Il Napoli risorge, la Juve frena ancora. Gli anticipi della dodicesima giornata sorridono agli azzurri di Conte, tornati a vincere grazie al 3-1 sull’Atalanta e al Bologna di Italiano, balzato a quota 24 punti come Inter e Roma in virtù dello 0-3 di Udine. Poco da festeggiare invece per Spalletti, alle prese con il terzo pareggio in quattro partite disputate: l’1-1 di Firenze lo allontana dal gruppo di testa, mettendo a rischio l’obiettivo Champions. Le cose, peraltro, potrebbero anche peggiorare, perché oggi andranno in scena sfide decisamente importanti per la parte alta della classifica. Su tutte il derby di Milano tra Inter e Milan (ore 20.45), match-clou per eccellenza del turno, ma anche la trasferta della Roma a Cremona, con Gasperini deciso a mantenere la vetta. A completare la domenica Verona-Parma (12.30) e Lazio-Lecce (18).
Napoli – Atalanta 3-1: Conte si riscatta con Neres e Lang, debutto amaro per Palladino
Il Napoli si rimette a posto, archivia Bologna e si riprende la vetta con un 3-1 all’Atalanta bello e convincente. Segnano Neres e Lang, due che fin qui avevano visto la porta solo in allenamento, in una serata in cui gli azzurri, almeno per un tempo, sembrano una macchina perfetta, mentre la Dea resta a guardare. Conte torna al suo passato: difesa a tre, McTominay accanto a Lobotka, Neres e Lang a galleggiare alle spalle di Hojlund; Palladino invece sceglie un tridente atipico, senza punte vere, chiedendo a Lookman e De Ketelaere di aprire il campo e ai centrocampisti di sfondare centralmente. Ma il Napoli, per sua sfortuna, gli rovina subito i piani: Hojlund smarca Neres col tacco e il brasiliano firma l’1-0 dopo appena 16’. Gli azzurri sono corti, feroci e verticali, mentre l’Atalanta è lenta, bloccata, quasi sorpresa dall’approccio dei padroni di casa. Al 38’ arriva il bis ancora con Neres, che batte nuovamente Carnesecchi con un bel sinistro, questa volta su assist di McTominay, mentre al 45’ c’è gloria pure per Lang, in rete con un colpo di testa ravvicinato su cross di Di Lorenzo. Nella ripresa Palladino inserisce Scamacca e Kossounou al posto di Pasalic e Ahanor e l’Atalanta inizia a giocare. Al 52’ Scamacca accorcia le distanze girando in rete un cross di Bellanova e per qualche minuto il Napoli trema, soprattutto perché la Dea prende coraggio: De Ketelaere sfiora l’incrocio e Scamacca chiama Milinkovic-Savic a una parata complicata. Ma il Napoli regge e si porta a casa una vittoria importantissima. Per la classifica, certo, ma anche e soprattutto per il segnale di vita mandato a tutto il campionato.
Conte: “Non avevo bisogno di riprendermi la squadra, è sempre stata con me”
“Siamo soddisfatti per la vittoria e per come è stata ottenuta – il commento di Conte -. Con i giocatori ho un rapporto molto intenso, ci diciamo sempre la verità. Io sono un uomo vero, trasparente, senza maschere. A tanti non piace, ma a me hanno sempre insegnato l’onestà di intervenire quando vedo qualcosa che non va e non girare la testa dall’altra parte. Noi continuiamo a lavorare, dobbiamo ritrovare le energie per la sfida di martedì contro il Qarabag. Sono due settimane che non mi vedete, ma sono anche due settimane che ne parlate. De Laurentiis ha detto che mi sono ripreso la squadra? Non avevo bisogno di riprendermi niente, la squadra sarà sempre con me, e io sarò sempre con lei. C’era un’energia positiva in tutto lo stadio, era da un po’ che non avvertivamo tutta questa elettricità. Questo tipo di ambiente trascina, poi i ragazzi sono stati davvero bravi contro una squadra, l’Atalanta, secondo me di livello molto alto. C’è un rapporto molto stretto, i ragazzi sanno di avere davanti una persona vera, senza maschere, che si espone come tanti non hanno il coraggio di fare”.
