Juventus e Napoli volano, l’Inter sprofonda. I risultati degli anticipi certificano il primato di bianconeri e azzurri, al comando grazie ai successi nel Derby d’Italia (4-3) e sulla Fiorentina (1-3), ma anche la crisi di Chivu, costretto a fare i conti con la seconda sconfitta in appena tre giornate di campionato. Archiviati i big match del sabato è tempo di pensare alle sfide odierne, che vedranno in campo il Milan di Allegri, le due romane e l’Atalanta di Juric. Si parte all’ora di pranzo con Roma-Torino (ore 12.30), per poi proseguire con Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese (15), Sassuolo-Lazio (18) e Milan-Bologna (20.45). Gare insidiose, ma da vincere a tutti i costi: il campionato sta entrando nel vivo e perdere terreno può rivelarsi molto pericoloso.
Juventus – Inter 4-3: partita folle a Torino, la decide Adzic nel recupero
Gol, colpi di classe ed errori clamorosi, dentro Juventus-Inter finita 4-3 c’è praticamente di tutto. All’Allianz Stadium la squadra di Tudor trova una vittoria folle contro quella di Chivu, in un continuo ribaltamento di emozioni. I nerazzurri partono meglio, alzano il pressing e sfiorano il vantaggio con Barella, ma al primo affondo è la Juve a colpire: Kelly al 14’ raccoglie l’assist acrobatico di Bremer e trafigge Sommer. L’Inter reagisce e trova il pari al 30’ con la botta di Calhanoglu su assist di Carlos Augusto, ma poco prima dell’intervallo lo Stadium esplode per il destro meraviglioso di Yildiz da trenta metri che riporta avanti i bianconeri.
La ripresa è un assedio nerazzurro, con la Juve chiusa e pronta solo a ripartire. Al 65’ ci pensa ancora Calhanoglu, che dal limite controlla e calcia al volo per la sua doppietta personale e il 2-2. L’inerzia sembra tutta dalla parte di Chivu, e al 76’ Marcus Thuram svetta più in alto di tutti per completare la rimonta davanti agli occhi del papà Lilian in tribuna. Sembra fatta, invece no: all’83’ il fratello Khephren risponde con la stessa moneta e firma il 3-3 in un finale surreale. Quando il pareggio pare ormai scritto, al 91’ entra in scena Adzic, il jolly pescato da Tudor dalla panchina: destro da lontanissimo, Sommer è sorpreso e lo Stadium impazzisce. È il 4-3 che regala alla Juventus una notte di gloria e un successo che vale ben più dei tre punti.
Tudor: “Partita pazza, forse sarebbe stato più giusto il pareggio”
“È stata una partita pazzesca, strana, con tanti gol – ha raccontato Tudor -. Alla fine c’è tanta felicità per una vittoria contro un grande avversario con un valore enorme. Era la terza giornata, ne mancano altre 35. Bravi i miei ragazzi. Adzic? È un ragazzo su cui stiamo lavorando, pensiamo sia un giocatore forte. Ha qualità enormi, è tutta la settimana che sta bene, c’era l’idea di buttarlo dentro, ha un tiro che è raro. Non abbiamo fatto la gara dal punto di vista del gioco e del pressing che potevamo fare, la vittoria è arrivata non lo so se meritatamente, forse il pareggio era il risultato più giusto ma questo è il calcio. La posizione di Yildiz? Era un rombo in mezzo, un’idea di pressare più alti ma non l’abbiamo fatta bene. Non abbiamo pressato in maniera giusta e ci abbassavamo in fretta. È un giocatore forte e deve stare vicino alla porta. Bisogna anche adattarsi per tre attaccanti centrali e c’è da fare un lavoro, pensare cosa è meglio per la squadra e sfruttare la rosa al massimo”
Chivu: “Grande prestazione, mi prendo il buono che abbiamo fatto”
“Abbiamo fatto una grande prestazione in entrambi i tempi, però bisogna capire certi momenti – ha sospirato Chivu -. Siamo venuti qui a fare la partita, a cercare di vincere, ma ci è mancata sicuramente un po’ di lucidità, specialmente negli ultimi dieci minuti. Io non guardo mai gli errori individuali, non è giusto parlare di un singolo. Sicuramente ci sono stati momenti che potevamo e dovevamo gestire meglio. Nella Juve nessuno si è mai vergognato di lanciare la palla in tribuna nei momenti di difficoltà… Calhanoglu? Mi prendo la prestazione di tutta la squadra, la bella personalità messa in mostra da tutti. Lui ha fatto quello che ci aspettavamo da lui, queste sono le sue qualità. Bisogna capire quando si può fare certe cose e quando non si può farle. Avevamo speso tante energie per ribaltarla, nel finale dovevamo fare meglio certe cose. È una questione mentale e di esperienza. A che punto sono del mio percorso? Guardo quello che abbiamo fatto di buono oggi e nel secondo tempo con l’Udinese, si va avanti e si lavora, bisogna anche cancellare qualcosa accaduto nel passato per andare avanti e continuare a lavorare bene come abbiamo fatto fin qui”.
