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Ilva, la Consulta boccia il decreto del 2015

Il decreto legge del Governo Consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, in quanto di interesse strategico nazionale, nonostante il sequestro per la morte di un lavoratore esposto, senza adeguate protezioni, ad attività pericolose nell’altoforno di Taranto.

Ilva, la Consulta boccia il decreto del 2015

Il decreto Ilva del 2015 è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza numero 58 depositata oggi. Secondo i giudici della Consulta, il provvedimento che consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti – perché di interesse strategico nazionale – nonostante il sequestro deciso dall’autorità giudiziaria per reati inerenti la sicurezza dei lavoratori sarebbe illegittimo.

La decisione della Corte Costituzionale non ha ripercussioni sulla procedura di vendita dell’Ilva ad Am InvestCo, società della quale è azionista di maggioranza Arcelor Mittal.



La sentenza dei giudici, si riferisce ad una vicenda accaduta tre anni fa e nata dall‘infortunio mortale di un lavoratore esposto, senza adeguate protezioni, ad attività pericolose nell’altoforno di Taranto. L’altoforno era stato sequestrato dall’autorità giudiziaria ma, pochi giorni dopo, il Governo aveva disposto la prosecuzione dell’attività di impresa, a condizione che entro 30 giorni l’azienda approntasse un piano di intervento contenente “misure e attività aggiuntive, anche di tipo provvisorio”, non meglio definite.

Per la Corte, il legislatore ha sacrificato la tutela della vita, dell’incolumità e della salute dei lavoratori alle esigenze d’impresa.

Secondo la Consulta, la norma non solo sarebbe illegittima, ma sarebbe anche stata introdotta con “un’anomala procedura legislativa”. In un primo momento la sua introduzione era arrivata per mezzo di un decreto legge. Successivamente la norma era stata abrogata con la legge di conversione di un altro decreto legge ma, simultaneamente, era stata trasposta in un altro articolo della stessa legge di conversione, con una clausola che manteneva per il passato gli effetti già prodotti.

 

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