Fiorentina – Juventus 1-1: Spalletti si illude con Kostic, Vanoli lo riprende con Mandragora
Fiorentina-Juventus finisce 1-1 ed è la sintesi perfetta dell’impotenza: i viola restano ultimi a secco di vittorie, i bianconeri raccolgono il terzo pareggio di fila e continuano a girare a vuoto, come se Spalletti non riuscisse ancora a trovare l’interruttore per accenderli. Tutto ruota attorno ai due “9”: Vlahovic, fischiato e insultato per tutta la serata (partita sospesa due volte per cori razzisti nei suoi confronti), gioca con orgoglio ma spreca un’occasione gigantesca a tu per tu con De Gea (a cui bisogna aggiungere l’episodio del rigore prima dato e poi tolto per una trattenuta reciproca con Pablo Marì), mentre Kean risponde con una grande prestazione, fermata solo dalla traversa e da Di Gregorio. Primo tempo abbastanza bloccato, poi al 50’ ecco la “fucilata nella notte” (copyright Spalletti) di Kostic, che ammutolisce il Franchi con un bel sinistro dalla distanza. Ma l’illusione dura poco, perché a inizio ripresa Mandragora risponde con una sassata ancora più bella e rimette tutto in discussione. Da lì in poi si va a folate, con i viola che spingono forte trascinati da un Vanoli indemoniato e la Juve che prova a colpire con Yildiz, troppo leggero nell’ultimo tocco. Entrano Gudmundsson, Ndour, Miretti, Cabal, poi anche Conceiçao, ma non cambia nulla: la Fiorentina si affida ai lanci lunghi per Kean, la Juve arriva ai venti metri e poi si perde. L’unica vera chance è quella che capita a McKennie, che di testa potrebbe regalare a Spalletti i tre punti ma trova un grande De Gea. Il finale è quasi un paradosso, con David e Openda in campo solo all’87’, a dimostrazione di come i soldi spesi in estate, evidentemente, non stiano dando alcun tipo di frutto. Un punto a testa, tante domande e la sensazione che entrambe siano lontane da ciò che vorrebbero essere.
Spalletti: “L’ambizione è di lottare per lo scudetto, ma dobbiamo alzare il livello”
“Siamo stati troppo scolastici nel primo tempo, abbiamo fatto errori che non possiamo fare perché il nostro livello deve essere superiore – ha sospirato Spalletti -. Dobbiamo alzare il livello di tutto per venire a vincere su questi campi. Era una partita difficile perché trovavamo una squadra con voglia di reagire, però noi siamo stati scelti per fare di più, per cui dobbiamo assolutamente farlo. L’ambizione è la lotta per lo scudetto, io penso di poter riuscire a far dare di più ai miei giocatori. Il loro silenzio al rientro negli spogliatoi significa che non erano contenti. La prima cosa da fare è tornare a vincere perché vogliamo tornare a ottenere i tre punti. Senza vittoria subisci la pressione e il dovere ti ingabbia, ma noi dobbiamo voler ritrovare il successo. Siamo noi che dobbiamo voler vincere, non chi ci dice che dobbiamo farlo perché abbiamo questa maglia pesante addosso. Perché così pochi minuti per Openda e David? È vero, li ho fatti entrare troppo tardi…”.
Inter – Milan (ore 20.45, Dazn)
Inter e Milan arrivano al derby numero 245 della storia (205 in Serie A) separate da due punti, con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un bivio stagionale. Per Cristian Chivu questa è la prima volta da allenatore, ma basterebbe sfogliare il suo passato per ricordare che di stracittadine, tra Milano e Roma, ne ha vissuti sedici, con tutto il carico emotivo che ne deriva. La sua Inter si presenta con l’attacco migliore del campionato: ventisei reti e una varietà di soluzioni che ha tenuto in piedi il gruppo anche durante l’assenza di Thuram, coperta alla grande da Bonny e Pio Esposito. Il tecnico nerazzurro, a differenza di Allegri, deve pensare anche alla Champions e all’imminente trasferta di Madrid sponda Atletico, anche se il derby avrà la priorità sulle scelte di formazione. Il 3-5-2 interista vedrà Sommer in porta, Akanji, Bisseck e Bastoni in difesa, Carlos Augusto, Barella, Calhanoglu, Zielinski e Dimarco a centrocampo, Thuram e Lautaro in attacco. Il Milan ci arriva con la fame delle grandi occasioni, ma anche con la voglia di cancellare il passo falso di Parma. I due punti lasciati al Tardini, infatti, hanno riacceso il dibattito sul cosiddetto “mal di piccole”, già costato sette punti tra Cremonese, Pisa e, appunto, Parma. Per questo il derby, pur non essendo decisivo, diventa un crocevia delicato: vincere significa sorpassare l’Inter, mentre una sconfitta un pesantissimo meno cinque in classifica. Allegri, dopo l’emergenza dello scorso mese, può finalmente tirare un sospiro di sollievo e godersi una rosa quasi al completo. I rientri più importanti sono quelli di Pulisic e Rabiot, pronti a riprendersi una maglia nel 3-5-2 rossonero, composto da Maignan tra i pali, Tomori, Gabbia e Pavlovic nel reparto arretrato, Saelemaekers, Fofana, Modric, Rabiot e Bartesaghi in mediana, Pulisic e Leao in attacco. Il tecnico livornese potrà così schierare la coppia preferita per la prima volta dal 17 agosto: in quel Milan-Bari di Coppa Italia, infatti, si fece male Leao, poi a ottobre toccò a Pulisic. Il duello a distanza con la Thu-La, per evidenti motivi, diventa una delle chiavi di questo derby.