Fiorentina – Napoli 1-3: Conte sbanca il Franchi con De Bruyne, Hojlund e Beukema
Sotto la pioggia del Franchi il Napoli di Conte cala il tris e fa tre su tre, battendo la Fiorentina 3-1 e confermandosi in vetta alla classifica. Partenza sprint degli azzurri, che dopo appena sei minuti sbloccano la gara: rigore procurato da Anguissa e trasformato da De Bruyne, glaciale dal dischetto contro De Gea. Pochi minuti e tocca a Hojlund, al debutto dal 1’ in Serie A, firmare il raddoppio con un destro preciso che bacia il palo e si insacca. Il danese è subito protagonista, la coppia con il belga funziona e mette in crisi la difesa viola, che prova a reagire con Mandragora e Kean ma senza precisione. Pioli, partito con Dzeko accanto a Kean e un centrocampo folto, si affida al giro palla per trovare spazi, ma il Napoli è ordinato e cinico, e va al riposo sul doppio vantaggio.
Nella ripresa la musica non cambia. Al 51’, sugli sviluppi di un corner, Politano e Anguissa confezionano la palla che Beukema spinge in rete per il 3-0. La Fiorentina non si arrende e continua a provarci con Kean e Mandragora, ma le conclusioni non centrano mai lo specchio. Il Napoli abbassa i ritmi e pensa a gestire, fino al 79’, quando il capitano Ranieri trova il gol che accorcia le distanze con un sinistro potente dopo un rimpallo in area. La rete sveglia i viola, che spingono fino al novantesimo con Piccoli e lo stesso Ranieri, ma Milinkovic-Savic risponde presente. Nel finale Elmas sfiora addirittura il poker, ma De Gea evita un passivo più pesante. Il Napoli porta così a casa la terza vittoria consecutiva, resta a punteggio pieno e si presenta al debutto in Champions con il vento in poppa. Per la Fiorentina invece è notte amara: due punti in tre giornate, fischi dal Franchi e la sensazione di una mini-crisi che Pioli dovrà subito gestire.
Conte: “Abbiamo dominato, ma le partite vanno chiuse prima”
“Abbiamo risposto presente per gran parte della partita, l’approccio è stato molto importante – il commento di Conte -. Abbiamo dominato, creato tante occasioni, non ci stava fare un finale di sofferenza del genere. Su questo dobbiamo migliorare, i ragazzi lo sanno, gliel’ho detto. A loro voglio bene come dei figli o dei fratelli. Queste sono partite che devono essere chiuse e rimanere chiuse fino alla fine. Tutti hanno fatto una buonissima prestazione, siamo stati attenti, concentrati, abbiamo fatto giocare poco la Fiorentina, che ha patito la nostra pressione. Parliamo di una squadra forte, strutturata da anni per fare tutte le competizioni e che spesso e volentieri arriva in fondo. Venire qui a vincere ci deve dare gioia e forza, anche se io non mi accontento delle singole partite e i ragazzi sanno che sono un perfezionista, o comunque uno che cerca sempre di considerare la metà vuota del bicchiere. Hojlund? Ha 22 anni, lo abbiamo preso dal Manchester United che ci aveva già portato bene con McTominay… Ne conoscevamo le doti, ha un potenziale importante e può ancora crescere e migliorare. Ha buonissime prospettive”.
