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Made in Italy, la meccanica strumentale vale il 2,4% del Pil, è prima per export e valore aggiunto e batte Francia e Spagna

Da considerare un ulteriore 3,3% del Pil includendo gli effetti indiretti lungo la filiera produttiva. Con oltre 17mila imprese (il 42% delle quali PMI) e mezzo milione di addetti, il giro d’affari annuo si attesta a 156 miliardi. Le maggiori opportunità arrivano da mercati del Golfo, Africa e America Latina.

Made in Italy, la meccanica strumentale vale il 2,4% del Pil, è prima per export e valore aggiunto e batte Francia e Spagna

Con oltre 17mila imprese (il 42% delle quali PMI) e occupando circa mezzo milione di addetti, il focus SACE conferma la meccanica strumentale quale uno dei settori chiave dell’economia nazionale, per un giro d’affari annuo di 156 miliardi di euro e il primato per valore aggiunto tra le industrie italiane (14,3% del totale manifatturiero).

La meccanica strumentale: Italia batte Francia e Spagna

Un altro primato del settore riguarda l’innovazione tecnologica, sia di processo che di prodotto. La percentuale di imprese innovative del comparto è superiore alla media manifatturiera italiana (75,8% contro 65,7%), assumendone un ruolo strategico come fornitore e sviluppatore di tecnologie lungo tutta la filiera produttiva.

Nel confronto con i peer europei, l’incidenza della meccanica risulta superiore a quella registrata da Francia e Spagna (quota del 5% per entrambe), ma inferiore a quella della Germania (16,5%). Anche la produttività, misurata dal valore aggiunto per occupato, si colloca al secondo posto, dopo i macchinari tedeschi, ma raggiunge il primato se si restringe l’analisi alle imprese di dimensioni micro, piccole e medie.

La meccanica strumentale vale il 2,4% del Pil

Nel complesso, la produzione di meccanica strumentale contribuisce direttamente al 2,4% del PIL italiano, cui si aggiunge un ulteriore 3,3% includendo anche gli effetti indiretti lungo la filiera produttiva. In questo contesto, per sostenere gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, il Disegno della Legge di Bilancio 2026 prevede una nuova misura di incentivi per i beni strumentali basata sull’iper-ammortamento, che sostituirà i crediti d’imposta dei piani Transizione 4.0 e 5.0. Secondo le previsioni riportate, il volume di investimenti in impianti e macchinari è atteso proseguire su un sentiero positivo, dopo la battuta d’arresto osservata nel 2024, accelerando alla media del 2% nel biennio 2026-27.

Le prospettive indicano anche una ripresa del fatturato nominale, misurato a prezzi correnti. Nei primi nove mesi del 2025 l’indice ha segnato un aumento pari al +2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superiore a una media manifatturiera ancora in stagnazione. Secondo le previsioni di Prometeia, nel prossimo biennio il valore totale delle vendite delle imprese meccaniche italiane è atteso accelerare del +4%. Il contributo maggiore arriverà dalla domanda domestica, sulla spinta degli investimenti per l’ammodernamento tecnologico degli impianti.

Meccanica strumentale: primo settore di export del Made in Italia

Sul fronte estero, la meccanica strumentale rappresenta il primo settore di export del Made in Italy. Con esportazioni complessive per oltre 108 miliardi, le vendite oltre confine contribuiscono al 17% del totale beni. Le eccellenze del settore sono particolarmente apprezzate nei mercati emergenti, dove i macchinari italiani sono un motore importante della crescita economica, supportando produzioni manifatturiere e agricole. Il contributo dei macchinari all’export sale infatti al 22% guardando alle sole economie emergenti, e supera il 40% in 38 Paesi.

I macchinari sono stati il secondo settore, alle spalle della chimica e farmaceutica, per crescita dell’export (incremento di 41 miliardi di euro), contribuendo a consolidare la posizione competitiva dell’Italia come quinto fornitore a livello mondiale, con una quota di mercato del 4,5%. Tra le principali geografie emergenti, negli ultimi dieci anni si è osservato un notevole dinamismo in Paesi come Messico (+8,1% in media), Qatar (+7,7%) e Singapore (+6,1%).

Nei mercati del Golfo, nel 2024 l’export di macchinari ha superato quota 5 miliardi di euro. L’Arabia Saudita si conferma tra i Paesi più dinamici, dove lo sviluppo manifatturiero è al centro della strategia di diversificazione con la creazione di migliaia nuove fabbriche e l’adozione di tecnologie avanzate. La domanda di macchinari per costruzioni, manifattura, automazione industriale e agricoltura di precisione è in forte crescita. Le opportunità di export si muovono su binari simili negli Emirati Arabi Uniti, stimolati dall’obiettivo dell’esecutivo di raddoppiare il contributo della manifattura al PIL entro il 2031 e dagli accordi strategici di promozione degli investimenti. 

Oltre al Golfo, l’Africa è tra le mete più dinamiche, prevista in crescita del 4% nel prossimo biennio. Il Piano Mattei ha l’obiettivo di facilitare le sinergie tra le produzioni di meccanica strumentale italiana e le ambizioni locali di sviluppo manifatturiero e agricolo. Infatti, la meccanizzazione dei processi agricoli, la diffusione di sistemi di irrigazione e la domanda di macchinari per la lavorazione di terreni e preparazioni alimentari sono fondamentale per le strategie di sviluppo.

Non va, inoltre, dimenticata l’America Latina. Dal Messico arriverà la maggiore domanda di macchine per il confezionamento e l’imballaggio. Ulteriori opportunità commerciali sono attese dall’accordo di libero scambio tra UE e Mercosur, in attesa di ratifica. L’export di macchinari, che nei quattro Paesi firmatari (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) supera i 2,5 miliardi e contribuisce già a oltre un terzo delle vendite italiane, beneficerà dell’eliminazione del 90% dei dazi imposti sulle merci europee e di altre barriere non tariffarie.

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