Chivu: “Vogliamo regalare un lunedì senza sfottò ai nostri tifosi”
“È una gara diversa perché è bella, in mondovisione – il pensiero di Chivu -. Ma è sempre una partita e va preparata nel migliore dei modi, come abbiamo sempre fatto. Ci sono sempre tre punti in palio, sapendo cosa rappresenta questo match per i nostri tifosi. Capiamo quanto ci tengono ad avere un lunedì sereno e a non subire lo sfottò dell’amico. Sappiamo cosa dobbiamo fare, il mondo intero ci guarda. Conosciamo la classifica, è corta ed è ancora presto, dobbiamo fare di tutto per prendere i tre punti, a prescindere dall’avversario. Non sarà una partita normale perché è un derby, una gara a sé, non esistono favorite. Si parte sempre sullo 0-0 e bisogna entrare in campo con la determinazione e la concentrazione giusta. Conosciamo la qualità dei giocatori del Milan, sono letali nello spazio e nello stretto, ma questo non deve cambiare i nostri piani. I derby persi della scorsa stagione? Non vado ad aprire certe ferite. Conosciamo il nostro percorso, sappiamo da dove arriviamo e dove siamo, non mi interessa il passato e quello che è stato fatto. Non mi serve aggiungere carica motivazionale, a me interessa sapere quello che siamo oggi. I ragazzi devono dare il massimo, le piccole cose possono fare la differenza, dal punto di vista individuale e collettivo”.
Allegri: “L’Inter è favorita per lo scudetto, ma il derby fa storia a sé”
“Sarà una serata meravigliosa – ha sottolineato Allegri -. All’interno della gara c’è una rivalità storica. L’Inter insieme al Napoli è la favorita per lo scudetto, ha vinto 11 delle 12 ultime partite, segnando 28 gol e prendendone 7. Ha giocatori tecnici e fisici, però il derby comunque è sempre una partita a sé. Dovremo essere bravi a fare una gara molto valida ed essere più attenti, non come nel secondo tempo di Parma. Inizia il periodo che ci dovrà portare a marzo, quando ci sarà la sosta per la Nazionale che spero vada ai Mondiali, in cui dovremo giocarcela per le posizioni finali. In mezzo abbiamo anche le gare di Coppa Italia e Supercoppa: da qui a marzo ci sono 20 partite, se saremo bravi 22. La fiducia ce l’ho a prescindere da quello successo a Parma, lavoriamo per giocare gare del genere. Sono le grandi sfide che danno tanta adrenalina ed emozione, il derby è una di quelle e dovremo farla nel migliore dei modi. Si parte da 0-0, l’Inter è forte ed è in un ottimo momento, ma lo siamo anche noi. Conosciamo le loro qualità, sono forti fisicamente, tecnicamente e concludono bene in porta. È la prima squadra del campionato italiano come conclusioni e quella che concede meno, servirà attenzione perché i dettagli faranno la differenza”.