Milan – Bologna (ore 20.45, Dazn)
A caccia della svolta. Il Milan di Allegri ha l’occasione di avvicinarsi alla zona alta della classifica, ma per farlo deve necessariamente battere il Bologna di Italiano, a sua volta alla ricerca di tre punti che darebbero tutt’altra faccia alla classifica. Entrambe le squadre hanno perso la prima giornata e vinto la seconda, il che trasforma la sfida odierna in una sorta di scontro diretto, una specie di rivincita della finale di Coppa Italia giocata a maggio, anche se stasera non ci sarà in palio nessun trofeo. I rossoneri, ancora privi di Leao (dovrebbe tornare sabato prossimo a Udine), ripartono da Maignan tra i pali e da una difesa a tre con Tomori, Gabbia e Pavlovic, mentre a centrocampo Allegri si affida a Modric, Fofana e Rabiot, con Saelemaekers ed Estupinan sulle corsie.
In attacco fiducia a Gimenez e a Loftus-Cheek, con Pulisic (non al meglio) pronto a subentrare. Il Bologna risponde con un 4-2-3-1 in cui Italiano conferma solidità in mezzo e fantasia sulla trequarti, puntando su un tridente di incursori (Orsolini, Bernardeschi e Cambiaghi) alle spalle della punta centrale (Castro) per sfruttare le ripartenze e mettere in difficoltà la retroguardia rossonera. I precedenti casalinghi sorridono nettamente al Milan, che negli ultimi anni ha spesso avuto la meglio sui rossoblù, ma la squadra emiliana sa di avere armi per giocarsela e proverà a colpire soprattutto con aggressività e velocità sulle fasce. Si annuncia quindi una partita aperta e intensa, con i rossoneri che devono trasformare in punti la qualità della rosa e i rossoblù che sognano il colpaccio per dare il là a un’altra stagione di vertice.
Allegri: “Contento della rosa, ora battiamo il Bologna. Leao? Forse col Napoli”
“Affrontiamo il Bologna, che è una squadra che ha lavorato bene negli ultimi anni ed è abituata a stare nelle zone alte della classifica – ha spiegato Allegri -. Bisogna avere attenzione e rispetto, sarà una gara difficile contro giocatori tecnici e veloci. Purtroppo la prima gara in casa l’abbiamo persa con la Cremonese prendendo due gol evitabili, questa volta dobbiamo fare meglio. Non so è la squadra è pronta, ma so che dobbiamo giocare col Bologna e cominciare a vincere in casa. Non sarà facile, sono arrivati tre giocatori nuovi e sono molto contento della rosa che ho a disposizione. Abbiamo tutti in testa che sarà un percorso difficile per tornare a giocare in Champions l’anno prossimo. Leao? Ha un problema al soleo, un muscolo molto pericoloso. Non sarà a disposizione e molto probabilmente non ci sarà neanche a Udine, forse tornerà col Napoli”.
Roma – Torino (ore 12.30, Dazn)
La Roma sogna la vetta della classifica e all’Olimpico va a caccia del tris dopo i successi con Bologna e Pisa, mentre il Torino di Baroni arriva ancora a secco di gol e con una crisi offensiva che dura ormai da cinque partite ufficiali. I giallorossi valutano Wesley, che resta in dubbio a destra con Rensch pronto a prenderne il posto, e in mezzo al campo c’è il ballottaggio tra Cristante ed El Ayanoui. Davanti Ferguson rimane in vantaggio su Dovbyk, ma l’attenzione è tutta per il ritorno dal 1’ di Dybala, pronto a incendiare l’Olimpico assieme a Soulé. Dall’altra parte Baroni ritrova Ismajli dietro e conferma Asllani in regia con Casadei e Gineitisi, mentre in attacco Simeone e Adams si contendono la maglia da centravanti, affiancati da Ngonge e Vlasic.
