Condividi

Marchionne: gli Usa sono una grande occasione per Fiat e per l’Italia

Intervista del numero uno di Fiat al Corriere della Sera – Oggi nuova prova della verità per il governo Monti con l’asta dei Btp ma anche con le liberalizzazioni e il fisco – Spread a 360 – Piazza Affari apre positiva, bene anche le altre Borse europee – Gli effetti del caso Fonsai

Marchionne: gli Usa sono una grande occasione per Fiat e per l’Italia

MARCHIONNE: USA, LA GRANDE OCCASIONE FIAT. OGGI ASTA/ESAME PER I BTP ALLA VIGILIA DEL G2O

Manager a confronto. Ieri Tim Cook, il successore di Steve Jobs, ha affrontato la prima assemblea della Mela dopo la scomparsa del fondatore. E ha deluso chi aspettava il primo dividendo della storia Apple. “La liquidità di cui disponiamo – ha aggiunto – è largamente superiore a quanto ci serve per la nostra attività”. “ Stiamo valutando – ha aggiunto Cook – le possibili scelte in materia”.  Ma su questo è in corso una “active discussion” all’interno del board, a conferma che la leadership di Apple non è più monocratica. La grande novità, infatti, arriva dal fronte della governance: d’ora in poi il cda sarà nominato dalla maggioranza dei soci, come chiedeva da anni il fondo pensioni Calpers e non più per cooptazione da parte del ceo, come avveniva ai tempi del mitico Jobs.

Altri sono i problemi, ma non minore è l’ottimismo del fare di Sergio Marchionne, che ha affrontato l’intervista/duello con il suo critico più feroce entro i confini tricolori, cioè Massimo Mucchetti. Nel lungo confronto, Marchionne giudica “insopportabilmente razzista dipingermi come un uomo senza patria” e fa sapere che: 1) Chrysler non riaprirà i siti dismessi, perciò un terzo della domanda Usa dei prodotti della casa dovrà venire da fuori, ovvero Messico, Canada od Europa; 2) Fiat potrà così esportare in Usa purché il Paese sappia sfruttare l’occasione. “Servono costi competitivi, l’utilizzo pieno e flessibile degli impianti e una regia nel rapporto tra l’industria e la ricerca”; 3) Se la strategia sarà seguita, “ogni stabilimento italiano starà al suo posto. Abbiamo tutto per cogliere l’opportunità degli Usa, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da due siti dei cinque in attività”. 

La Consob ha deciso di non rinnovare il divieto di vendita allo scoperto sui titoli finanziari. Da lunedì dunque si potrà tornare a operare short su banche e assicurazioni. Com’era prevedibile dopo la decisione in tal senso della autorità di Belgio e Francia. Ma il caso ha voluto che l’abolizione del paracadute anti-ribasso coincida con la fase più calda della battaglia Fonsai che, direttamente o indirettamente, riguarda una fetta rilevante del listino di Piazza Affari: la stessa Fonsai, Premafin, Milano Assicurazioni, Unipol, Mediobanca, Unicredit e la stessa Generali, pur impegnata a restar il più lontano possibile dal duello tra i suoi azionisti. La stessa Consob, che si accinge a concludere le audizioni in Commissione dei vari protagonisti, ha ormai in mano la patata più bollente: la richiesta di esenzione dall’Opa su Fonsai avanzata da Unipol nell’ambito del piano che passa da Premafin che da anello debole della catena Ligresti si è trasformato nello snodo decisivo del conflitto.

Premafin ieri è rimasta sospesa tutto il giorno e nell’asta finale ha chiuso in rialzo del 37% sull’onda dell’offerta della  Sator di Matteo Arpe e di Palladio Finanziaria, che non sembra aver fatto breccia tra le banche finanziatrici. Perdono colpi invece Fondiaria-Sai in ribasso del 13%, Milano Assicurazioni -10% e  Unipol -3,4%. Generali, alla vigilia del cda sui primi dati del 2011, ha chiuso in calo dello 0,6%.

