le filiere è più frammentata.

Il nodo centrale resta quello delle infrastrutture

Solo il 23% della popolazione nei Paesi a basso reddito ha accesso a Internet, contro il 94% nelle economie avanzate, mentre 2,2 miliardi di persone sono ancora offline. Anche la qualità della connessione è determinante: la copertura 5G raggiunge l’84% nei Paesi ricchi, ma appena il 4% in quelli più poveri. Questa disuguaglianza si riflette nella distribuzione dei data center, fondamentali per lo sviluppo dell’IA. I Paesi ad alto reddito concentrano il 77% della capacità globale, mentre quelli a basso reddito restano sotto lo 0,1%. Gli Stati Uniti, in particolare, dispongono di circa 200 volte più server pro capite rispetto a un’economia a reddito medio. Accanto alle infrastrutture, il capitale umano rappresenta l’altra grande sfida. Meno del 5% della popolazione nei Paesi a basso reddito possiede competenze digitali di base, contro il 66% nelle economie avanzate. Eppure, è proprio qui che si gioca la partita: un aumento dell’1% negli investimenti in formazione può amplificare del 6% l’impatto dell’IA sulla produttività.

Le conclusioni del report sono nette

Investimenti mirati in infrastrutture e competenze possono ridurre significativamente il divario tecnologico globale. Alcuni Paesi stanno già dimostrando che è possibile. Secondo l’indice “Frontier Technology Readiness” dell’UNCTAD, l’India performa 76 posizioni sopra quanto previsto dal suo livello di reddito, seguita da Filippine e Brasile. Il rischio, però, è altrettanto chiaro: senza politiche adeguate, le tecnologie di frontiera potrebbero ampliare anziché ridurre le disuguaglianze tra le economie globali.

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