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Gas, l’incredibile vicenda del gasdotto Tap: dalle barricate grilline alla richiesta del bonus energetico

La Regione Puglia aspira ai ristori economici per il gasdotto Tap. Il governo impugna il provvedimento e si rivolge alla Corte Costituzionale.

Gas, l’incredibile vicenda del gasdotto Tap: dalle barricate grilline alla richiesta del bonus energetico

La pubblicità della Basilicata che promuove la Regione dove si risparmia sulle bollette energetiche, la vicina Puglia non la potrà fare. 

Il Governo ha bocciato la legge regionale sulle compensazioni economiche agli enti locali che hanno sul territorio infrastrutture energetiche. Dalle compensazioni economiche possono arrivare i bonus.

È la seconda volta che la Regione prova a far pagare di meno il gas ai pugliesi perché lì arriva il gasdotto Tap dall’Azerbajian.

Il governo stavolta ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sebbene rivista poche settimane fa.

Le disposizioni sono in contrasto con la normativa statale “in materia di energia e violano l’articolo 117 della Costituzione, oltre a porsi in contrasto con il principio del legittimo affidamento” è scritto nell’impugnativa.

Un’amara storia italiana

La storia ci riporta indietro negli anni , quando il fronte anti-Tap era guidato addirittura dall’ex Ministra Cinquestelle Barbara Lezzi. Il cantiere veniva presidiato e i lavori venivano assicurati da vigilanti e polizia. Una pantomima falsamente ambientale a danno di una intera popolazione. Ma gli sconsiderati pasdaran non erano soli perché anche a sinistra, nei comitati, si contavano parecchi no. Temevano la distruzione di uliveti e fughe di bagnanti dalle spiagge di San Foca vicino Lecce. Il tempo, e, perdonate, chi vedeva in prospettiva hanno messo a nudo l’allucinazione di un movimento irresponsabile arrivato a guidare il paese.

Il gasdotto è una realtà. È servito a ridurre le importazioni di gas dalla Russia ed ora il Governatore pugliese Michele Emiliano, dopo averlo inizialmente osteggiato, lo vuole sfruttare per i suoi concittadini. Roma si mette di traverso e prende in mano una legge del 2004 (legge Marzano) e ricorda che il principio delle compensazioni economiche agli enti locali riguarda le nuove infrastrutture da realizzare. La Puglia dà una interpretazione estensiva della norma nazionale, assimilandovi anche le strutture esistenti. 

 Se la Corte costituzionale dovesse dare ragione alla Puglia i soldi da incassare possono arrivare fino al 3% del valore del gas trasportato. Quindi da redistribuire.

I pugliesi sono in palla anche perché la società che gestisce il Tap-tra cui Snam e Bp– dovrebbe pagare cifre non previste.

Non era meglio, a suo tempo, aprire un tavolo negoziale piuttosto che andare dietro le barricate o strizzare l’occhio a pifferai inconcludenti e deleteri? Ai buoni cittadini pugliesi, passata la pericolosa nottata demagogica, non resta che aspettare una sentenza che un noto Avvocato del popolo non potrà in nessun caso commentare.

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