La Borsa di Milano è arretrata dell’1,4%. Meglio hanno fatto le altre Borse europee: Francoforte è scesa dello 0,5%, Parigi ha chiuso pressoché invariata, Londra è salita dello 0,2%. Il rendimento del Btp a dieci anni è invariato al 5,53%, lo spread con il Bund è 363 punti.

Il mercato si posiziona in vista delle prossime aste di fine mese. Tra domani e lunedì il Tesoro collocherà titoli per una cifra compresa tra i 15 e i 16,5 miliardi, tra Ctz, indicizzati, e Bot. Ma sul cielo dei titoli di Stato si profilano nuove nubi che portano aria di recessione.

“L’Europa è entrata in una recessione dolce e temporanea, ma già si vedono i primi segnali di ripresa”. Il commissarrio Ue Olli Rehn ha indossato ieri i panni del medico pietoso, ma senza grande successo. I numeri, ahimè, parlano chiaro: nel 2012 l’economia dell’Eurozona arretrerà dello 0,3%, contro una previsione precedente di crescita allo 0,5%. Il Pil italiano, in particolare, quest’anno subirà una contrazione dell’1,3%, mentre la precedente stima di novembre indicava una crescita dello 0,1%. Riviste al ribasso le previsioni 2012 di Germania (+0,6% contro precedente +0,8%) e Francia (+0,4% contro precedente +0,6%).

Vista con occhi italiani, insomma, la recessione sembra tutt’altro che dolce. Ma lo stesso non vale per la Germania dove, per il quarto mese di fila, è cresciuto l’ottimismo delle imprese. Oltre Reno, insomma, vale la regola del “bicchiere mezzo pieno”. Ma a render più amara la pillola potrebbe contribuire l’ascesa dei prezzi del greggio in euro. Ieri le quotazioni del Brent hanno raggiunto la quotazione di 93,63 euro al barile, battendo il record precedente che resisteva dal 3 luglio 2008.

Seduta positiva per Wall Street. L’S&P 500 sale dello 0,43% a quota 1363, 46, Il Dow Jones segna +0,36%, ancor più vivace il Nasdaq +0,81%. I mercati Usa sono stati trainati delle buone notizie in arrivo dall’economia Usa: l’indice che misure le aspettative dei consumatori elaborato da Bloomberg è salito in febbraio per il quarto mese consecutivo  portandosi sui livelli di aprile del 2008. L’indice dei prezzi delle case è salito in dicembre dello 0,7%, la stessa variazione del mese precedente, gli economisti si aspettavano un rialzo dello 0,1%. Infine, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono rimaste ferme a 351mila unità, gli economisti si aspettavano un rialzo a 355mila. La buona intonazione dei mercati americani ha dato la scossa anche ai listini asiastici. Tokyo sale dello 0,33%, la Corea dello 0,4%, riflessiva Hong Kong -0,10%.

La forte discesa della Borsa di Milano è stata causata in buona parte dal ribasso delle banche. Unicredit è caduta del 6,1%, MontePaschi -3,2% PopMilano -3,3%, Banco Popolare -3,5%, Intesa -2,2%. Gli effetti del 2011, comprese le svalutazioni degli hellenic bond, si fa sentire un po’ in tutta Europa. A Parigi i risultati deludenti di Credit Agricole e Dexia  hanno portato le due banche a chiudere in ribasso rispettivamente del 4% e del 6,5%.

A Francoforte Commerzbank è caduta del 6,5%. Il primato negativo spetta senz’altro a Royal Bank of Scotland: 2 miliardi di sterline di perdite dopo 1,1 miliardi nell’esercizio precedente. Anche in questo caso ha pesato non poco la svalutazione dei bond greci.

Brusca frenata anche per i titoli dell’auto (indice Stoxx -1,6%). Fiat è scesa del 4,4%, Fiat Industrial -2,4%. In Germania Volkswagen ha perso il 2,3%. Finmeccanica è salita dello 0,6%.

Fra le utility, A2A è scesa dell’1,7%, declassata da Citigroup, Enel ha guadagnato lo 0,2%, promossa dalla stessa Citigroup a neutral da sell: il target price è stato alzato a 3 euro da 2,8 euro. Forte calo per Mediaset -3,4% a causa dei deludenti risultati delle attività in Spagna.

Commenta