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Gaza, quanto costa la ricostruzione: per la Banca Mondiale più di 80 miliardi. La governance e il ruolo dell’Italia. E in Borsa i titoli volano

Gaza ha necessità di ogni cosa: strade, ponti, linee elettriche e idriche, scuole, fonti alimentari, sanità e le aziende si fanno avanti

Gaza, quanto costa la ricostruzione: per la Banca Mondiale più di 80 miliardi. La governance e il ruolo dell’Italia. E in Borsa i titoli volano

Tra i molti corollari dell’avvio del processo di Pace a Gaza tra Israele e Hamas c’è la possibilità per i profughi di tornare nella loro terra: una fiumana di oltre 500.000 sta cercando di ritrovare qualcosa che appartenga loro o che glielo ricordi. Tuttavia intorno trovano solo distruzione: non ci sono più case, strade, ponti, linee elettriche e idriche, scuole, fonti alimentari, sanità.

C’è bisogno di tutto e le imprese che possono dare un contributo alla ricostruzione di Gaza si stanno attrezzando, mentre i titoli in Borsa volano. Tra i titoli di Piazza Affari più in evidenza ci sono Webuild che stamane guadagna il 2,3%, Buzzi il 4,3%, seguite da Cementir lo 0,75%, Ferrovie +0,22%. Nelle borse europee sono da seguire Saint-Gobain, oggi a +1,39%, Vicat a +1,8%, Holcim (-0,70%), Heidelberg Materials (+1,12%), Vinci (+1,1%) e Bouygues (+0,74%). I settori a maggiore impatto sono housing, con domanda immediata di prefabbricati, acqua ed energia, desalinizzazione e micro-reti elettriche.

Per la Banca Mondiale di vogliono oltre 80 miliardi per ricostruire Gaza

La Banca Mondiale ha aggiornato le sue stime per la ricostruzione a ben 80 miliardi di dollari, una valore immenso, pari quattro volte il pil di Cisgiordania e Striscia di Gaza (prima della guerra) messi insieme e in progressivo aumento. Lo scorso febbraio l’Irdna (Interim Rapid Damage and Needs Assessment), indicava una valutazione congiunta di Onu-Ue-Banca Mondiale di 53,2 miliardi di dollari spalmati su dieci anni, di cui 20 miliardi nei primi tre per cercare di riavviare Gaza. Mentre l’Oms prevede che serviranno oltre 7 miliardi per far ripartire i servizi sanitari.

Uno studio radar satellitare (Active InSar Monitoring of Building Damage in Gaza) dello scorso giugno aveva riportato di 191 mila edifici danneggiati o ridotti a detriti, circa tre quinti del patrimonio urbano della Striscia, ma dopo giugno i bombardamenti si sono ulteriormente intensificati. Le macerie stimate superano i 40 milioni di tonnellate e la loro rimozione potrebbe richiedere più di dieci anni,

I primi contratti per la ricostruzione

Il cessate il fuoco annunciato il 10 ottobre scorso ha segnato l’inizio di una fase operativa: la World Bank e l’Undp, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, stanno predisponendo i primi contratti per la ricostruzione, partendo dalla rimozione delle macerie e dalla ricostruzione di infrastrutture idriche e sanitarie. Il marzo scorso la Lega Araba aveva abbozzato il Gaza Reconstruction Plan, finanziato da Qatar, Emirati, Arabia Saudita ed Egitto, sotto il coordinamento della World Bank e delle Nazioni Unite. La Bei e la Commissione europea lavorano invede al Gaza Reconstruction Facility e a fine settembre 2025 hanno annunciato la firma con l’Autorità monetaria palestinese di una linea di credito da 400 milioni di euro per sostenere la ripresa economica e la resilienza del settore privato in Palestina.

La premier Giorgia Meloni, già arrivata oggi in Egitto per il Summit della Pace, ha portato una bozza di impegni che l’Italia potrebbe assumere per partecipare alla messa in sicurezza e alla ricostruzione di Gaza e ne riparlerà a Palazzo Chigi domani. Nulla è ancora definito e dipenderà dalle richieste degli alleati, ma un primo giro d’orizzonte nel governo ha portato a valutare possibili futuri coinvolgimenti dei colossi italiani che si occupano di infrastrutture civili, tra cui Webuild, Ferrovie e Autostrade.

I grandi gruppi di Medio Oriente e il Nord Africa già ai blocchi di partenza. Le prospettive per gli Usa

Si stanno muovendo i gruppi dell’area Mena, che comprende il Medio Oriente e il Nord Africa, per partecipare ai futuri bandi multilaterali: le egiziane Orascom Construction e Arab Contractors, la libanese-qatariota Consolidated Contractors Company, l’Organi Group, le turche Limak Holding e Tekfen, insieme al colosso immobiliare Talaat Moustafa Group, sono già presenti nei dossier preliminari della Lega Araba.

Il fatto che la Casa Bianca tenga i fili degli accordi di pace offre garanzie anche alle aziende Usa. Bechtel, Aecom e Fluor sono pronte per i primi progetti infrastrutturali, come reti idriche e sanitarie. Caterpillar, fornitore globale di macchinari pesanti, potrebbe essere coinvolta nella logistica e nella rimozione delle macerie.

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