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Fca e Psa aprono l’era Stellantis: ecco cosa cambia

Le principali novità della nuova “stella” che nascerà dalla fusione Fca-Psa riguardano il lavoro a domicilio e le piattaforme condivise – I piani di Tavares e le novità in Francia

Fca e Psa aprono l’era Stellantis: ecco cosa cambia

In nomen omen, ovvero, per tradurlo in volgare, il destino sta nel nome.  E’ quanto sperano i leader della più importante aggregazione di auto dell’Europa mediterranea, ovvero Fiat e Peugeot che hanno chiesto la benedizione degli avi per battezzare, con largo anticipo  rispetto alla data di nascita,  l’impresa che nascerà dalla fusione Fca/Psa nella prossima primavera. Il nome, messo a punto da Publicis ma con “l’attivo coinvolgimento del senior management delle due società” riecheggia la comune origine latina: STELLANTIS, dal verbo latino “stello” che significa “essere illuminato di stelle”. Come si spera che sia il cielo in cui si allineeranno i marchi delle due case espressione di  “forti culture aziendali che, unendosi, sono in procinto di creare uno dei nuovi leader nella prossima era della mobilità”. Insomma, un nuovo marchio che farà da cappello a nomi destinati comunque a rappresentare ancora l’identità delle tante tribù coinvolte nell’operazione, da Alfa Romeo a Maserati piuttosto che Citroen o la teutonica Opel, il “barbaro” di turno.

La notizia ha un valore simbolico rilevante in un momento particolarmente delicato per l’industria dell’auto, stressata più di ogni altro settore dalle conseguenze della pandemia ma anche dall’accelerazione impressionante della crescita in Borsa di Tesla, giunta a valere da sola  più di tutto il marchi francesi e tedeschi nonché dei tre Big di Detroit.La decisione di anticipare l’uscita del nome serve a mettere a tacere le voci di difficoltà nella fusione tra Fca e Psa, alimentate dalla situazione dei mercati dopo il Covid-19. Molti, anche tra gli analisti, hanno messo in dubbio i termini dell’operazione studiata prima  della pandemia. Il segnale, al contrario, è che regge l’impianto paritetico dell’operazione. Nella speranza di non dover ritoccare i termini del deal che per ora restano “scolpiti nella pietra”.

Al di là della retorica ufficiale, però, merita prendere in considerazione lo stato della congiuntura. Le immatricolazioni di auto a giugno nell’area Ue-Efta più Gran Bretagna hanno subito una contrazione del 24,1%, rispetto a un anno prima, scendendo a 1.131.843 unità secondo i dati forniti da Acea, l’associazione europea dei produttori di auto. Il trend discendente è rallentato rispetto a maggio ma, nonostante l’apertura dei concessionari dopo il lockdown, la domanda da parte dei consumatori non si è ancora ripresa completamente. In particolare, il gruppo Fca ha registrato una contrazione del -28,2% a 64.927, con una quota di mercato del 5,7% dal 6,4% di giugno 2019. 

Fa eccezione la Francia in cui ha fatto capolino un timido  + 1,2%, primo effetto delle misure approvate da Emmanuel Macron che investono sia le vetture tradizionali che l’elettrico. Si allarga così la forbice tra la casa francese e la componenti europea di Fiat Chrysler, i cui impianti sono largamente sottoutilizzati. Non sarà facile per Carlos Tavares, prossimo numero uno,  rispettare l’impegno a tenere aperti tutti gli impianti italiani di Fca, condizione peraltro necessaria per aver diritto a prestio di 6,3 miliardi garantito dalla Sace.

Lo stesso Tavares ha però confermato di recente di esser “uomo d’onore” annunciando lo spostamento della produzione della DS4 Citroen da Sochaux, dove era previsto inizialmente a Russelsheim, nell’ambito della promessa fatta nel 2018 di mantenere in attività i cinque siti produttivi di Opel in Germania. L’aspetto più interessante è che la notizia non ha suscitato proteste nel sindacato francese. Tavares, infatti, ha assegnato a Sochaux la nuova piattaforma che, tempo 2-3 anni, servirà a produrre la nuova generazione di Peugeot 3008, sia in versione termica che elettrica o ibrida. Una sola piattaforma invece delle 2-3 attuali, con grande risparmio attraverso la prima integrazione dei prodotti. Senza alcuna concessione alla geopolitica. E’ la regola che potrebbe essere seguita anche nel Bel Paese, sperando che basti per garantire lo sfruttamento degli impianti.

Infine, c’è una novità che, in caso di utilizzo negli uffici e nelle fabbriche italiane, avrebbe il sapore di una piccola rivoluzione. Giovedì Peugeot ha annunciato ai sindacati l’intenzione di estendere l’organizzazione del lavoro a distanza, gradito ai lavoratori, come emerge da un sondaggio tra i 40 mila dipendenti del gruppo in Francia. Si va verso l’obiettivo dichiarato dalla direzione di 3,5 giorni di lavoro settimanale a distanza più un un giorno e mezzo in ufficio secondo esperienze precedenti alla pandmia: nel 2019 sono stati più di 18 mila i dipendenti Peugeot nel mondo che hanno fatto ricorso al telelavoro secondo il progetto denominato “New era of agility”. L’inglese domina anche sotto i cieli di  Stellantis. 

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