Dopo mesi di turbolenze e instabilità, il parlamento francese ha approvato in via definitiva il Bilancio per il 2026, che entra dunque in vigore con oltre un mese di ritardo. L’Assemblea nazionale ha respinto le ultime due mozioni di censura presentate in reazione alla decisione del primo ministro, Sebastien Lecornu, di ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione per far approvare il Bilancio, consentendone così l’adozione definitiva.
Nel dettaglio, la mozione di censura presentata dalla sinistra, escluso il Partito Socialista, ha ottenuto 260 voti, a fronte dei 289 necessari per far cadere il governo, quella del Rassemblement National e del suo alleato, il gruppo Udr, ne ha raccolti 135. Il fallimento di entrambe le mozioni porta automaticamente all’adozione della legge finanziaria. “È tempo di passare ad altro e che la Francia abbia un bilancio” ha detto, alla fine del dibattito preliminare, il primo ministro.
La vittoria di Lecornu
Il No alle due mozioni di sfiducia chiude un iter lungo e travagliato che ha fortemente condizionato la politica francese negli ultimi tempi, compromettendone la reputazione a livello internazionale, con i mercati e le agenzie di rating sempre più dubbiosi sulla tenuta delle finanze pubbliche transalpine. Nell’ultimo anno e mezzo, il Paese ha cambiato tre primi ministri, con Michel Barnier e François Bayrou caduti entrambi proprio a causa delle difficoltà nell’approvare le leggi di bilancio.
Lo stesso Lecornu non ha avuto vita facile: è stato costretto a dimettersi e ha affrontato diversi voti di sfiducia. Aveva anche promesso di far approvare la legge di bilancio con un voto del parlamento, senza ricorrere al contestato articolo 49.3. Una promessa che, insieme alla sospensione della riforma delle pensioni, si è rivelata determinate, convincendo il Partito Socialista a garantire l’appoggio esterno.
Cosa prevede la legge di Bilancio francese
Oltre a congelare l’innalzamento dell’età pensionabile fino al 2027, anno delle elezioni presidenziali, la legge del bilancio “statale”, che esclude la parte relativa alla Sécurité sociale già approvata il 16 dicembre, prevede la riduzione del deficit pubblico, al 5 per cento del Pil entro il 2026 dal 5,4 per cento del 2025, un obiettivo che però viene considerato irrealistico da molti parlamentari. La spesa pubblica dovrebbe scendere dal 56,8 al 56,6% del Pil, mentre il peso complessivo delle tasse passerà dal 43,6 al 43,9%.
Nel budget hanno trovato spazio anche misure di carattere sociale come la rivalutazione del bonus per i lavoratori che percepiscono retribuzioni più basse, l’estensione dei pasti a un euro per tutti gli studenti universitari. La legge stabilisce inoltre il raddoppio del gettito della sovrattassa sugli utili delle grandi imprese, che potrebbe fruttare fino a 8 miliardi di euro, e alle misure sul fronte dell’edilizia abitativa.
È un “bilancio che riprende tutti gli ingredienti socialisti che hanno condotto al declino della Francia”, ha detto Bruno Retailleau, il presidente dei Républicains. “Questo bilancio non sarà il nostro. Sarà più o meno il bilancio di nessuno ed è proprio perché è quello di nessuno che sarà quello di tutti”, ha risposto il deputato socialista Hervé Saulignac.
Dopo il necessario passaggio preventivo al Conseil Constitutionnel, la legge potrà essere promulgata dal presidente Emmanuel Macron in tempi piuttosto ristretti.