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Mercedes svolta e guarda al riarmo tedesco: pronta a entrare nella Difesa dopo il calo delle vendite di auto. Ma non è la sola

Dalle auto all’industria bellica: anche VW, Renault e Porsche hanno già fatto mosse simili, senza contare tutta la galassia dei fornitori. Intanto la Nato convoca a Bruxelles le aziende europee della difesa

Mercedes svolta e guarda al riarmo tedesco: pronta a entrare nella Difesa dopo il calo delle vendite di auto. Ma non è la sola

Tempi di guerra. Mercedes-Benz, lo storico marchio tedesco dell’auto, mentre sta subendo un’emorragia di vendite e profitti, sta valutando l’ipotesi di partecipare al riarmo tedesco.

L’amministratore delegato Ola Kaellenius ha dichiarato al Wall Street Journal che in un mondo “diventato un luogo più imprevedibile” in cui è “assolutamente chiaro che l’Europa debba migliorare il suo profilo difensivo”, se Mercedes potesse assumere un ruolo positivo nell’ambito della difesa “saremmo contenti di farlo”. Per Källenius, l’attività legata alla difesa rappresenterà solo una “parte minore del business di Mercedes-Benz” rispetto alla produzione di auto e furgoni, ma potrebbe essere “una nicchia in rapida crescita che potrebbe anche contribuire ai risultati commerciali del gruppo”.

Del resto Mercedes non parte da zero. Possiede già legami con la difesa tramite Daimler Truck, di cui è principale azionista, e versioni militari del suo Suv Classe G. Ma secondo Kaellenius l’esperienza da produttore su ampia scala potrebbe essere utile per inserirsi direttamente nel settore. “Ciò che le aziende automobilistiche fanno straordinariamente bene – e in questo siamo bravi – è costruire macchine di precisione ad alta qualità in grandi quantità”.

Inoltre, secondo il settimanale Der Spiegel, il gruppo franco-tedesco della difesa Knds starebbe trattando con Mercedes-Benz per un possibile acquisto dello stabilimento di Ludwigsfelde, a sud di Berlino.

Il titolo alla Borsa di Francoforte scambia oggi in calo di oltre il 2% poco sopra i 49 euro, con una flessione di oltre il 20% da inizio anno. Il dividend yield è stimato vicino al 7%.

La mossa arriva mentre il settore automotive tedesco sta attraversando una fase difficile, schiacciato tra il rallentamento della domanda europea, la crescente concorrenza cinese nel premium elettrico e l’impatto dei dazi statunitensi. Mercedes ha visto quasi dimezzarsi l’utile nell’ultimo esercizio, anche a causa di un aggravio da circa 1,2 miliardi di dollari legato alle tariffe Usa.

Gli altri esempi di come l’automotive si stia declinando in industria bellica

Del resto il clima di riarmo si sta già respirando anche in altre aziende. Volkswagen è in trattative per produrre componenti per il sistema antimissile Iron Dome e potrebbe riconvertire lo stabilimento di Osnabrück, destinato a chiudere per le auto nel 2027, alla produzione militare.

Renault poi è stata la prima a entrare direttamente nella produzione di droni militari d’attacco a lungo raggio, un business stimato in un miliardo di euro in dieci anni. Ha lanciato il progetto “Chorus” in collaborazione con la francese Turgis Gaillard e il Ministero della Difesa. L’accordo prevede di assemblare droni militari a lungo raggio sfruttando le catene di montaggio di Le Mans e Cléon, con un obiettivo produttivo di (600) pezzi al mese.

Porsche Se, la holding che fa capo alle famiglie Porsche e Piëch e che detiene la maggioranza delle azioni Volkswagen, ha annunciato di avere investito 100 milioni di euro nella difesa, concentrandosi in particolare “sulle startup tecnologiche europee nei settori delle soluzioni software, della difesa informatica, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi autonomi”. In precedenza Porsche SE aveva già investito in aziende come Isar Aerospace, pioniere europeo nei lanci orbitali, e Quantum Systems, produttore tedesco di droni fondato da Florian Seibel e con uno stabilimento in Germania e uno a Kiev, in Ucraina.

Accanto alle aziende, c’è tutta la galassia dei fornitori. Giganti della componentistica come Continental, ZF, Schaeffler stanno adattando tecnologie civili, come sensori, iniezioni o trasmissioni, per destinarle ai nuovi carri armati europei e veicoli da combattimento.

Negli Stati Uniti già General Motors e Ford Motor Company hanno avviato colloqui con l’amministrazione Trump per valutare il supporto produttivo all’industria della difesa.

La Nato convoca a Bruxelles le aziende euroee della difesa

Intanto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, attende a Bruxelles nei prossimi giorni i vertici delle principali aziende europee della difesa. Obiettivo della convocazione, secondo il Financial Times, è quello di sollecitare nuovi investimenti e un rapido aumento della produzione militare in vista del vertice dell’Alleanza atlantica in programma a luglio ad Ankara.

Rafforzare le capacità militari europee serve al contempo a ridurre la dipendenza europea dagli Stati Uniti e a rispondere alle pressioni di Donald Trump che ha chiesto a più riprese un maggiore impegno finanziario degli alleati.

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