Cremonese – Roma (ore 15, Dazn)
La grande occasione. Gli scaramantici hanno il diritto di comportarsi come meglio credono, ma basta dare un’occhiata alla classifica per capire come la giornata odierna, sulla carta, possa sorridere alla Roma. I giallorossi, infatti, sono gli unici tra le prime della classe che non hanno a che fare con uno scontro diretto. L’Inter affronterà il Milan nel derby e la squadra di Gasperini ha la chance di salire in vetta da sola, almeno fino alle 20.45. Non che a Cremona si prospetti una passeggiata, come dimostrano i 14 punti raccolti sin qui dai grigiorossi, ma far finta che non sia un impegno alla portata sarebbe quantomeno ipocrita. Soprattutto considerando il trend lontano dall’Olimpico della Roma (4 successi e un solo ko a Milano), le difficoltà palesate dalla Cremonese in casa (una sola vittoria in cinque match, quella contro il Sassuolo arrivata 3-2 in pieno recupero), i dieci punti di differenza in classifica e la leggera flessione (due ko consecutivi con Juve e Pisa) che, dopo la partenza a razzo, era fisiologico attendersi. Chiamatela, quindi, una grande occasione. Perché non capita tutti i giorni di vedere la Roma in testa da sola, e per riuscirci basterebbe un successo allo Zini e un X2 nel derby della Madonnina. Gasp, costretto a rinunciare agli infortunati Dybala, Dovbyk e Angelino, ha tutta l’intenzione di sfruttarla puntando sull’ormai canonico 3-4-2-1, con Svilar in porta, Mancini, Ndicka e Ziolkowski in difesa, Celik, Cristante, Koné e Wesley a centrocampo, Soulé e Pellegrini alle spalle dell’unica punta Ferguson. Nicola, a secco di punti dal 2-0 di Marassi del 29 ottobre, risponderà con un 3-5-2 con Audero tra i pali, Terracciano, Baschirotto e Bianchetti nel reparto arretrato, Barbieri, Payero, Vandeputte, Bondo e Sarmiento in mediana, Bonazzoli e Vardy in attacco.
Gasperini: “Il primo posto non è casuale, a volte bisogna sognare”
“Questa è una squadra che sta dando molto, tutti i ragazzi sono nella condizione mentale e motivazionale di fare bene, la strada tracciata è molto buona, anche se non si può parlare di impresa dopo 11 giornate – ha spiegato Gasperini -. La squadra è cresciuta dal punto di vista tecnico, altrimenti non saremmo in quella posizione di classifica. Poi tutto può avere margini di miglioramento, sul piano tecnico facciamo sicuramente giocate migliori rispetto a qualche settimana fa, abbiamo una coralità di gioco diversa. I margini di miglioramento ce li hanno tutti, si lavora per quello. Il primo posto? Di casuale non c’è nulla, al massimo può esserci dopo pochissime partite. Dopo 11 giornate vuol dire qualcosina, sicuramente tutto sarà più veritiero a fine girone d’andata, perché avremo incontrato tutte le squadre. I miracoli non li fa nessuno, bisogna lavorare. Quando dico che si è liberi di sognare bisogna farlo, ma poi i sogni che si avverano sono pochi. Questo è un bel sogno, mal che vada che te lo ricordi per un pezzo”.
Lazio – Lecce (ore 18, Dazn e Sky)
Stringere i denti e tornare alla vittoria: il mantra non cambia. Maurizio Sarri attendeva la sosta come una boccata d’ossigeno, certo di poter recuperare tre pedine fondamentali come Nuno Tavares, Castellanos e Rovella. E invece, rispetto all’ultima sfida di campionato contro l’Inter, il quadro non è migliorato, anzi. Se da un lato Tavares è finalmente a disposizione, dall’altro sono arrivate notizie tutt’altro che incoraggianti dal resto dell’infermeria. Rovella è stato operato e rivedrà il campo, con ogni probabilità, solo nel 2026, Castellanos, dal canto suo, ha dovuto rallentare il recupero dalla lesione al retto femorale, rinviando così il rientro alle prossime partite. E poi c’è il Lecce, che per la Lazio è diventato una sorta di bestia nera. I salentini hanno vinto 10 delle 36 sfide contro i biancocelesti, e solo contro Fiorentina e Udinese hanno fatto meglio. Negli ultimi sette confronti, il bilancio parla chiaro: quattro successi giallorossi (l’ultimo lo scorso 25 maggio, proprio all’Olimpico), due biancocelesti e un pareggio. A rendere la serata ancora più insidiosa potrebbe essere il clima sugli spalti. La Curva Nord ha annunciato lo sciopero del tifo, scelta maturata dopo il diniego della società di far accedere Giulia Paparelli (nipote di Vincenzo) alla pista d’atletica per dare il via alla coreografia dedicata al nonno prima di Lazio-Cagliari, in occasione dell’anniversario della sua morte. Un gesto giudicato inaccettabile dai gruppi organizzati, che hanno deciso di disertare il match e invitato i tifosi degli altri settori a seguirli. In un contesto così delicato, la Lazio dovrà ritrovare la vittoria e proseguire una risalita in classifica interrotta nell’ultima trasferta di Milano contro l’Inter.
