Scade martedì 16 dicembre il termine per versare la seconda rata dell’Imu (Imposta Municipale Unica). Il pagamento di dicembre rappresenta l’ultima tappa di un percorso iniziato a metà anno con l’acconto del 16 giugno, calcolato sulla base dei dati disponibili a quel momento, che possono essere provvisori o riferirsi alle aliquote dell’anno precedente. Con il saldo, invece, il calcolo si allinea alla situazione reale, considerando le delibere definitive del Comune. Differenze rispetto alle previsioni iniziali possono emergere soprattutto quando le aliquote cambiano, intervengono nuove disposizioni normative o i Comuni non hanno approvato le delibere in tempo. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul pagamento dell’Imu.
Chi deve pagare l’Imu: seconde case, lusso e terreni agricoli
L’Imu riguarda le seconde e terze case, le abitazioni principali di lusso (categorie catastali A/1, A/8, A/9) e si estende anche a terreni agricoli e aree fabbricabili. Questo significa che una villa, un castello o un immobile storico di pregio pagano l’Imu anche se costituiscono la residenza principale.
L’obbligo non ricade solo sul proprietario, ma anche su chi detiene un diritto reale sull’immobile, come usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie. Rientrano tra i soggetti obbligati anche il genitore assegnatario della casa familiare a seguito di provvedimento del giudice, il concessionario di aree demaniali e il locatario in caso di immobili concessi in leasing, compresi quelli in costruzione. In caso di decesso del proprietario, gli eredi devono versare l’imposta per i mesi di proprietà del defunto.
Imu, chi è esente dal pagamento della tassa
Non devono pagare l’Imu i proprietari di abitazioni principali ordinarie, cioè quelle classificate come A/2 (civile), A/3 (economico), A/4 (popolare), A/5 (ultrapopolare), A/6 (rurale) e A/7 (villini). In pratica, la maggior parte delle abitazioni ordinarie, come un appartamento cittadino o una casa unifamiliare utilizzata come residenza principale, è esente dal tributo. Anche le pertinenze delle abitazioni principali di lusso, come garage, posti auto, cantine o tettoie, possono essere soggette a Imu e sono classificate nelle categorie C2, C6 e C7, pagando la stessa aliquota dell’abitazione principale. Chi possiede, ad esempio, una villa A/8 con un box auto collegato, pagherà l’Imu sia per la villa sia per il box, perché entrambi concorrono allo stesso tributo.
Come si paga l’Imu: F24, codici tributo e PagoPA
Il metodo più diffuso per pagare l’Imu è il modello F24, nel quale si indica il codice tributo corretto (per le abitazioni principali e le pertinenze il codice è 3912) e l’importo dovuto. Il pagamento può avvenire presso sportelli bancari, tramite home banking, alle Poste Italiane o attraverso PagoPA, sempre più diffuso tra i Comuni, che consente di versare l’imposta in modo rapido e sicuro tramite canali digitali abilitati. Alcuni Comuni permettono anche il pagamento tramite bollettino postale. La seconda rata non è semplicemente la replica della prima, ma serve a calcolare la differenza tra quanto versato e quanto effettivamente dovuto per l’intero anno, con eventuale conguaglio sull’acconto già pagato. Se le aliquote comunali cambiano o se l’acconto era stato calcolato su dati provvisori, il saldo corregge eventuali differenze.
Come si calcola l’Imu: rendita catastale, coefficienti e aliquote
Il calcolo dell’Imu parte dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente catastale previsto dalla legge. Questo valore costituisce la base imponibile, sulla quale si applica l’aliquota deliberata dal Comune. Ad esempio, un immobile con rendita catastale di 1.000 euro, aumentata del 5% a 1.050 euro, e coefficiente catastale pari a 120, avrà una base imponibile di 126mila euro, sulla quale si applicherà l’aliquota comunale per determinare l’imposta definitiva. Per le abitazioni principali di lusso l’aliquota base è dello 0,5%, mentre per gli altri immobili è dello 0,86%; i Comuni possono aumentarla o ridurla entro i limiti stabiliti dalla legge.
Agevolazioni e riduzioni Imu: come risparmiare sulla tassa
Le agevolazioni restano fissate dalla normativa nazionale e non possono essere modificate dai Comuni. Tra le principali rientrano la detrazione di 200 euro per le abitazioni principali di lusso e la riduzione del 25% per immobili affittati con contratto a canone concordato, consentendo di ridurre la pressione fiscale in situazioni specifiche. Per le seconde case concesse in comodato gratuito a parenti di primo grado, è prevista una riduzione del 50% della base imponibile, a condizione che il contratto sia registrato, il comodatario risieda nell’immobile, il comodante possieda un solo immobile oltre alla prima casa e risieda nello stesso Comune. Inoltre, chi affitta con contratto a canone concordato può beneficiare della cedolare secca al 10% sull’affitto, riducendo l’Irpef dal 21% al 10%.
Cosa succede se si paga l’Imu in ritardo
Se l’Imu non viene versata entro la scadenza, il contribuente può regolarizzare la posizione tramite ravvedimento operoso, evitando la sanzione ordinaria del 30% prevista in caso di accertamento del Comune. Il ravvedimento permette di pagare l’imposta dovuta con sanzioni ridotte e interessi legali, calcolati giorno per giorno al tasso del 5% annuo. La sanzione è dello 0,1% per ogni giorno di ritardo entro i primi 14 giorni; diventa 1,5% se il pagamento avviene dal 15° al 30° giorno e 1,67% dal 31° al 90° giorno. Se si paga oltre i 90 giorni ma entro un anno, la sanzione sale al 3,75%; oltre un anno ed entro due anni è del 4,29%; oltre due anni è del 5%. Il ravvedimento è possibile solo finché il Comune non abbia già notificato un avviso di accertamento: dopo tale comunicazione si applica la sanzione piena del 30%, oltre agli interessi e alle spese di riscossione. Per mettersi in regola occorre compilare un nuovo modello F24 indicando imposta, sanzioni e interessi, utilizzando gli stessi codici tributo dell’Imu ordinaria e barrando la casella “ravv. operoso”.
Imu: novità 2025 sulle aliquote comunali
Dal 2025 i Comuni non possono più costruire liberamente la propria struttura di aliquote, ma devono scegliere tra combinazioni di casi definite a livello nazionale. Le delibere devono essere compilate tramite uno strumento informatico disponibile sul Portale del federalismo fiscale, che elabora il prospetto delle aliquote Imu come parte integrante della delibera stessa. Una novità importante riguarda i Comuni che non approvano la delibera entro il termine stabilito: non si applicano più automaticamente le aliquote dell’anno precedente, ma quelle di base previste dalla legge, valide fino a quando il Comune non approverà la prima delibera secondo le nuove modalità introdotte.
