L’Iran annuncia che lo Stretto di Hormuz è chiuso solo per le navi americane e israeliane e risponde al presidente Usa Donald Trump il giorno dopo l’ultimatum sulla resa incondizionata: “Non ci arrenderemo mai”. Trascorso anche il settimo giorno della guerra nel Golfo, il presidente Pezeshkian si scusa con i Paesi vicini per i raid che promette di fermare se da lì non partiranno altre incursioni nemiche, ma Teheran attacca ancora la base Usa in Bahrein e nuove esplosioni scuotono Dubai, dove si registra un morto.
Rebus successione in Iran, l’Assemblea degli Esperti annuncia entro 24 ore la scelta della nuova Guida suprema: ma l’erede designato Mojtaba Khamenei sarebbe ferito.
Guerra in Iran, ecco cosa ha detto Trump
Il leader Usa, intanto, promette una nuova escalation di attacchi e non esclude – dunque valuta qualora ci fossero “delle buone ragioni” – anche le truppe di terra. Poi attacca Londra e scagiona Putin: “Non sta aiutando l’Iran”. Nel mentre, Washington invia una terza portaerei, Israele colpisce per la prima volta i depositi di petrolio e l’Idf in Libano mette a punto un blitz per ritrovare i resti di un aviatore: oltre 40 le vittime.
Non da ultimo, Trump fa sapere di non aver deciso quanto durerà la guerra in Iran. Senza definire una tempistica, il presidente si è limitato a dire: “Whatever it takes”, vale a dire tutto il necessario.
Scarsa chiarezza, inoltre, per quel che riguarda soldati Usa prigionieri in Iran. Infatti, mentre Trump accoglie alla base di Dover, in Delaware, i caduti nel conflitto con Teheran alla presenza della first lady Melania e del vicepresidente JD Vance, in un post su X, Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di sicurezza iraniano, scrive lapidario: “Mi è stato riferito che diversi soldati americani sono stati fatti prigionieri. Ma gli americani sostengono che siano stati uccisi in azione. Nonostante i loro inutili sforzi, la verità non è qualcosa che possono nascondere a lungo”.