I precedenti parlano chiaro: la Roma non perde contro il Toro da otto gare di fila (sei vittorie e due pareggi) e in casa i granata hanno vinto solo una volta nelle ultime quindici trasferte, datata gennaio 2020 con la doppietta di Belotti. Le statistiche sorridono ai giallorossi anche in zona gol: 230 reti segnate nella storia della Serie A contro i piemontesi, secondo miglior bottino dopo quello contro l’Inter. Occhio anche ai clean sheet, perché la Roma non subisce gol da inizio campionato e può eguagliare il record delle stagioni 1986/87, 2007/08 e 2014/15, con tre partite di fila a porta inviolata. Il Torino invece deve spezzare il tabù realizzativo: zero gol fin qui e, sommando la scorsa stagione, la striscia negativa è già di cinque gare, un digiuno che non si vedeva da oltre trent’anni.
Gasperini: “Vogliamo i 3 punti, ma in questo momento guardo più alle prestazioni”
“Le gare sono sempre difficili, ma ci dobbiamo aspettare di giocare tutta la partita con il massimo dell’impegno – le parole di Gasperini -. Quest’anno il campionato è molto equilibrato, lo abbiamo già visto nelle due gare precedenti. Per me è importante ribadire le ultime partite, tre punti in più farebbero comodo, ma siamo all’inizio. Ora contano le prestazioni: da qui si costruisce il campionato. Non ci possiamo ancora porre obiettivi, servono almeno 10 giornate. Alla fine del girone d’andata si può davvero fare delle considerazioni. Qui c’è un grande centro sportivo, il pubblico è da Champions e lo spirito di squadra è di alto livello, per il resto si può migliorare…”.
Sassuolo – Lazio (ore 18, Dazn e Sky)
La Lazio vuole confermare la crescita e inseguire la parte alta della classifica, il Sassuolo invece cerca i primi punti della stagione al Mapei Stadium, dopo le due sconfitte contro Napoli e Cremonese. La vittoria sul Verona, almeno in parte, ha cancellato la brutta figura di Como, ma ora i biancocelesti sono chiamati a dare continuità, altrimenti il bel successo contro gli scaligeri rischierebbe di restare un episodio isolato. Per questo Sarri non ha intenzione di modificare la formazione vista prima della sosta. Il tecnico ripartirà dal canonico 4-3-3 con Provedel in porta, Marusic, Gila, Romagnoli e Tavares dietro, Guendouzi, Cataldi e Dele-Bashiru in mezzo e in attacco Cancellieri, Castellanos e Zaccagni. Dionisi risponderà con il classico 4-3-3: Turati tra i pali, Coulibaly, Idzes, Muharemovic e Doig in difesa, Vranckx, Matic e Boloca a centrocampo, davanti Berardi, Pinamonti e Laurienté.
I precedenti sorridono nettamente ai biancocelesti con 13 vittorie in 22 confronti, 4 pareggi e 5 successi neroverdi, mentre negli ultimi due incroci in Emilia la Lazio ha sempre vinto 2-0. I padroni di casa devono ritrovare gol e fiducia, i biancocelesti invece cercano continuità e punteranno sulle accelerazioni di Zaccagni e sulla concretezza di Castellanos. Le statistiche parlano di una gara con possibilità di gol da entrambe le parti e di un Sassuolo ancora fragile dietro, mentre la Lazio proverà a sfruttare il momento positivo per mettere un altro mattone verso la zona alta della classifica.
Sarri: “I giocatori sono sottoposti a un tour de force, il calendario è da rivedere”
“Il Sassuolo è forte e ha avuto un avvio difficile dal punto di vista di risultati, ma il loro attacco ce l’hanno in pochi – il monito di Sarri -. È una buonissima squadra che secondo me non avrà nulla a che fare con la bassa classifica, bisogna avere la maturità di capire l’avversario e che sarà difficile, perché la superficialità si paga. Il nostro tipo di approccio sarà fondamentale: se l’atteggiamento mentale sarà quello della prima non abbiamo possibilità, se è quello dell’ultima sì. Come stanno i nazionali? Bisogna domandarlo ai Ct. I giocatori a fine anno, tra le quattro soste, avranno 48 giorni di assenza, più la Coppa d’Africa, il Mondiale e le vacanze; praticamente vengono pagati 6 mesi per stare da un’altra parte. Il calendario penso sia completamente da rivedere, questi ragazzi sono sottoposti a un vero tour de force”.