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Intesa Sanpaolo: i prezzi del gas diminuiranno, ma resteranno su livelli elevati

Un rapporto dell’istituto milanese centrato sulla crisi energetica e sulla guerra in Ucraina indica quali sono ora le prospettive

Intesa Sanpaolo: i prezzi del gas diminuiranno, ma resteranno su livelli elevati

Nell’ipotesi che l’Europa continui a ricevere almeno parte dei flussi di gas russo e quindi le esportazioni russe di commodity energetiche non vengano completamente bloccate, i prezzi di gas ed energia diminuiranno nei prossimi anni, ma rimarranno eccezionalmente elevati con il prezzo del gas TTF che dovrebbe mantenersi per la maggior parte del tempo al di sopra degli 80 euro/MWh nei prossimi 12 mesi.

E’ questa l’ipotesi più aderente alla realtà attuale delineata dal rapporto di Daniela Corsini, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

Partendo dalla constatazione di un evidente scarsità di materie prime senza precedenti emersa già nei due anni in cui ha più inciso la pandemia (2020 e 2021), Corsini dice che a livello energetico ora il Vecchio Continente le carte da giocare sono tutte rivolte alla dipendenza dalle import di fossili dalla Russia.

“Nel nostro scenario di base, ipotizzando che l’Europa continui a ricevere parte dei flussi di gas russo, i prezzi di gas ed energia diminuiscono nei prossimi anni, ma rimangono eccezionalmente elevati”, scrive Corsini che traccia qualche previsione sul fronte energetico. “Backwardation (prezzi dei future inferiori ai prezzi spot correnti) e volatilità restano elementi importanti sia per i mercati del petrolio che per i mercati del gas. Il mercato europeo del gas è molto teso ed estremamente vulnerabile ai flussi dalla Russia”, si legge.

Le alternative possibili: Gnl e Rinnovabili

Altre due vie di affrancamento da Mosca sono rappresentate dal gas naturale liquefatto (Gnl) e dalla spinta per le rinnovabili.

Giovedì mattina il presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato, nel riferire sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina, ha detto di puntare a nuovi fornitori ma soprattutto di voler svoltare quanto prima verso le rinnovabili, su cui serve un’opera di sburocratizzazione enorme.

Secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, in uno scenario mediamente ottimistico, “grazie a condizioni meteo più favorevoli rispetto alla media, livelli record di importazioni di LNG e di generazione da rinnovabili, i livelli di stoccaggio in Europa stanno migliorando, pur restando sotto la media a 5 anni”.

Le conseguenze di uno di stop immediato di approvvigionamento

“L’Europa è estremamente dipendente dai flussi russi” si legge ancora nel rapporto di Intesa San Paolo. “Uno stop immediato e totale implicherebbe un calo degli stoccaggi (non coerente con la stagionalità) verso nuovi livelli minimi e l’Europa non disporrebbe di abbastanza gas per soddisfare i fabbisogni domestici (per generazione elettrica, usi industriali e utenze domestiche) e riempire gli stoccaggi prima dell’inverno 2021/22. La backwardation scoraggia le iniezioni: i governi devono intervenire.

Consiglio e Parlamento Ue nelle ultime ore hanno raggiunto inoltre un importante accordo legislativo sugli stoccaggi di gas, secondo cui gli Stati membri possano parzialmente raggiungere l’obiettivo del 90% contando le scorte di gas naturale liquefatto (GNL) o combustibili alternativi stoccati negli impianti.
La Commissione Ue ha indicato agli Stati membri la strada per l’indipendenza energetica da Mosca in 5 anni. Per farlo l’Ue mobiliterà quasi 300 miliardi di euro, 72 miliardi in sovvenzioni e 225 miliardi in prestiti.

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